La maglietta e l’orgoglio

La verità dell’ultima crisi del governo Berlusconi e dell’ubriacatura ideologica che ne ha stravolto i connotati dopo l’11 settembre sta tutta nella foto dell’ex ministro Calderoli, gli occhi socchiusi e il sorriso compiaciuto, mentre si accinge a quel singolare striptease che non poteva non concludersi con le sue dimissioni. Mostrando in diretta tv la maglietta con una delle vignette su Maometto – insieme causa e pretesto di tanti gravi problemi internazionali – il ministro leghista ha reso inevitabile l’ultimo atto di quell’interminabile striptease del governo cominciato sin dal 2002 con le dimissioni del ministro degli Esteri Renato Ruggiero. Il garante del governo per conto della famiglia Agnelli lasciò l’incarico all’inizio della china, in dissenso […]

Jack Bauer a Guantanamo

Lo stato democratico è lo stato dove si sottilizza di più. Potrei scrivere meno astrusamente: dove si distingue, dove si fa continuo esercizio di distinzione. Tuttavia, poiché questo vuole essere quello strano elogio della democrazia che la esalta in virtù dei suoi difetti, lasciamo pure che si veda subito come dalla democrazia non sia eliminabile un certo suo lato inevitabilmente verboso per il quale il cittadino spettatore del nostro tempo ha una sola parola: la noia. Prendete, invece, 24, la serie televisiva di successo in cui l’agente Jack Bauer ha ventiquattr’ore di tempo per sventare una terribile minaccia – nell’ultima stagione, si tratta di prevenire un atto terroristico di proporzioni immani – e impiega […]

La diversità del male

Credo che sia piuttosto triste, riflettendo sullo stato attuale della scienza politica, constatare che la nostra terminologia non fa distinzione fra certe parole chiave come “potere”, “potenza”, “forza”, “autorità” e, infine, “violenza”, ciascuna delle quali si riferisce a fenomeni diversi e distinti […]. Usarle come sinonimi non solo indica una certa sordità ai significati linguistici, che sarebbe già abbastanza grave, ma ha anche dato adito a una certa cecità rispetto alla realtà cui corrispondono. […] Dietro la confusione apparente c’è un fermo convincimento alla luce del quale tutte le distinzioni avrebbero, nel migliore dei casi, un’importanza relativa: la convinzione che l’aspetto politico più sostanziale è, ed è sempre stato, la domanda: chi comanda a […]

Le promesse di medici e casalinghe

La seconda stagione di Desperate Housewives è appena iniziata su FoxLife e da questa settimana parte – sempre con la sua seconda stagione – anche Grey’s Anatomy. Il lunedì si riforma così, anche da noi, lo stesso splendido duetto che ogni domenica negli Stati Uniti fa grandi ascolti sulla Abc. Il momento è dunque delicato. Perché la seconda stagione di una serie è un po’ come il secondo appuntamento. Non è detto che mantenga le promesse. Allo stesso tempo, sarebbe bello aggiungere il piacere di qualcosa di nuovo, seppur non totalmente differente, ché altrimenti si rischia di confondere l’elettorato. Insomma, la sfida impegnativa è convincere i palati più difficili, mentre per tutti gli altri […]

E il quarto oro uscendo dall’infermeria

Quando Kjetil Andre Aamodt ha tagliato per primo il traguardo del SuperG al Sestriere, abbiamo subito avuto l’impressione della grande impresa. Mancavano ancora cinque sciatori tra i favoriti e c’era sempre il rischio di una sorpresa, come era accaduto nella discesa libera dove il francese Deneriaz lo aveva buttato fuori dal podio. Proprio in quella discesa Aamodt aveva accusato un infortunio al ginocchio che ha rischiato di mettere la parola fine alle sue Olimpiadi, probabilmente le ultime della sua lunga carriera. Si è messo a riposo saltando la combinata e giocandosi tutte le carte nella sua specialità preferita: il SuperG, appunto. Il norvegese ha disegnato curve perfette nella prima parte del tracciato per poi […]

Il dicotomico Salvati

Oscar Giannino glielo aveva chiesto in maniera diretta: caro Salvati, accetta. Per “non lasciare che tutti o la maggior parte di chi indica quella prospettiva (la nascita di una grande forza riformista, ndr) trovino accoglienza solo nella Margherita”. Ma lui alla fine ha deciso che no, coi Ds non si candiderà. E ha affidato a una lettera al Corriere della sera la spiegazione del perché. Tirando in ballo Max Weber e le sue due bellissime lezioni sul lavoro intellettuale come professione, tenute alla fine del 1918, poco prima di morire. Di quei due testi ha utilizzato il concetto di Beruf che significa – secondo la traduzione luterana – “professione”, ma anche “vocazione”. Salvati afferma […]

La sindrome della Terza repubblica

In venti anni, nella Terza repubblica francese, il sistema elettorale cambiò per ben tre volte. La prima riforma fu nel 1876 e portò dallo scrutinio di lista su base dipartimentale all’uninominale di arrondissement. Le liste tornarono dall’ottobre del 1885 al febbraio 1889, per poi essere cancellate di nuovo a vantaggio dello scrutinio uninominale con base circoscrizionale che resse fino al 1919. Al netto dei tecnicismi (che qui non ci interessano) quanto quella Francia è simile all’Italia attuale? Va detto che il pretesto per parlare della nostra pessima legge elettorale è sicuramente spericolato. E forse – lo diciamo subito – sbagliamo, perché in questo ha ragione il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini quando, scrivendo […]

Dismember

Forgiati a Stoccolma nel 1988; primi demo intitolati “Last Blasphemies” e “Reborn In Blasphemy”; processati per oscenità per la canzone “Skin Her Alive” (assolti); autori di brani come “Soon To Be Dead”, “Justifiable Homicide”, “Eviscerated (bitch)”, “Suicidal Revelations”; e ora, a meno di due anni dal precedente “Where Ironcrosses Grow”, i Dismember tornano di nuovo all’attacco con “The God That Never Was”. In origine un trio composto da Robert Senneback (voce e basso), David Blomqvist (chitarra) e Fred Estby (percussioni), trovano il giusto assetto con una line-up a cinque completata dal cantante Matti Karki e dal bassista Richard Cabeza (Senneback si sposta alla chitarra): il loro sound è death della prima generazione, veloce, aggressivo, […]

Lo Yemen e le tre guerre al terrorismo

Due piccole notizie, provenienti dal periferico Yemen, ci aiutano a comprendere meglio il quadro generale di una regione complicata e instabile come il Medio Oriente. Una regione che vive un momento di grande interventismo esterno, degli Usa in primo luogo: una guerra al terrorismo fatta in Iraq con eserciti regolari, una seconda guerra portata avanti in tutta la regione con intelligence e reparti specializzati, una terza fatta di interventi politici in favore della democrazia. Purtroppo la prima – mal concepita – crea un riflesso di chiusura identitaria…

L’outing neocentrista di Veltroni

Cara Left Wing – Le vostre critiche a Veltroni nell’editoriale di lunedì scorso mi sono sembrate ingenerose e inopportune, specialmente in campagna elettorale. Mi chiedo sinceramente perché ce l’abbiate tanto con lui, se addirittura prendete a pretesto una frase infelice affidata a un bigliettino (che avrebbe dovuto restare riservato) per metterlo alla berlina. Gabriele Arcangelo * Al contrario, se lo abbiamo criticato è perché siamo abituati a prendere sul serio le sue parole. Così come abbiamo preso sul serio – e con rammarico – la sua decisione di lasciare la politica per l’Africa, dopo l’eventuale secondo mandato. In verità non è una novità per i sindaci di Roma: nel 1911 Prospero Colonna lasciò la […]