cosa dicevamo

La costruzione di un amore

“Esco da una storia di dieci anni e non ho voglia di impegnarmi”. Quasi tutte le relazioni iniziano così. Ogni donna sopra i trenta sa riconoscere la dinamica. E la dinamica è che quest’uomo sta mentendo spudoratamente (se incontrasse Monica Bellucci, per dire, avrebbe voglia di impegnarsi eccome) e tenterà di farla sospirare il più a lungo possibile. Pienamente consapevole di tutto ciò, la ragazza in questione si farà intortare in ogni modo, nel vano tentativo di costruire uno straccio di rapporto. Qualunque esso sia. Perché ogni nuova relazione è l’incontro di due aspirazioni diverse.
L’aspirazione di lui (lo chiameremo per riservatezza P.D., giovane di belle speranze, ma a guardarlo bene già parecchio navigato) è di sfruttare le nuove opportunità che gli si aprono di fronte. Quali e quante siano veramente non ha alcuna importanza, è la percezione che conta. L’aspirazione di lei (la chiameremo per comodità “elettorato potenziale”) è di diventare una donna onesta, di comprare casa e sentirsi di nuovo al sicuro. Naturalmente, nulla è semplice come sembra. Perché anche lei esce da una storia di dieci anni – talvolta di trenta – con un altro, e benché voglia smetterla di trovarsi in balia di uomini di sinistra che le promettono stabilità emotiva e poi immancabilmente la deludono, è anche parecchio stufa di dover ricominciare sempre la solita storia da capo. Non è più una ragazzina e all’entusiasmo per le uscite a cena che si risolvono nel nulla si è sostituita la stanchezza di sentire sempre gli stessi discorsi, di accettare sempre le solite scuse, di ascoltare sempre le abituali recriminazioni. Il problema di ogni nuova relazione, infatti, è che gli uomini vanno educati adeguatamente. Tutti gli uomini, perfino quelli con velleità da partito di governo, fermamente convinti della propria irresistibile vocazione maggioritaria. E la poverina non sa se ha più la forza morale per farlo. Ha le sue abitudini e non ha voglia di cambiarle: sa che le chiavi di casa vanno appese lì, vicino al Pse, e che la laicità è sempre al solito posto, vicino al cassetto delle medicine. Poi un giorno arriva lui, l’aspetto è quello solito: burocrate di partito, ma con pretese di incoscienza e vitalità. E sposta le sue cose, la porta in posti nuovi, pretende di giocare un po’ con lei e un po’ con la sua vicina di casa, che – detto tra noi – le è sempre stata un po’ sulle palle, ma poi è diventata la sua vicina di casa, e quindi non lo può più dire. Insomma, questa è roba per diciottenni in tripudio ormonale e lei ha passato quella fase da un pezzo.
D’altra parte, anche il giovane P.D. ha le sue ragioni. E’ la prima volta dopo anni – probabilmente la prima volta da sempre – che è libero. Libero da ogni condizionamento politico e sociale. Lasciate stare che in realtà non lo è affatto. Anzi, se possibile è più incasinato di prima, perché ora che è finalmente single ci sono decine di prime donne in attesa di essere impalmate da lui. Tutto questo non conta. Conta solo che non deve più alzarsi presto la mattina perché da giovane è stato democristiano, e può smetterla di tornare a casa tardi la sera perché da piccolo è stato comunista. Il mondo, improvvisamente, gli appare un posto meraviglioso, pieno di donne bellissime da corteggiare. Tutte, indistintamente. Poco importa se farà tanto dispiacere alla mamma democristiana e al papà comunista, e se la potenziale fidanzata è a casa che piange. Dunque, guai a sbilanciarsi troppo con l’una o con l’altra. Mai dare l’impressione di essersi impegnati, non sia mai che sfugga proprio quella che non speravi neanche lontanamente di avere, e che invece questa volta era proprio lì, a portata di mano. C’è tutto il tempo per spaziare a centro campo: c’è la legge elettorale da rifare, ci sono vecchie e nuove alleanze da coltivare, c’è perfino la costituente da collocare in giardino. La parola d’ordine è: amarle tutte, ma non sposarne nessuna.
Ora, in una situazione del genere qualunque donna con un po’ di senso pratico sa che le si prospettano solo due possibilità: decidere di non rivederlo mai più, prima che la situazione diventi ingestibile, o aspettare pazientemente che gli passi la fase prepuberale. Attendere cioè che un due di picche dopo l’altro lo portino infine alla consapevolezza che se il mondo è pieno di occasioni che nessuno ha mai colto, forse una ragione c’è. Ma siccome la vita – molto più della finanza – è governata dalla dura legge del mercato, prima di prendere una decisione anche la donna con un po’ di senso pratico si guarda intorno, per vedere cosa offre di meglio la piazza. E la piazza al momento offre al massimo scampoli di comunismo in crisi di coscienza, per di più con pretese di farsi partito (unico). Un giorno, forse. E allora c’è poco da struggersi nel dilemma. L’unica cosa che resta da fare è mettersi l’anima in pace, aspettando pazientemente che il giovane di belle speranze metta la testa a posto. Solo molto più tardi – per l’esattezza quando lui annuncerà di volersi trasferire in un loft in centro – la poverina comprenderà che sarà una lunga attesa.

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