Indice per autore: Ronny Mazzocchi
Il circolo vizioso delle privatizzazioni
Le difficoltà che il nostro paese ha dovuto affrontare negli ultimi giorni sotto la pressione dei mercati internazionali hanno riportato al centro del dibattito il tema delle privatizzazioni. Partita dalle pagine dei giornali e passata sulla bocca degli esponenti di quasi tutti i partiti, la proposta è approdata fino in Parlamento, fatta propria – non si sa con quanta convinzione – anche dal ministro dell’economia Tremonti. Anche volendo prescindere da un’analisi dei potenziali introiti e delle conseguenze politiche e strategiche… continua
Gioco di specchi su Bankitalia
Salvo clamorose svolte dell’ultimo minuto, Mario Draghi sarà il prossimo governatore della Banca centrale europea. Una scelta che nel nostro paese è stata accompagnata da commenti entusiastici. Francesco Giavazzi, sul Corriere della Sera, mette tra i meriti di Draghi anche quello di aver contribuito, con un’attenta opera di vigilanza, a tenere le nostre banche fuori dalla crisi. Non c’è dubbio che l’Italia abbia avuto meno difficoltà di altri grandi paesi europei. Ma questo non dipende tanto dalle scelte di Draghi… continua
Idee e nemici di Dominique Strauss-Kahn
Un milione di dollari di cauzione più cinque di garanzie collaterali, arresti domiciliari con braccialetto elettronico, vigilanza 24 ore su 24 e deposito dei documenti validi per l’espatrio sembravano non bastare al gran giurì per il rilascio su cauzione di Dominique Strauss-Kahn. I rischi di fuga dell’accusato, ravvisati soltanto tre giorni prima dal giudice di New York, sono però improvvisamente scomparsi giovedì quando DSK, con una lettera di poche righe, ha rimesso il mandato di direttore generale… continua
La bolla (speculativa) della meritocrazia
La correlazione tra redditi dei padri e redditi dei figli è aumentata in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, negli anni della globalizzazione, raggiungendo livelli superiori a quelli italiani. Un dato che fa giustizia del luogo comune, che proprio in quegli anni si affermava da noi come verità indiscutibile, secondo cui il modello angloamericano di società sarebbe stato l’unico capace di offrire reali opportunità e di premiare i meritevoli. La conferma arriva da un convegno dell’associazione Alumni dei Cavalieri del Lavoro… continua
Il professor Alesina e i giovani d'oggi
Non contento di aver riempito intere pagine di analisi e previsioni sulla crisi che hanno fatto la fortuna degli sciocchezzari neoliberisti di mezzo mondo, Alberto Alesina è tornato alla carica sul Sole 24 Ore di ieri con i suoi vecchi cavalli di battaglia, peraltro già ampiamente trattati nel discusso libro scritto a quattro mani con Andrea Ichino: conflitto generazionale, modello universitario e meritocrazia. La tecnica è sempre la stessa. Consiste nella sistematica e deliberata trasformazione… continua
Quelli che imbrogliano sul modello tedesco
Il modello tedesco sembra essere diventato improvvisamente di gran moda, almeno per quanto riguarda le relazioni industriali. Dal Corriere della sera al Messaggero, dalla Stampa al Sole 24 Ore, non c’è editorialista che per sostenitore gli accordi di Mirafiori non porti a esempio la Germania. Persino Matteo Renzi, dovendo in qualche modo argomentare la sua posizione a favore di Sergio Marchionne, l’ha messa così: “In Germania i sindacati hanno fatto accordi intelligenti e il mondo delle auto va alla grande…” continua
Chi ha fatto (e chi paga) il debito pubblico
La ricostruzione fornita oggi su Libero da Franco Bechis circa la cronologia del debito pubblico italiano – sotto il sobrio titolo: “Ecco chi ci ha rovinato” – può colpire per la sua particolare tendenziosità, ma non può stupire: il giornale guidato da Maurizio Belpietro, al pari di tutti gli altri quotidiani, segue una linea editoriale ben precisa, sfruttando notizie e ricostruzioni storico-economiche allo scopo di sostenere o giustificare determinate scelte, e condannarne altre… continua
L'allievo modello ha dato fuoco alla scuola
A leggere le prime pagine di tutti i maggiori quotidiani europei sembra di assistere al remake di un brutto film. Questa volta, al posto della Grecia, c‘è l’Irlanda, che recita il ruolo dell’assassino di una Unione europea sempre al di sotto delle necessità e degli eventi. La crisi irlandese è però molto diversa dalla crisi greca, che aveva la sua origine in una serie di trucchi contabili. La “Tigre celtica”, come era chiamata dagli entusiasti pifferai di casa nostra, è stata a lungo indicata come un esempio da seguire… continua
Il lento declino del nanismo industriale
Tra tante discussioni su produttività e competitività del nostro paese – dalle polemiche sulle dichiarazioni di Sergio Marchionne al dibattito suscitato dal recente intervento del governatore Mario Draghi ad Ancona – si tende a rimuovere un elemento di fondo. Il fatto è che a partire dalla seconda metà degli anni Settanta la riduzione dell’economia italiana a quei settori e a quei modelli organizzativi che ancora la caratterizzano – il made in Italy e la piccola impresa – è stata contrabbandata… continua
Messieurs les patriotes
“Abbiamo impedito ai francesi di arrivare in Italia con i loro treni”, ha esclamato pomposamente Luca Cordero di Montezemolo davanti alla Commissione lavori pubblici del Senato, aggiungendo che se le ferrovie francesi vorrano in futuro sbarcare sul nostro territorio lo dovranno fare come azioniste di una società privata. Le agenzie di stampa e i giornali hanno riportato la notizia come esempio di autentico patriottismo, ma anche questo piccolo episodio, analizzato più attentamente, getta una luce… continua
Il bluff della produttività senza prodotto
Mentre Sergio Marchionne se ne stava comodamente seduto sulla poltrona di Che tempo che fa e rispondeva alle incalzanti domande di Fabio Fazio, colpiva il modo con cui proponeva sistematicamente l’eguaglianza fra “industria italiana” e “Fiat”, quasi che le due espressioni potessero essere usate come sinonimi. Non è così. Secondo il rapporto annuale Eurostat del 2009 il settore della produzione di mezzi di trasporto in Italia non è affatto fra i comparti industriali più diffusi in termini di valore aggiunto… continua
L'ultima ridotta dei veteroliberisti
Se si volesse raccontare con poche parole cosa è stata la lunga fase di egemonia liberista nel mondo occidentale, si potrebbe dire che la politica fu costretta a spogliarsi progressivamente delle proprie competenze e dei propri strumenti regolativi (quelli che in gergo venivano chiamati, non a caso, “strumenti di politica economica”), delegandoli interamente al mercato, unanimemente identificato come unica istituzione capace di garantire allocazioni efficienti che massimizzassero il benessere sociale… continua
Il padrone del vapore
Sono passati oltre cinquant’anni da quando Ernesto Rossi coniò la famosa e poco lusinghiera definizione di “padroni del vapore” per indicare i capitalisti italiani. Eppure non troviamo definizione più adeguata per descrivere la guerra dei treni in corso ormai da qualche anno, che ha avuto come suo ultimo capitolo la pubblica denuncia da parte di Luca Cordero di Montezemolo di “illegittimi ostacoli” posti dalle Ferrovie dello Stato al gruppo privato di cui è a capo. Tutto inizia nel dicembre 2006… continua
I veri problemi della Fiat
Costruire automobili su larga scala è l’attività più complessa che esista nell’industria contemporanea. Vent’anni fa si diceva che per sopravvivere in un mercato globale dell’auto bisognasse produrre almeno 3 milioni di vetture l’anno. Oggi, con il prepotente ingresso di nuovi attori globali come Cina, India, Russia e Brasile, quella soglia minima è già salita a 6 milioni. Una quota che Sergio Marchionne ha detto di voler raggiungere attraverso un complesso piano di espansione dei volumi di produzione… continua
Come fare a pezzi l’Eni (e l’Italia)
Puntuale come la tradizionale ondata d’aria calda di luglio si è riaperto da qualche giorno il dibattito sullo smembramento dell’ultimo gioiello industriale sopravvissuto in Italia, cioè l’Eni. A dare il via alle danze è stato Alessandro Ortis, presidente in scandenza dell’Authority sull’energia, il quale ha approfittato dell’ultima relazione annuale del suo lungo mandato per tornare a ribadire una posizione già espressa ripetutamente in passato: separare cioè la proprietà dell’Eni dalle grandi reti… continua
Modello tedesco e crisi del merkelismo
Dopo che il Presidente del Bundestag Norbert Lammert ha comunicato l’esito della prima votazione per l’elezione del Presidente della Repubblica, mercoledì 30 giugno, le telecamere hanno indugiato a lungo sulla vera sconfitta della giornata, Angela Merkel. La cancelliera se ne stava seduta con lo sguardo basso e il volto teso, mentre i deputati della Cdu si guardavano intorno increduli. A cominciare, naturalmente, da Christian Wulff, il candidato impallinato da quarantaquattro franchi tiratori… continua
Berlusconi s’inchina alla Merkel
Proprio alla vigilia del G-20 di Toronto, la Cina ha annunciato di voler procedere a una lenta e graduale rivalutazione dello yuan. Sembra concludersi, almeno a parole, il lungo braccio di ferro che ha visto prima coinvolto un gruppo consistente di economisti (capitanato dal premio Nobel Paul Krugman) e successivamente pure l’amministrazione americana. Nelle ultime settimane le pressioni politiche si erano fatte così intense che, in una insolita nota ufficiale del dipartimento del Tesoro… continua
Il Granducato di Germania
In questi giorni sta finalmente venendo alla luce lo scontro sotterraneo in corso tra Francia e Germania sulla strategia che l’Unione europea dovrà seguire per affrontare la nuova fase della crisi, dopo che gli interventi per il salvataggio del sistema bancario privato hanno finito per gravare pesantemente sui bilanci pubblici dei singoli stati. L’annullamento del vertice franco-tedesco di ieri, rinviato alla prossima settimana senza fornire giustificazioni di alcun tipo, lascia trasparire la crescente irritazione francese… continua
Il gioco delle tre carte sulla crisi
Sebbene le previsioni stilate da osservatori pubblici e privati continuino a indicare permanenti difficoltà delle economie europee sul sentiero dell’uscita dalla crisi, soprattutto per quanto riguarda il basso tasso di occupazione e la crescente disoccupazione giovanile, la quasi totalità dei governi europei sembra essere già passata alla fase successiva. Il settore pubblico – che di questa crisi è stato quasi ovunque vittima sacrificale, dovendosi accollare le enormi perdite dirette e indirette del settore privato… continua
I rischi della strategia europea
Dopo settimane di autentico terrore, il vertice europeo del 9 maggio ha approvato un maxi-piano di salvataggio per la Grecia che, pur fra residue turbolenze dei mercati sul fronte dei cambi, sembra avere ridato un po’ di fiato all’Ue. Oltre all’ammontare complessivo (ben 750 miliardi di euro, ripartiti fra Ue, stati membri e Fmi) e alle modalità di erogazione, due sono le decisioni che possono essere guardate con particolare favore. La prima riguarda la possibilità per la Banca centrale europea di acquistare titoli… continua
La crisi del maastrichtismo
La crisi che sta investendo la Grecia in queste ultime settimane ha ricordato a molti la terribile estate del 1992. Il no al Trattato di Maastricht decretato nel giugno di quell’anno dalla Danimarca e le successive attese sul risultato dell’analogo referendum francese si erano trasformate in un vero e proprio incubo per il nostro paese. Un’attività speculativa, prima latente e poi sempre più estesa, aveva finito col costringere l’Italia – dopo una pesantissima emorragia di riserve valutarie – ad abbandonare lo Sme… continua
Il silenzio degli economisti
Qualche anno fa Robert Barro, professore di economia a Harvard, sostenne che una delle mosse più abili della cosiddetta rivoluzione delle aspettative razionali era stata proprio quella di usare il termine “razionale”. I contestatori di quell’approccio furono così costretti a fare i conti con un dilemma: schierarsi dalla parte dell’irrazionalità o descrivere gli altri come irrazionali, entrambe posizioni molto scomode per qualunque studioso… continua
Tremonti, l’Europa e il prodismo ineluttabile
Sono passati ormai nove mesi da quando il Fondo monetario, davanti all’incedere della crisi, invitò i governi a un uso discrezionale della leva fiscale a sostegno della domanda aggregata. Da allora molte cose sono successe, e l’iniziale timidezza ha rapidamente lasciato spazio a iniziative di vario genere. Pure l’Europa, solitamente riluttante a impegni di questo tipo, ha deciso di mettere sul piatto 200 miliardi di euro… continua










