Uniti

Giuliano Pisapia.

Tomaso Montanari e Anna Falcone, che poche settimane fa hanno riunito al teatro Brancaccio tutti i partiti, comitati e realtà associative intenzionati a dare vita, finalmente, a un grande soggetto unitario della sinistra, non hanno partecipato all’iniziativa promossa il primo luglio dal Campo progressista di Giuliano Pisapia, dal Movimento democratico progressista di Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani, dalla Sinistra italiana di Nicola Fratoianni e Stefano Fassina

Un giorno

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Un giorno, nei libri di storia, i nostri nipoti leggeranno di quando, proprio mentre si scopriva che le prove di un’inchiesta contro i famigliari dell’allora capo del governo italiano erano state manipolate dalle autorità per incastrarlo, i dirigenti del suo partito lo accusavano di essere «divisivo». «E come si chiamava quel partito?», domanderanno i ragazzi, increduli. «Democratico», risponderà, non meno incredulo, il professore.‎

Formalmente

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La sconfitta delle coalizioni di centrosinistra in tante città dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio che per vincere bisogna tornare a una coalizione di centrosinistra. Questa, almeno, è l’analisi prevalente in questi giorni sui giornali, nei commenti dei commentatori e nelle dichiarazioni dei dichiaratori. E se persino di fronte alla cristallina chiarezza di un simile ragionamento in voi un dubbio fosse rimasto, se ancora voleste insistere nel sostenere che tuttavia a perdere

Corbyn però

Jeremy Corbyn.

I compagni della mozione «Corbyn però ha perso lo stesso» sono pregati di raggiungere quelli della mozione «Macron però non è di sinistra» al fine di aprire tutti insieme un franco dibattito sulle ragioni profonde di una simile dinamica psicologica, che da secoli sembra affliggere numerosi dirigenti, militanti ed elettori della sinistra italiana. Per chiarire una buona volta a loro stessi e a noi come mai, Francia o Gran Bretagna, radicali o riformisti, possono metterla come vogliono, ma alla fine stanno sempre dalla parte del giaguaro.

Proporzioni

Bilancia.

Per l’ex direttore di Repubblica Ezio Mauro «dietro il tavolo della legge elettorale» c’è niente di meno che «il tavolo già imbandito del governissimo, e per l’aperitivo è pronto un accordo di scambio e garanzia tra Pd e Forza Italia sulla Rai». Più sinteticamente Angelo Panebianco, sul Corriere di ieri, ha scritto che l’intesa sul sistema tedesco può portare alla «dissoluzione della democrazia». In attesa che qualche altro intellettuale ci spieghi che in realtà

Perdonateci

Ombre.

Solo chi ha passato la parte migliore della sua giovinezza impegnato in una costante battaglia contro le pulsioni neomassimaliste della sinistra, solo chi si è battuto contro i professori moralisti dei girotondi e gli studenti fuoricorso dei centri sociali per difenderne le aspirazioni di governo, solo chi ha attraversato col coltello tra i denti assemblee scolastiche e universitarie, polemiche e scontri in piazza, in sezione e in tv, ribattendo punto su punto alla marea di fregnacce e insinuazioni

Un popolo di divagatori

Mare mare mare.

Al liceo c’erano materie più o meno ostiche quando si trattava di essere interrogati. Il latino, la fisica, la matematica lasciavano poco spazio alla divagazione, quell’arte che consisteva nell’eludere una domanda di cui non si conosceva la risposta, sviando il discorso su un qualunque altro tema di cui si avesse una minima cognizione. Era una tecnica che alcuni maneggiavano magistralmente in materie come lettere, storia e filosofia, e in cui una scena muta

Pikettismi

Pikettismi.

Thomas Piketty, celebrato autore del bestseller mondiale Il Capitale nel XXI secolo e meno fortunato coautore del programma del candidato socialista alle presidenziali francesi Benoît Hamon (6 per cento), sfoga oggi tutta la sua frustrazione in una sorprendente intervista. Nel giorno in cui si apre la sfida decisiva tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen per l’Eliseo, infatti, l’economista spiega che Hamon aveva un fior di programma economico (ma pensa un po’) e se ha perso così male buona parte della colpa

Trame

cospirazione

A leggere ricostruzioni e retroscena di oggi, si direbbe proprio che nel paese sia in atto una spregiudicata manovra di potere, un sordido complotto, un’oscura trama ordita da politici senza scrupoli con l’inconfessabile obiettivo di restituire la parola agli elettori.

Mutazioni

mutation

Smentita la polemica sul crollo degli iscritti, che sono crollati dopo il 2013, e da allora in poi non hanno fatto che aumentare; travolta dai numeri la tesi di un partito senza direzione, composto di militanti al tempo stesso scoraggiati e infuriati, avendo questi votato in massa per Matteo Renzi; scomparse dai radar per manifesta insussistenza dell’oggetto tutte le polemiche su regole, tempi e date del congresso – più un buon numero di altre polemiche minori che non ricordiamo per non abusare della pazienza del lettore