Moniti

Romano Prodi.

Come dare torto a Enrico Letta? Dovremmo tutti ascoltare con più attenzione, ha detto l’ex premier in un’intervista, i «moniti» di Romano Prodi, che «guarda al Pd, la creatura che tanto ama, con ansia e preoccupazione». Oggi ad esempio, a domanda sulle primarie del Pd, il Professore ha dichiarato: «Ricordatevi che sono capace di tutto». Ci piacerebbe che qualche volta fosse anche capace di sorprenderci. Ma ha ragione Letta: serve più attenzione. Non si gioca così con i risentimenti degli altri.

Doppiezze

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Campagne giustizialiste in difesa del garantismo, mozioni contro un ministro a tutela del governo, scissioni in nome dell’unità, e tutto questo in polemica con la «doppia morale» degli altri, ma sempre al grido: lui è peggio di me. Quousque tandem, Pier Luigi?

Post-politica

emiliano

Dopo la Brexit e la vittoria di Donald Trump, c’è da augurarsi che la sinistra abbia imparato la lezione. Di fronte alla proposta di abolizione totale degli stipendi dei politici avanzata da Michele Emiliano, speriamo bene che Matteo Renzi e Andrea Orlando non cadano nella trappola in cui è già caduta Hillary Clinton, mettendosi a farci la predica su quello che si può e quello che non si può fare, con sopracciglio e ditino alzato. Dicano piuttosto forte e chiaro che sono d’accordo, che è proprio quello che ci vuole.

L’atomo fuggente

Atomi.

La scissione dell’atomo è una delle figure più abusate per descrivere i travagli della sinistra, quando monta un movimento di separazione per dare vita a un nuovo soggetto politico. Ma è una figura completamente sbagliata. Infatti, quella che viene chiamata «scissione dell’atomo» è in realtà la fissione nucleare che, spiegata come a scuola, si ha quando un nucleo pesante si scinde in nuclei più piccoli

Rivoluzione

Rivoluzione.

Sin dai tempi di Togliatti, le rare volte in cui il Partito comunista italiano parlava di rivoluzione socialista, lo faceva per dire che era quello che non voleva fare in Italia. Perché allora le parole avevano un peso, ancorate com’erano a una realtà ben concreta e visibile a tutti.

Ipse dixit

Versailles.

Basta leader arroganti e autoritari, basta personalismi, basta inseguire Grillo e l’antipolitica! Bene, era ora: chi è che lo dice? Michele Emiliano.

Purché l’uomo solo resti al comando

Pd.

Nel corso della storia abbiamo visto molte volte opposizioni chiamare il popolo alla rivolta contro un regime che negava libere elezioni, minoranze minacciare scissioni di fronte a maggioranze che rifiutavano di lasciare esprimere gli iscritti, gruppi dirigenti raccogliersi per costringere il leader a sottoporsi a un voto. Mai, a nostra memoria, si era vista un’opposizione che trama per lasciare gli oppressori al governo

I nuovi Don Abbondio

Don Abbondio.

Con tutto quello che è emerso e sta emergendo a Roma, un gruppo di “intellettuali di sinistra”, da Alberto Asor Rosa a Tomaso Montanari, si mobilita per cosa? Per lanciare un appello a Virginia Raggi affinché lasci al suo posto l’assessore Paolo Berdini, vittima soltanto di «un incidente frutto di una desolante smania di “scoop” a ogni costo».

Rivelazioni

Monti.

Scrive Paolo Mieli sul Corriere della sera che dal 1861 a oggi, nel nostro paese, una maggioranza di governo è stata sostituita dall’altra direttamente attraverso il voto degli elettori, invece che attraverso una manovra parlamentare, soltanto a partire dal 2001. E che questa tardiva conquista è andata in fumo già nel 2013. Indovinate perché?

Doroteismo 4.0

Clemente Mastella.

Dice oggi Dario Franceschini al Corriere della sera che «un conto è il giusto ricambio dei gruppi dirigenti, altra cosa è la capacità di essere inclusivi, specie davanti ai rischi che stiamo correndo». Per questo, suscitando subito l’entusiastico apprezzamento di Maurizio Gasparri e Maria Stella Gelmini, propone di spostare il premio di maggioranza dalla lista (cioè dal partito) alla coalizione. «Nel campo riformista – spiega – c’è un’area di centro che ha collaborato con i governi di Letta e Renzi,