Corbyn però

Jeremy Corbyn.

I compagni della mozione «Corbyn però ha perso lo stesso» sono pregati di raggiungere quelli della mozione «Macron però non è di sinistra» al fine di aprire tutti insieme un franco dibattito sulle ragioni profonde di una simile dinamica psicologica, che da secoli sembra affliggere numerosi dirigenti, militanti ed elettori della sinistra italiana. Per chiarire una buona volta a loro stessi e a noi come mai, Francia o Gran Bretagna, radicali o riformisti, possono metterla come vogliono, ma alla fine stanno sempre dalla parte del giaguaro.

Proporzioni

Bilancia.

Per l’ex direttore di Repubblica Ezio Mauro «dietro il tavolo della legge elettorale» c’è niente di meno che «il tavolo già imbandito del governissimo, e per l’aperitivo è pronto un accordo di scambio e garanzia tra Pd e Forza Italia sulla Rai». Più sinteticamente Angelo Panebianco, sul Corriere di ieri, ha scritto che l’intesa sul sistema tedesco può portare alla «dissoluzione della democrazia». In attesa che qualche altro intellettuale ci spieghi che in realtà

Perdonateci

Ombre.

Solo chi ha passato la parte migliore della sua giovinezza impegnato in una costante battaglia contro le pulsioni neomassimaliste della sinistra, solo chi si è battuto contro i professori moralisti dei girotondi e gli studenti fuoricorso dei centri sociali per difenderne le aspirazioni di governo, solo chi ha attraversato col coltello tra i denti assemblee scolastiche e universitarie, polemiche e scontri in piazza, in sezione e in tv, ribattendo punto su punto alla marea di fregnacce e insinuazioni

Un popolo di divagatori

Mare mare mare.

Al liceo c’erano materie più o meno ostiche quando si trattava di essere interrogati. Il latino, la fisica, la matematica lasciavano poco spazio alla divagazione, quell’arte che consisteva nell’eludere una domanda di cui non si conosceva la risposta, sviando il discorso su un qualunque altro tema di cui si avesse una minima cognizione. Era una tecnica che alcuni maneggiavano magistralmente in materie come lettere, storia e filosofia, e in cui una scena muta

Pikettismi

Pikettismi.

Thomas Piketty, celebrato autore del bestseller mondiale Il Capitale nel XXI secolo e meno fortunato coautore del programma del candidato socialista alle presidenziali francesi Benoît Hamon (6 per cento), sfoga oggi tutta la sua frustrazione in una sorprendente intervista. Nel giorno in cui si apre la sfida decisiva tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen per l’Eliseo, infatti, l’economista spiega che Hamon aveva un fior di programma economico (ma pensa un po’) e se ha perso così male buona parte della colpa

Trame

cospirazione

A leggere ricostruzioni e retroscena di oggi, si direbbe proprio che nel paese sia in atto una spregiudicata manovra di potere, un sordido complotto, un’oscura trama ordita da politici senza scrupoli con l’inconfessabile obiettivo di restituire la parola agli elettori.

Mutazioni

mutation

Smentita la polemica sul crollo degli iscritti, che sono crollati dopo il 2013, e da allora in poi non hanno fatto che aumentare; travolta dai numeri la tesi di un partito senza direzione, composto di militanti al tempo stesso scoraggiati e infuriati, avendo questi votato in massa per Matteo Renzi; scomparse dai radar per manifesta insussistenza dell’oggetto tutte le polemiche su regole, tempi e date del congresso – più un buon numero di altre polemiche minori che non ricordiamo per non abusare della pazienza del lettore

Moniti

Romano Prodi.

Come dare torto a Enrico Letta? Dovremmo tutti ascoltare con più attenzione, ha detto l’ex premier in un’intervista, i «moniti» di Romano Prodi, che «guarda al Pd, la creatura che tanto ama, con ansia e preoccupazione». Oggi ad esempio, a domanda sulle primarie del Pd, il Professore ha dichiarato: «Ricordatevi che sono capace di tutto». Ci piacerebbe che qualche volta fosse anche capace di sorprenderci. Ma ha ragione Letta: serve più attenzione. Non si gioca così con i risentimenti degli altri.

Doppiezze

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Campagne giustizialiste in difesa del garantismo, mozioni contro un ministro a tutela del governo, scissioni in nome dell’unità, e tutto questo in polemica con la «doppia morale» degli altri, ma sempre al grido: lui è peggio di me. Quousque tandem, Pier Luigi?

Post-politica

emiliano

Dopo la Brexit e la vittoria di Donald Trump, c’è da augurarsi che la sinistra abbia imparato la lezione. Di fronte alla proposta di abolizione totale degli stipendi dei politici avanzata da Michele Emiliano, speriamo bene che Matteo Renzi e Andrea Orlando non cadano nella trappola in cui è già caduta Hillary Clinton, mettendosi a farci la predica su quello che si può e quello che non si può fare, con sopracciglio e ditino alzato. Dicano piuttosto forte e chiaro che sono d’accordo, che è proprio quello che ci vuole.