Il richiamo dell’Alaska

Siete giovani, siete democratici, andate alla scuola estiva del Partito. E l’ultimo giorno ascoltate il discorso del capo. Vi aspettate che dia la linea, ma lui fa di più. Vi dà una visione, un’idea forte, un ideale. Questo: “La felicità è reale solo quando è condivisa”.
No, non siete al Meeting di Comunione e liberazione, siete proprio alla scuola estiva del Partito democratico, e a parlare sul palco c’è Walter Veltroni.
La destra è al governo, vi dice, e sta conducendo il paese allo sfacelo. Politico, economico e morale. Siamo ormai all’autunno della democrazia, al genocidio dei valori (qualunque cosa significhi). Ma, soprattutto, siamo dinanzi al virus dell’egoismo. Al quale si contrappone, va da sé, la democratica condivisione della felicità.
Per una volta, la citazione non è né del reverendo Martin Luther King, né di un Kennedy a caso e nemmeno di Barack Obama. E’ di Christopher McCandless. Se siete sufficientemente giovani, democratici e amanti del cinema indipendente, allora forse sapete chi è Chris McCandless e potete spiegarlo al resto della platea. E’ un giovane americano che dopo il diploma ha deciso di dare in beneficienza i propri risparmi, distruggere le proprie carte di credito e andarsene in Alaska, per vivere a contatto con la natura. La sua storia è stata raccontata in un film, “Into the wild”, diretto da Sean Penn e presentato lo scorso anno al festival di Roma. L’Alaska si porta molto ultimamente, per via di Sarah Palin, e un leader dall’autentica vocazione internazionale non può non cogliere la temperie culturale. Quindi, dopo Patricio e dopo l’Africa, eccoci in Alaska, che in tempi di global warming non deve essere nemmeno così inospitale.
Questo ideale bucolico manderà certo in visibilio Celentano, ma a noi non sembra molto di sinistra – pardon, democratico. Non parliamo del fucile calibro 22 che il ragazzo si era portato con sé, assieme alle provviste e a qualche lettura – ché mica si possono scacciare gli orsi con Guerra e pace. La vita nella foresta è certo un modo curioso di condividere la propria felicità, ma stiamo certamente sottovalutando l’empatia con le conifere. C’è però un problema di fondo: Chris McCandless è morto. Probabilmente è morto di fame, o avvelenato da qualche tubero selvatico. Il suo corpo rinvenuto da un cacciatore pesava 33 chili.
Il Partito democratico, alle ultime elezioni, ha raccolto giusto il 33 per cento dei voti – 33,1, se vogliamo essere pignoli. Veltroni insiste a definirlo un grande successo. Prima, però, se lo arrotonda sistematicamente al 34, chissà perché. Un vezzo davvero incomprensibile, considerato che dinanzi ai recenti sondaggi che lo danno al 30, Veltroni ha dichiarato di non capire lo stupore. Perché – sempre “nelle condizioni date”, si capisce – pure il 30 per cento è secondo lui un dato molto importante.
Non vorremmo peccare anche noi di egoismo, non cogliendo l’alto valore altruistico di una simile posizione. Ma con tutto il rispetto per Chris McCandless, Sean Penn e la Festa del cinema, ci chiediamo se per combattere la “cultura dell’egoismo”, possibilmente con qualche speranza di successo, per il futuro non sia meglio scegliere un altro modello.

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