• post-factum

    Lacrime di bufala

    Evan Williams (ieri su tutti i giornali) e Zuckerberg (tre mesi fa), rispettivamente padri di Twitter e Facebook, si dicono preoccupati perché gli odiatori compulsivi, i terroristi esplosivi, gli allevatori di bufale e i vari mungitori di click abusano delle loro creature socializzanti al punto da renderle repellenti agli stessi occhi dei genitori. E gli inventori sono i primi a non veder rimedio, al punto che Zuckerberg ha sparato la assunzione di 3.000 (tremila) controllori per individuare e fulminare i contenuti sconvenienti. Iniziativa bufalesca in se stessa, come l’idea di arrestare uno tsunami con poveracci che ne ingurgitino le onde. Lacrime di bufala a parte, l’irruzione dell’“eccesso” nella comunicazione non è cosa nuova se […]

  • post-factum

    Per una lingua intercettabile

    Che dire del fenomeno delle intercettazioni effettuate dentro un processo legale che illegalmente (come per lo scambio fra i due Renzi) si trasferiscono al processo mediatico? Da Lilli Gruber, ieri sera, Brunetta condannava l’illegalità, Travaglio non la negava in diritto, ma ne vedeva spostata la soglia di fatto, in un mondo in cui la duplicazione e propalazione di documenti è alla portata tecnica di chiunque. Nulla di nuovo: siamo al solito confronto fra la certezza del diritto («una norma va rispettata finché non viene cambiata») e i mutamenti del mondo che ne svuotano l’applicabilità. Anche se dipende: ci sono settori, come il proibizionismo nel campo delle droghe, dove la norma pur palesemente idiota è applicata perché […]

  • Telefono.

    Il silenzio dei colpevoli

    Mentre le menti migliori della nostra cultura liberale discettano del contenuto di intercettazioni manipolate, e/o illegalmente effettuate, e/o illegalmente pubblicate, che riguardano l’ex presidente del Consiglio, e prima che una procura minore decida di sottoporre a waterboarding la nonna ottantasettenne già interrogata ieri dal Corriere della sera, sarebbe forse il caso che Matteo Renzi si ponesse una domanda. La questione è semplice: quanto si può andare avanti così? Domanda semplice che se ne porta dietro, però, una più complicata e sgradevole. E cioè: come ci siamo arrivati, a questo punto? Capiamoci: non sto parlando delle sorti della democrazia, della libertà di stampa o dello stato di diritto, che sono pessime da oltre venticinque anni, […]

  • post-factum

    La congiura dei polveroni

    La telefonata di marzo dei due Renzi, attorno a cui è stato composto in fretta e furia l’opuscolo (dattiloscritto da Marco Lillo) che già ruba mercato a quello di de Bortoli, ci ha richiamato alla mente il 20 maggio del 1604 a Londra quando, regnante Giacomo I, successore di Elisabetta, veniva concepita la «congiura delle polveri». La lungimirante idea era di far saltare per aria, da lì a un anno e mezzo, il Sovrano e tutto il Parlamento, che non deflettevano dalla politica di rottamazione del partito cattolico, a suo tempo avviata da quel birbone di Enrico VIII. La polvere da sparo necessaria alla bisogna era affidata a un congiurato di nome Guy Fawkes. […]

  • post-factum

    La Rai dell’Anti-casta

    Di Rizzo e Stella, i fondatori del ciclo dell’Anti-casta, sono innumerevoli le imitazioni, come per la Settimana enigmistica. Ma mentre questa tiene la sua strada di sempre, i due paiono in cerca di nuovi stimoli. Tant’è che sul Corriere di oggi si occupano entrambi di Rai. Rizzo a pagina 9, per spezzare una lancia a favore della istituenda nuova testata web (quella destinata a Gabanelli), mentre Stella la sua lancia la spezza a pagina 23, a favore di una proposta di fiction bocciata dagli addetti Rai nonostante che da sette anni venga costantemente riproposta da Claudia Mori in Celentano. Il primo, Rizzo, in coerenza – o non contradizione – con la pulsione anti-spreco propria […]

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Cosa dicevamo il
26 gennaio 2009
cosa dicevamo

Il silenzio degli economisti

Qualche anno fa Robert Barro, professore di economia a Harvard, sostenne che una delle mosse più abili della cosiddetta rivoluzione delle aspettative razionali era stata proprio quella di usare il termine “razionale”. I contestatori di quell’approccio furono così costretti a fare i conti con un dilemma: schierarsi dalla parte dell’irrazionalità o descrivere gli altri come irrazionali, entrambe posizioni molto scomode per qualunque studioso. Sta soprattutto qui, secondo me, la grande forza – ma in ultima istanza anche la debolezza – di un modo di pensare che ha egemonizzato la cultura occidentale negli ultimi trent’anni. Una forza esaltata dalla lunga stagione conservatrice in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, dopo l’attenta opera di preparazione svolta […]