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Parliamo anche di adozioni

Lettera di risposta al nostro appello


Cara Left Wing,

accetto l’invito ed anche io decido di “parlare”, lo faccio perché sono fortemente convinta che a bocca chiusa le cose non possono cambiare, perché penso che ognuno di noi è, seppur piccolo, un tassello fondamentale di questa società e che il suo talento, qualsiasi esso sia, debba essere messo a disposizione degli altri. Accetto di parlare, al di là dell’appartenenza politica, l’ideologia e qualsiasi altra cosa che possa venirvi in mente, lo faccio per raccontarvi una storia, una battaglia che sulla mia pelle ho portato avanti e che se ancora oggi non è finita, posso dirvi che ci sono stati notevoli passi avanti e questo solo perché non ho taciuto e non l’hanno fatto nemmeno gli onorevoli Gribaudo, Moscatt e Iori che sicuramente erano in una posizione più scomoda della mia.

Sono un’aspirante mamma adottiva, nel 2012 incontro la mia piccola Alesia grazie a un progetto di risanamento, lei è una delle migliaia di bimbi di Chernobyl che da sempre le famiglie italiane ospitano; nel 2015 grazie all’art. 44 adozione in caso particolare ricevo dal tribunale dei minori di Milano un decreto d’idoneità all’adozione della mia piccola. Festeggiamo insieme, siamo al settimo cielo, prima di scoprire pochi mesi dopo di essere entrati a far parte di un incubo in cui centinaia di altre famiglie aspiranti adottive fanno parte.

La Commisione adozioni internazionali non si riunisce dal 2013, non risponde né alle nostre email né alle nostre chiamate, il sito internet non verrà aggiornato per mesi, un triste silenzio avvolge le nostre vite, le domande della mia bambina e di altri bambini ritornati nei loro orfanotrofi non troveranno risposta. Iniziano così i miei ripetuti appelli in Tv e sulla stampa, centinaia di famiglie mi scrivono pregandomi di dare loro delle risposte che nessuno sa dargli. Quanta rabbia abbiamo provato a causa del silenzio delle istituzioni. Iniziano interrogazioni parlamentari, question time dell’opposizione, ma purtroppo nulla, nessuno risponde.

Poi ad una conferenza stampa casualmente ho incontrato per caso gli onorevoli Moscatt e Gribaudo, racconto loro quanto sta accadendo e loro mi propongono una conferenza stampa alla Camera dei deputati. Non potevo credere, loro onorevoli del Pd mi proponevano un appello al Pd, mi chiedevano di raccontare questa triste storia perché contro il silenzio delle istituzioni bisogna unirsi, bisogna parlare, bisogna fare e risolvere. Ora che la prima battaglia è stata vinta e sembra tutto tornato alla normalità, non sono più sfiduciata nella politica, mi sento sempre più combattiva e continuerò a far sentire la mia voce a tutela anche di tutte quelle famiglie che ancora aspettano risposte. La prossima battaglia sarà riuscire a far riavere alle famiglie adottive i rimborsi spese loro spettanti ormai fermi dal 2011… che dite, raccogliete la sfida?

Sarah Maestri

   
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