Oltre il giardino

Il bilancio di uno Stato è un po’ come un giardino: se te ne freghi per cinque anni di fila e lasci crescere le ortensie come capita, va a finire che devi farti un mazzo tanto per riportare tutto a un livello visivo decente. Prendete le erbe infestanti, per esempio: un conto è estirparle ogni mese, un altro essere costretti a immaginare una manovra correttiva con la zappa. O i pitosfori, che hanno una propensione alla crescita naturalmente dissennata: quelli, se li lasci andare dove vogliono, fanno fronde a tutto spiano e poi ti ritrovi con un disavanzo primario che il sole te lo scordi. Se il centrosinistra vincerà la prossime politiche dovrà armarsi di guanti Gardenia e fare quello che fece già in occasione della nostra entrata nel club dell’euro quando, malgrado gli anni di dissennatezze cardinalizie dei governi democristiani, ci permise di bere il tè comodamente seduti tra gli oleandri di casa nostra. Berlusconi, col suo vezzo di fare Tarzan, ha fatto ricrescere una giungla fenomenale. E’ ora che un giardiniere meno irresponsabile rifaccia un po’ di ordine, anche se non saranno rose e fiori.

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