Ugly Betty, una di noi

Non ci voleva molto a capire che “Ugly Betty”, nuova serie appena partita sulla Abc, era fatta apposta per noi. Soprattutto perché, se si stabilisce che una donna è brutta fin dal titolo, è chiaro che la poverina avrà bisogno di tutto il nostro appoggio. Insomma, che Betty fosse una di noi era un fatto incontrovertibile, ben prima che sapessimo quanto profondo fosse l’abisso della sua inadeguatezza. Va detto, poi, che la serie partiva già parecchio avvantaggiata, essendo anche il remake di una popolare telenovela colombiana (“Yo soy Betty, la fea”) che ha avuto grandissimo successo in Sud America, ma anche negli Stati Uniti, tanto che Salma Hayek ne ha comprato i diritti per farne la versione americana. Un pedigree che non poteva tradire.
Se fossimo corrette, però, ora vi consiglieremmo di non guardare “Ugly Betty”. Non che al momento possiate farlo, certo. Ma quando arriverà anche in Italia – e non dubitiamo che accadrà – sarà più prudente non seguirlo affatto. Non fatelo perlomeno se siete donne insicure, se non siete soddisfatte del vostro aspetto, se almeno una volta nella vita avete avuto il vago sospetto di non somigliare a Kate Moss. Non fatelo se avete la tendenza a sentirvi fuori posto o se almeno una volta nella vita avete sentito l’inconfondibile sensazione di non essere all’altezza. Perché basterà qualche minuto di “Ugly Betty” per trasformarvi in disperate adolescenti alle prese con il problema dei brufoli. Perché Betty è grassa, ha l’apparecchio ai denti e veste in maniera improbabile. Perché – catapultata all’improvviso nel mondo della moda – viene continuamente derisa. Perché Betty, in poche parole, è tutte noi.
Rispetto all’originale, nella versione della Abc la serie ha uno stile più patinato e qualche cambiamento nella trama, in più ha degli splendidi camei di Salma Hayek nei panni dell’eroina della telenovela, che la famiglia Suarez segue ossessivamente. Alcuni personaggi sono un po’ troppo grotteschi e la storia appare a tratti scontata, ma la grande forza del telefilm è tutta in Betty Suarez, soprattutto per merito di America Ferrera che è a dir poco magnifica nell’interpretarla. Betty è una ragazza latinoamericana del Queens che improvvisamente – e in maniera piuttosto insolita – viene assunta come assistente del nuovo direttore di un’importante rivista di moda. Ma non siamo ne “Il diavolo veste Prada”. A Betty non manca solo lo stile, mancano proprio i fondamentali. Se Anne Hathaway può infatti colmare le sue carenze, Betty sa bene che non sarà mai veramente all’altezza. Ma non ha alcuna intenzione di darsi per vinta. Anche quando scopre di essere stata assunta per un’unica ragione: è la sola donna con cui il giovane direttore non sarebbe tentato di andare a letto. Ed è in quel momento, alla fine di una lunga giornata fatta di angherie e umiliazioni, di fronte a quella scoperta crudele e mortificante, che abbiamo capito che non l’avremmo mai più abbandonata. Ed è stato precisamente quando ha sommessamente risposto “questo spiega molte cose. Ma va bene. E’ solo la maniera in cui doveva capitare a me”. Perché nessuno come America Ferrera sa essere avvilita, umiliata e al contempo incantevole. Nessuno, perlomeno dai tempi di Candy Candy.

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