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Meno ai padri, niente ai figli

«Meno ai padri, più ai figli». È stato questo, per almeno due decenni, lo slogan usato dalla grande stampa nazionale per sintetizzare la retorica sulla fine del conflitto di classe e l’individuazione di quello che era considerato il nuovo grande conflitto di inizio secolo, quello generazionale. È stato anche grazie a questo messaggio, semplice ma chiaro, che si è riusciti a fiaccare antiche resistenze e a portare avanti con successo la fase «meno ai padri», approvando un numero imprecisato di riforme pensionistiche, più o meno condivisibili. Oggi che il governo annuncia l’avvio della fase «più ai figli», attraverso l’introduzione del riscatto gratuito per gli anni di laurea per i nati fra il 1980 e il 2000, scopriamo però dalla lettura dei giornali che lo slogan è cambiato: «Meno ai padri, niente ai figli».

Mi piacerebbe che a Tarquinia si parlasse anche di questo.

   
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