Cavaliere senza eredità

Adesso finalmente è chiaro che cosa resterà di questo quasi-ventennio dominato dalla figura di Silvio Berlusconi. Resterà quello che abbiamo davanti agli occhi in questi giorni di telefonate d’insulti in diretta tv e di menzogna sistematica: tutta la vanità, soltanto la vanità, nient’altro che la vanità. Dopo la campagna condotta contro Gianfranco Fini, dopo l’indegno spettacolo di giornalisti e fotografi del gruppo a vario titolo sguinzagliati alle calcagna degli oppositori e di chiunque infastidisca il capo…

Le allegre comari di Arcore

A rendere politicamente insostenibile la posizione di Silvio Berlusconi, questo strano campione della moral majority nostrana, non sono gli spettacolini che fino a ieri si svolgevano nel chiuso delle sue ville, ma lo spettacolo che è oggi davanti a ciascuno di noi: un’interminabile sfilata di prostitute di alto e bassissimo bordo, aspiranti favorite, inconsolabili innamorate che a turno intrattengono l’opinione pubblica mondiale sulle private abitudini del capo del governo italiano…

Breve sintesi del complotto contro il premier

Ricapitolando, le cose sarebbero andate così: una sedicenne marocchina senza fissa dimora sarebbe riuscita a introdursi più volte in casa del presidente del Consiglio, facendogli credere di avere ventiquattro anni e raccontandogli un sacco di altre balle. Non solo. La stessa ragazza, approfittando vigliaccamente del suo buon cuore, sarebbe riuscita a spillare al nostro primo ministro diverse migliaia di euro. Non solo. Sempre lei, un’adolescente straniera senza fissa dimora, sarebbe riuscita…

Il problema politico della decenza

Sono vent’anni che una corte di nani e ballerine si muove con alterne fortune sulla scena politica italiana, ed è ancora Rino Formica, che bollò con quest’espressione l’Assemblea nazionale del Psi, nel lontano 1991, a spiegare le cose come stanno: “Immaginate di stare in un salotto in cui non si ha nulla da dire. La serata non può che finire a barzellette, l’unico modo possibile per riempire quel vuoto imbarazzante e far contenti tutti. Ecco, Berlusconi vince alla stessa maniera”. Prima o poi, però, accadrà il contrario…

Marcia indietro

Non appena il dato sull’affluenza al referendum di Mirafiori è stato comunicato, si è diffusa l’idea che una partecipazione così alta, attorno al 94 per cento, avrebbe ridotto il peso degli estremisti e consegnato una vittoria schiacciante al fronte moderato. Il risultato finale è stato una vittoria del Sì con il 54 per cento, molto inferiore alle attese. Dunque, delle due l’una: o era sbagliata l’idea che l’alta affluenza avrebbe avvantaggiato i moderati, e noi pensiamo di no, oppure c’era qualcosa che non andava…

Quelli che imbrogliano sul modello tedesco

Il modello tedesco sembra essere diventato improvvisamente di gran moda, almeno per quanto riguarda le relazioni industriali. Dal Corriere della sera al Messaggero, dalla Stampa al Sole 24 Ore, non c’è editorialista che per sostenitore gli accordi di Mirafiori non porti a esempio la Germania. Persino Matteo Renzi, dovendo in qualche modo argomentare la sua posizione a favore di Sergio Marchionne, l’ha messa così: “In Germania i sindacati hanno fatto accordi intelligenti e il mondo delle auto va alla grande…”

Aspettando il Pd

A volte qualcuno ci domanda: ma perché vi occupate tanto del Partito democratico? Consapevoli di quanto la risposta possa apparire persino provocatoria, replichiamo che ce ne occupiamo tanto, anche criticamente, perché pensiamo sia l’unica cosa seria di cui occuparsi. Dalle sorti del Pd, infatti, non dipendono soltanto le sorti del centrosinistra e dell’opposizione. Come unico partito degno di questo nome ancora in circolazione, tra tanti partiti monopersonali e monouso, dal suo destino dipende…

Società civile

“La Fiom dobbiamo trasferirla in Cina, almeno lì ha un senso perché ci sono tutti i lavoratori comunisti cinesi sfruttati”. Dichiarazione di…

Cari veltroniani, spiegateci

Apprendiamo da Repubblica che Walter Veltroni chiederà un congresso straordinario del Pd, a meno che non si vada subito alle elezioni. E già questo è un curioso modo di fare: non poteva aspettare un momento, prendersi il tempo necessario per capire come andranno le cose e fare a ragion veduta la sua scelta, e poi comunicarcela chiaramente, senza tanti giri di parole? Il modo in cui questa posizione è argomentata dai suoi sostenitori è però ancor più curioso. Walter Verini dice…

Ci voleva Napolitano

Ci voleva il presidente della Repubblica, l’unico che dallo scontro attorno alla Fiat avrebbe avuto tutte le ragioni per chiamarsi fuori. “Credo che nessuno possa negare che esiste un problema di bassa produttività nel lavoro – ha dichiarato ieri Giorgio Napolitano – però non è una questione legata esclusivamente al rendimento lavorativo delle maestranze. La produttività dipende in larga misura anche dalla innovazione tecnologica, dalle scelte di organizzazione del lavoro…”. Parole chiare e inconfutabili…