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Compensi Rai e equanimità sallustiana

Qualcuno, al leggere il Sallusti che (oggi sul Giornale) si spende per emancipare i compensi delle star dal tetto annuale di 240.000 euro imposto a personale e collaboratori della Rai, potrebbe trasecolare e chiedersi: perché un giornalista certo assai vicino a Mediaset, se non altro in quanto direttore del quotidiano della famiglia Berlusconi, si preoccupa di una misura che, se attuata per davvero, indebolirebbe proprio il più grosso concorrente della tv berlusconiana? La risposta è semplice: perché la Rai a Mediaset, nel quadro del pur vetusto Duopolio, più che concorrenza fa compagnia. La Rai infatti è soggetta, in cambio del provento assicurato dal canone, a tetti circa il numero di spot che può trasmettere. Limiti tali che, per grosse linee, per ogni cinque ore di pubblicità di un canale privato, su quello pubblico ne può passare una soltanto (anche se al popolo del prime time la differenza non balza all’occhio perché Rai, avendone pochi, gli spot li concentra in quella fascia dove la platea tv è più affollata).

Il risultato è che da 40 (quaranta) anni la Rai fa strage di ascolti (ad oggi circa il 40% di share), mentre Mediaset, con audience quantitativamente simili, anche se mediamente più giovani e con più soldi in tasca, non perdona circa i ricavi pubblicitari (oltre il 60% di tutto il cucuzzaro). È chiaro che a Mediaset conviene che al posto della Rai non si intrufoli nessun altro: non certo Cairo, che finché le strutture del “mercato” sono quelle descritte deve giocoforza accontentarsi delle briciole. Anche perché non può pigiare l’acceleratore dell’ascolto data la prospettiva temporale del business televisivo, che è lunga e prima di raccogliere pretende la spesa di un mucchio di quattrini in cerca delle formule di programma che spiazzino il tanto che già c’è nei palinsesti. Ma se, come prefigura Sallusti, Rai si raggrinzisse in confini d’ascolto e ambizioni ristrette ancorché virtuose, allora Cairo potrebbe tentare la sortita e cercare di occupare parte di quella audience cui, qui viene il punto, propinerebbe la dose di spot consentita a qualsiasi privato. In sostanza, la stessa audience della Rai, se afferrata dalle mani di Cairo, distoglierebbe da Mediaset una enorme quantità di proventi pubblicitari.

Tantomeno a Mediaset conviene che al posto della Rai si intrufolino Murdoch o Discovery, ancora più pericolosi, dal punto di vista del Biscione, perché, contando sui loro magazzini globali, ci metterebbero un attimo a calamitare ogni spettatore non più presidiato dal casareccio star system della Rai. Non c’è dunque di che preoccuparsi per Sallusti. È tuttora la mente lucida che conosciamo: sa quel che dice, e a pro’ di chi. Complimenti direttore!

   
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