Musica da camera e folle oceaniche

Mercoledì 23 febbraio Maurizio Pollini ha proposto al pubblico di Roma un programma interamente beethoveniano: nella prima parte le sonate Op. 10 n.3 ed Op. 13 (meglio nota al pubblico come “Patetique”), sicuramente tra le pagine pianistiche più interessanti nella produzione giovanile di Beethoven e da lui recentemente incise; e la seconda parte dedicata alla monumentale “Hammerklavier sonate” Op. 106 della quale Pollini è unanimemente considerato tra i massimi interpreti. La riflessione che segue evade qualsiasi tentativo di critica musicale che, nei confronti di un “gigante della tastiera” come Pollini, sarebbe superfluo. Chi scrive ha avuto la fortuna di ascoltare lo stesso concerto il 30 giugno scorso, durante la stagione dell’Accademia Chigiana, nel minuscolo Teatro dei Rozzi di Siena dove la diffusione sonora in un ambiente raccolto, unita ad un rapporto visivo a misura d’uomo con l’interprete, suscitò in chi ascoltava una partecipazione attiva alla musica di Beethoven difficilmente immaginabile in un recital di piano solo. Forse per la particolarità della serata (il concerto era dedicato alla memoria di Carlos Kleiber, scomparso in quei giorni), forse per lo stato di grazia del maestro milanese, il pubblico ha applaudito il pianista come se avesse suonato l’“Hammerklavier” insieme a lui.
Tutto ciò testimonia il vero spirito della musica da camera che, se eseguita in spazi destinati alla sinfonica, difficilmente riesce a essere coinvolgente come quest’ultima. Poche prestigiose istituzioni, oltre l’Accademia Chigiana, possono permettersi di organizzare un concerto di tale livello per un numero così ristretto di persone. E infatti la fortuna di ascoltare Pollini in un teatro da cinquecento posti non era certo destinata a tutti i comuni mortali. Nel caso del sottoscritto è stata premiata la tenacia di resistere quattro ore davanti a un botteghino dove troneggiava la scritta “tutto esaurito” e dove solo uno sguardo da cane bastonato alla signorina dei biglietti, rintronata da un coro di “lei non sa chi sono io”, ha reso disponibile un tagliando dopo la defezione “last minute” del notabile di turno. D’altronde, assicurarsi una delle duemilasettecento poltrone della sala “Santa Cecilia” lo scorso mercoledì non era poi così semplice; per eventi di tale richiamo la domanda soddisfa qualsiasi offerta. Ascoltare la musica per piano solo in ambienti così dispersivi, però, perde gran parte del suo fascino, rendendo più piacevoli e interessanti altri concerti che, pur rinunciando al fervore tecnico-interpretativo di artisti del calibro di Pollini, vengono eseguiti in spazi a loro più consoni.

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