Rigore

Eros Ramazzotti scrive a Del Piero una lettera accorata pubblicata da Sportweek: “Caro Ale, devi aiutarci, noi che amiamo il calcio. Se ai Mondiali ci fischiassero a favore un rigore che non c’è ti prego di non accettarlo”. Il che sarebbe un’enormità, soprattutto tenuto conto del contesto storico-geografico: una partita del Mondiale di Germania dopo il bubbone Moggi. Provate a immaginare Ale il-solito-italiano che, con il faccino leale, consegna il pallone all’arbitro riscattando decenni di badoglismo e di presunta doppiezza e disonestà. Un bel gesto sportivo e politico. Però, prima di prendere decisioni affrettate davanti agli occhi di tutta Italia, Del Piero si accerti di una cosa: che il direttore di gara sia stato comprato da qualcuno. Non è irrilevante. Perché se non ci fosse dolo ma si trattasse soltanto di un errore di valutazione, allora il penalty andrebbe calciato e possibilmente realizzato. Tutti possiamo sbagliare, anche Del Piero che giudica ingiusto quel rigore. E poi in tempi di relativismo culturale chi può dire con certezza ciò che è vero e ciò che è apparente? Ci dia retta, caro Ale, non si stia a fare seghe mentali: faccia gol anche per noi che amiamo il calcio.

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