L’importanza del trattino

Cara Left Wing,
ieri ho trovato nella cassetta della posta una busta col mio nome sopra. Me l’ha spedita il circolo Pd della mia zona: tra qualche giorno trasloca (oggi sta a cinquanta metri da Piazza San Giovanni, qui a Milano: la cosa è simbolica a suo modo, mi sa) e con l’occasione si sceglie anche un nuovo nome. Durante i mesi scorsi iscritti e simpatizzanti hanno espresso le loro preferenze, e la busta contiene il risultato di questo sondaggio: è una lista di cinquantadue nomi, e ci viene chiesto di far sapere quello che più ci aggrada.

C’è dentro un po’ di tutto, come ti puoi immaginare: icone del socialismo e del comunismo dei tempi di guerra, filosofi passati alla storia come “il Gandhi italiano”, medaglie d’oro al valor partigiano, padri fondatori di un partito che ormai vive solo nelle memorabilia da banchetto del Checkpoint Charlie. E fin qui, se vuoi, niente di particolare: Berlinguer, Spinelli, Jotti, Gramsci, Gobetti, Labriola, Pertini, Pajetta. Sono nomi che in fondo ti aspetti, ai quali puoi imputare magari il portarsi addosso un cappotto di nostalgia per i bei tempi che furono, per un piccolo mondo antico ormai svanito, ma che al tempo stesso rappresentano le radici, quelle cose che stanno dentro il terreno, che non vedi ma delle quali hai bisogno.

Da qui in poi però, cara Left Wing, la lista entra in una dimensione a dir poco lisergica; ci sono gli imperativi ideali (“Bene comune”, “Giustizia per tutti”, “Insieme per un futuro migliore”, “Italia giusta”, “La Verità”, “Moralità”, “Partecipazione e libertà”), evidenti provocazioni pluto-giudaico-masso-capitalistiche come “Europa” e “Orgoglio italiano”, romanticismi floreali (“Primavera”), puntigli geografici (“Zona 8”). C’è chi vorrebbe intitolare il circolo a giudici, avvocati o giornalisti – Alessandrini, Biagi, Ilaria Alpi, Ambrosoli, Falcone, Tobagi – e chi a scrittori – Emilio Lussu. C’è il nucleo cattolico, anche se le parrocchie della zona non sembrano avere problemi di sovraffollamento: e allora via con Giovanni XXIII, Giorgio La Pira e un abbacinante “Turoldo Davide Maria”, scritto proprio così, cognome-nome come un verbale di commissariato. Ci sono i dadaisti cultori di Marco Ferradini che propongono “Teorema” – prendi una donna, trattala male – e i terzomondisti che vorrebbero studiare il Capitale in una sala dedicata a Miriam Makeba. C’è quello che forse ha capito tutto e seguendo lo spirito dei tempi vorrebbe che il circolo si richiamasse ad Aldo Moro, c’è quello che, consapevole di quanto bistrattata sia la ricerca scientifica nel nostro paese, vorrebbe chiamarlo Enrico Fermi come se fosse un istituto professionale (il che non sarebbe un male: ci insegnerebbero come si fanno i mattoni, ci garantiremmo un futuro magari poco eccitante ma stabile).

Non so chi abbia votato cosa, cara Left Wing: conosco solo il burlone che ha proposto “Lenin Ul’janov Vladimir Il’ic”, è uno che pensa che la democrazia sia ampiamente sopravvalutata e l’intelligenza collettiva una scemenza new age ma non è che possiamo dare retta proprio a tutti. Mi sono riletto quella lista due o tre volte, prima ho riso, poi ho roteato le pupille, poi ho ricordato le figurine di veltroniana memoria e infine mi sono detto che se questo mezzo centinaio di proposte riflette chi siamo allora a noi uno nessuno e centomila ci fa un baffo: e infatti, eccoci qui, a cercar di capire se siamo gente di centro, di sinistra, o magari di trattino.

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