In difesa della sinistra ghiottona

Lo scorso venerdì Aldo Grasso, nella sua rubrica sul Corriere della sera “A fil di rete”, ha speso parole tutt’altro che lusinghiere nei confronti di Gambero Rosso Channel. Definendolo “la delusione più grande del bouquet di Raisat”, “uno dei tanti club di buone forchette che pullulano in Italia”, “una sinistra ghiottona, ravioli di ceci al profumo di scampi” e denunciando l’insignificanza dei programmi autoprodotti, a suo parere ridotti a pure promozioni, nonché l’inconsistenza degli argomenti trattati. In verità i Canali tematici di Raisat hanno tutti uno scopo fondamentalmente divulgativo, lontano dalle dinamiche che regolano le televisioni via etere. La politica editoriale di Gambero Rosso Channel è molto simile a quella del mensile che lo stesso editore pubblica in edicola, volta a diffondere e approfondire, con risultati più che dignitosi, tutto ciò che riguarda la cultura enogastronomica. Le pagine “critiche” del Gambero sono quelle delle guide e difficilmente si potrebbero tradurre in chiave televisiva (degli “007 del gusto” che entrano nei ristoranti seguiti da telecamere sarebbero credibili?). Le piccole parentesi di critica di GR Channel, inoltre, sono quasi sempre acute (come la “polemica della settimana” di Daniele Cernilli). Se poi i servizi risultano troppo celebrativi (Grasso le definisce “markette”), il problema deontologico sorgerebbe se si parlasse bene di ciò che non lo merita e questo, a nostro parere, a GR Channel non accade. I programmi comprati dall’estero poi (visti da Grasso come gli unici accettabili) magari sono più in linea con la televisione di oggi, ma non crediamo sia compito dei canali tematici produrre Reality show (come l’americano The Restaurant). Paragonare una striscia di cinque minuti come “Tg5 Gusto” o un programma settimanale come “Mela Verde” a un canale che manda in onda quattro ore giornaliere, di cui buona parte originale, non sembra molto costruttivo. Forse un paragone con “Alice” (altra piattaforma del settore, decisamente in crescita) sarebbe stato più appropriato. Tanto più tenendo conto del fatto che l’assenza di concorrenza in tutti questi anni certo non ha giovato a migliorare l’offerta del canale in questione.
Ma al di là dei contenuti televisivi, la professionalità enogastronomica dello staff di GR Channel (di cui sul Corriere si fanno nomi e cognomi) non crediamo spetti ad Aldo Grasso giudicarla. Anche se, ultimamente, il confine tra critici televisivi e tuttologi si è fatto piuttosto labile.

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