I Savoia e la mancanza di tabloid

Il problema di questo paese è che mancano i tabloid. Intendiamo i veri tabloid, giornali come il Sun o il Mirror, che non hanno alcuna esitazione nel mettere i tradimenti dei reali in prima pagina, che apostrofano politici e primi ministri con nomignoli insolenti, che pubblicano foto sconvenienti di divi e calciatori. Non che materiale del genere manchi nei giornali italiani, è che i giornali italiani non ne sono all’altezza. E’ una questione di ruoli e di finalità. Nei tabloid le scabrose conversazioni telefoniche di Vittorio Emanuele avrebbero avuto la loro giusta cornice, la bizzarre abitudini sessuali dei portaborse della Farnesina avrebbero trovato la veste più appropriata. Nei tabloid non ci sarebbero state tutte le analisi sui costumi del nostro paese, le inchieste sul campo, i lunghi dossier sul panorama delle soubrette nostrane. Non ci sarebbero state, soprattutto, le penose giustificazioni tese a dimostrare l’intento altamente educativo oppure squisitamente informativo delle intercettazioni pubblicate. I tabloid non ci avrebbero mai spiegato, per esempio, che l’esplicito linguaggio usato dalla moglie dell’allora vicepremier era stato riportato per esteso (là dove perfino i gip avevano preferito soprassedere) al fine di far capire a pieno il tono generale della telefonata, casomai non fosse stato già sufficientemente chiaro. Quanta gentilezza e quanta fatica sprecata. I tabloid non avrebbero dovuto fingere di essere quello che non sono e tutto sarebbe stato più semplice anche per il lettore. Non avrebbero dovuto mettere su quell’aria sofferta e preoccupata da dovere di cronaca, il loro semmai sarebbe stato un dovere morale verso i lettori, che a loro volta avrebbero apprezzato senza farsi troppi problemi di coscienza. Insomma, le cose sarebbero state più chiare. E a quel punto ognuno avrebbe potuto scegliere liberamente. Sarebbe stata una scelta consapevole, ogni mattina di fronte all’edicola.
Ma al tempo stesso, tutto avrebbe ritrovato la giusta dimensione. Alto e basso non si sarebbero mischiati – non fino a questo punto, almeno – nelle pagine dei quotidiani nazionali, con il rischio di perdere preziosi contributi al pubblico dibattito. Non avremmo perso tempo a schivare reati penali, noiose questioni legali, inquietanti dichiarazioni di magistrati, al solo scopo di restare concentrati sui fatti salienti portati alla luce dalle intercettazioni. E sarebbe stato finalmente più chiaro per tutti che è arrivato il momento di rappacificarsi con la casa reale.
Con il rientro in Italia dei Savoia, infatti, avevamo capito di avere a portata di mano un’occasione irripetibile. I Savoia avrebbero potuto dare quel contributo che ogni casa reale dà al proprio paese: un numero di scandali sufficiente a soddisfare da sola il fabbisogno nazionale. Certo, la nostra è una casa reale caduta in disgrazia e neppure regnante, per giunta. Niente a che vedere con quella inglese e tanto meno con quella monegasca. Ma nel nostro piccolo potevamo almeno aspirare a una piccola dose di alta portineria fatta in casa, roba che la maggior parte dei paesi può solo sognarsi.
Dobbiamo ammettere che i fatti sono andati ben oltre le nostre speranze, sebbene battere gli altri scandali reali fosse pressoché impossibile: non solo noi partivamo svantaggiati, ma la concorrenza era assai agguerrita. Quando infatti il principe di Galles, futuro re d’Inghilterra, si dilettava in conversazioni a luci rosse con la sua amante (che nel frattempo ne è divenuta la legittima consorte) diceva cose che avrebbero fatto impallidire qualsiasi intercettazione di questi giorni. Cose come desiderare di essere il tampax di Camilla, per capirsi. E’ evidente che la partita per il nostro Vittorio Emanuele era persa in partenza. Ma certo un paio di tabloid fatti come si deve avrebbero aiutato.

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