Ritratto di pornodiva con vestito

Se vuoi mettere a nudo un’attrice porno, coprila. Con questa idea semplice e paradossale il fotografo Timothy Greenfield-Sanders ha realizzato due anni fa una serie di ritratti, diventati una mostra e un libro, intitolata “XXX: 30 Porn-Star Portraits”. Durante le sessioni fotografiche è anche stato girato un documentario, con interviste sia ai soggetti delle foto sia a personalità mainstream. Il documentario, dal titolo “Thinking XXX”, venne trasmesso nel 2004 dal canale Hbo, e una versione ampliata sarà distribuita su dvd negli Stati uniti da martedì prossimo.
Ognuna delle trenta Porn-Star, donne e uomini, bianchi e neri, gay ed etero, è ritratta in due foto identiche, una di nudo, e una normalmente vestita (non così normalmente, dato il soggetto), con un esplicito omaggio a Goya. Ci si ritrova così con due immagini, identiche eppure del tutto diverse, in cui è spesso lo scatto vestito, il più insolito, a rivelare maggiormente la personalità del soggetto. Vedere una pornostar nei suoi vestiti di tutti i giorni è quasi più sorprendente che vederla nuda, chiosa Greenfield-Sanders all’inizio del documentario.
“Thinking XXX” aggiunge a queste immagini le voci e i racconti delle dive e dei divi del porno, delineando un ambiente molto più eterogeneo di quanto si potrebbe supporre. Le dichiarazioni delle protagoniste vanno dall’ostentato cinismo di Sunrise Adams (“tutti fottiamo qualcuno da qualche parte nella vita, noi lo facciamo sullo schermo, è tutto qui”), all’entusiasmo un po’ posticcio di Jesse Jane, al distacco più o meno consapevole di Tera Patrick e di Gina Lynn, fino alle tragicomiche velleità artistiche (io dipingo, io scrivo, io faccio musica), di Heather Hunter, starlet di colore non più in attività.
Tra le ragazze la protagonista indiscussa è Nina Harley, quarantasettenne veterana del settore, dotata di prorompente retorica e umorismo tagliente. Tra i signori uomini le vere star sono invece i gay, che scopriamo essere pagati molto di più dei colleghi etero. I divi di primissimo piano, con la sola eccezione di Tera Patrick, si sono concessi con molta parsimonia al documentario. Solo per pochi istanti vediamo Peter North, Jenna Jameson e Ron Jeremy, la cui pancia pelosa sottolinea l’affermazione fuori campo che gli attori di oggi tendono a essere più belli di quelli di un tempo. Ad alternarsi con le pornostar e i pornodivi ci sono gli altri. Intellettuali come Gore Vidal e Nancy Friday, o giornalisti del Village Voice e del New York Post. In più, outsider rispetto a entrambi i mondi, il regista di film grotteschi John Waters, al cui confronto le pornodive sembrano delle collegiali. Si chiude con le ripercussioni sulla vita privata del lavoro di pornoattore. Le reazioni delle famiglie, anche qui ad ampio spettro, da “non mi vogliono più vedere” a “sono molto orgogliosi di me”. Il premio per il migliore aneddoto privato va comunque ad Heather Hunter, alla quale alla fine di un appuntamento, dopo il sesso, è stato chiesto un autografo. “Ci sono rimasta male – dice lei – ma l’ho firmato. Sono pur sempre un sex symbol”.

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