• Parlamento

    Perché dico no alle preferenze

    In questi anni di crescente distacco tra politica e sentire comune le liste bloccate sono apparse come quanto di più lontano si possa immaginare per avvicinare, o riavvicinare, i cittadini alla vita politica del Paese. Tuttavia, tornare al sistema delle preferenze sarebbe un rimedio peggiore del male.  Lo dico da giovane donna che con esse si è misurata più volte, per fortuna sempre con esiti positivi, prima al consiglio comunale di Napoli, due volte, e poi come candidata al Parlamento alle primarie del PD. Il ritorno a quel sistema sarebbe una scelta assai poco in linea con la spinta al cambiamento che ormai investe e incalza la politica. Una scelta con lo sguardo rivolto […]

  • Ponticello

    Una via flessibile agli eurobond

    Con cauto ottimismo apprendiamo che nella politica economica europea a una stagione di austerità potrebbe finalmente seguirne una di flessibilità. Il tema diviene quindi: quale flessibilità in un’eurozona che impone alla Bce primariamente un obiettivo di inflazione? Come gestire i livelli di disoccupazione in Europa, mediamente ben oltre il 10%, ma che nelle periferie superano il 20%? Come supplire all’assenza di una politica fiscale comune per l’Europa che a oggi continua ad avere diciassette bilanci statali differenti? Basterà rinforzare il bilancio dell’Ue con i gettiti della tassa sulle transazioni finanziarie, la Tobin Tax? Problemi simili c’erano già alla partenza dell’euro a fine anni novanta. Ben consapevoli di questi ostacoli architetturali a uno sviluppo omogeneo […]

  • scale

    Togliamo all’Europa l’alibi tecnocratico

    Che il vertice europeo di fine giugno non potesse portare a miracolosi cambi di rotta era chiaro a tutti, a cominciare dal governo italiano che non si è abbandonato a facili proclami della vigilia. Se guardiamo alle conclusioni non possiamo non prendere atto che di risultati concreti non ve ne sono stati. Anzi, se limitassimo la nostra analisi solo ai fatti di casa nostra, c’è da segnalare la sgradita sorpresa di un Consiglio europeo che pretende dal nostro paese un anticipo del pareggio di bilancio al 2015, un anno prima di quanto invece aveva stabilito il nostro governo ad aprile, ma comunque un anno dopo rispetto a quanto fissato inizialmente dal governo Letta. Ci sono […]

  • Cgil

    Il “maggioritario” senza regole della Cgil

    La Cgil è bloccata ormai da troppi anni. Ha continuato a vivere schiacciata sul breve termine, in crescente afasia politica, senza fare le scelte strategiche essenziali a conservarsi in buona salute come organismo di rappresentanza e senza neppure avviare una vera discussione. Al contrario, alla crisi di rappresentatività ha teso a rispondere con l’arroccamento e l’adozione di meccanismi artificiali di legittimazione, quali la continua ricerca del riconoscimento reciproco tra i soggetti indeboliti della rappresentanza sociale e la pretesa di costruire, per via pattizia, un monopolio contrattuale destinato a crollare nelle aule dei tribunali. È fallita anche la scommessa del suo recente congresso, di ricercare il cambiamento aprendo una vera e propria fase costituente con […]

  • Lotta politica

    Modello ateniese

    L’atto di nascita della democrazia ateniese è una riforma elettorale. Nei giorni in cui tutti i maggiori partiti italiani discutono di come riformare le istituzioni, il sistema di voto e le immunità, può forse essere utile un veloce ripassino su come tali problemi furono affrontati duemilacinquecento anni fa. Nel 507 avanti Cristo Clistene ridisegnò i collegi elettorali che eleggevano la Bulé, il consiglio della città, l’organo che aveva la competenza esclusiva sulle proposte di legge, sulla gestione delle finanze pubbliche, sulle relazioni estere, sull’esercito e sulla sicurezza. Clistene divise il territorio ateniese in tre regioni: area urbana, zona costiera ed entroterra; ogni regione fu divisa a sua volta in dieci circoscrizioni territoriali, ciascuna delle […]




Cosa dicevamo il
12 ottobre 2007
cosa dicevamo

Veltroni e la sindrome Verdone

Ci piace definirla: la sindrome Verdone. Ne è afflitto Walter Veltroni. Consiste più o meno in questo, e scuserete la digressione cinematografica. Carlo Verdone è un bravo attore e un discreto regista. Ha costruito il suo successo negli anni Ottanta con una serie di deliziose e brillanti commedie nelle quali lui, caratterizzazioni a parte, ha rivestito di fatto sempre il medesimo ruolo: un pacioccone ingenuotto mezzo romantico mezzo bamboccione, si direbbe oggi, che può travestirsi da playboy (“Borotalco”), da prete impostore (“Acqua e sapone”), da teppista motociclista (“Troppo forte”), ma alla fine dei giochi è sempre lo stesso personaggio, tenero come un agnello e buono come un pezzo di pane. Proprio in “Troppo forte” […]