Debolezza come strategia

La rapida soluzione della crisi di governo per l’ultimo tratto della legislatura non riserva sorprese: Paolo Gentiloni ha confermato quasi per intero l’Esecutivo uscente, salvo alcuni piccoli spostamenti e qualche nome nuovo che non modifica la caratura politica del Ministero. Non lo si può dire un governo costituito per il solo disbrigo degli affari correnti, come sarebbe stato un governo dimissionario guidato ancora da Matteo Renzi, perché è invece nella pienezza dei suoi poteri e, formalmente almeno, senza limite alcuno di mandato. Ma il limite è stato chiaramente indicato dal partito di maggioranza, che per bocca del suo Presidente, Orfini, ha definito «inconcepibile» l’ipotesi di un prosieguo della legislatura fino alla scadenza naturale: Il […]

La «tenaglia francese» che minaccia la sinistra europea

L’annunciato ritiro di François Hollande dalle presidenziali non sancisce soltanto la sua personale impopolarità. Sancisce anzitutto la crisi di una sinistra riformista che in Europa rischia di finire stritolata nella morsa tra liberismo e populismo. Il caso francese è particolarmente emblematico. Una parte degli elettori di sinistra è già andata a votare alle primarie della destra, come ha fatto, e raccontato su questo giornale, Marcelle Padovani. Un fenomeno che in altri contesti può essere considerato persino fisiologico (negli Stati Uniti ci sono sempre stati democratici incalliti che si registrano come repubblicani, e viceversa), ma che nel caso francese appare la spia di un problema ben più grosso… continua a leggere (l’Unità)

Il rischio autoritario si chiama populismo

«Stammi a sentire, se io sbaglio il voto questa volta va a finire che non mangio e non mangiate per una decina d’anni». Così risponde Ugo Fantozzi alla moglie Pina, che gli porge un panino, immerso da giorni in un delirio mistico elettorale in cui scorrono davanti a lui Spadolini, Longo, Pannella, Almirante, come fantasmi dickensiani. Devo dire che anch’io sento in questo momento il peso della scelta, e come Fantozzi ho passato le ultime settimane chiuso in una stanza a studiare, con i fantasmi della riforma costituzionale, della deriva autoritaria e dei padri costituenti. Premetto che ho molti amici che votano No, ma le posizioni del Sì e del No si sono attorcigliate in […]

L’urgenza di riformare una pessima riforma

Sono stato eletto sindaco della mia città, Lugo di Romagna, nel maggio del 1993, quando c’erano ancora i gruppi Pci e Dc (il consiglio comunale era stato eletto prima del congresso di Rimini). Dal 1990 al 2001 ho vissuto l’unico ciclo di riforme istituzionali di questo paese. Nel ’90 si vara la legge 142, «Ordinamento degli enti locali», attesa dalla nascita della Repubblica, poi la 241, «Riforma del procedimento amministrativo» e infine nel 1993 l’elezione diretta dei sindaci. Finalmente si dava corpo a quanto scritto nella Costituzione e si sanciva il ruolo dei comuni a fondamento della nostra repubblica. Ordinamento, amministrazione, elezione: avevamo la sensazione di cambiare finalmente lo stato italiano, il Pci vinceva […]

L’amministrazione Trump

Chi pensava che dopo il voto Donald Trump si sarebbe prontamente riposizionato al centro è chiamato a un brusco risveglio. La prima nomina, quella a capo di gabinetto di Reince Priebus, il presidente del Comitato Nazionale Repubblicano, sembrava rispondere a una logica mediana e conciliatrice, sia per il ruolo istituzionale rivestito da Priebus sia per la sua vicinanza a Paul Ryan, lo speaker della Camera con il quale Trump è più volte entrato in rotta di collisione. Le decisioni successive sembrano però andare in tutt’altra direzione. Come Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Trump ha scelto l’ex Generale dell’Esercito Michael Flynn, a lungo registrato come democratico, e che nel 2014 Obama sollevò dall’incarico di Direttore […]

La lezione di Croce

Antonio Gramsci, Norberto Bobbio, Enzo Paci, Eugenio Garin: la tradizione comunista e quella liberalsocialista, il pensiero fenomenologico ed esistenzialista della scuola milanese e l’umanesimo civile della grande tradizione storiografica italiana: non si tratta, in senso stretto, dell’eredità crociana, ma una mappa del pensiero italiano del Novecento non può non organizzarsi intorno a questi nomi, e tutti non possono essere letti né essere compresi se non nel confronto e finanche nella contrapposizione al pensiero di Benedetto Croce… continua a leggere (Il Mattino)

Non avvertite anche voi lo scricchiolio?

In questa fase di scontro tra titaniche convinzioni, di confronto sull’efficacia persuasiva di una tesi sull’altra, esprimo qualche considerazione di natura più emozionale circa la riforma affidata al referendum confermativo. Comincio dalla reazione avuta all’epoca della sua presentazione, a caldo: una sottile delusione, una condivisione tenue, un renitente consenso. Mi era parsa sin da subito una scelta caratterizzata dal compromesso, quale in effetti era. Una manutenzione straordinaria, ancorché l’edificio fosse contraddistinto da crepe tali da giustificare una più profonda ristrutturazione. Mi riferisco al grado di ammaloramento del sistema politico democratico, schiacciato dalla pressione e rapidità dei mutamenti sociali, culturali ed economici provocati dalla globalizzazione e dagli effetti della rivoluzione tecnologica, e dalla conseguente mobilità […]

L’importanza delle domande

Se oggi qualcuno mi dicesse che il bicameralismo paritario è una buona idea che va difesa, che permette il controllo di una camera sull’operato dell’altra o che evita di promulgare leggi seguendo ondate emotive, gli risponderei che invece è inutile da settant’anni. Avere due camere non ha mai evitato che si approvassero leggi sciocche o dannose. Non ha nemmeno permesso di avere leggi soltanto decenti quando sarebbe stato il tempo, come nel caso della violenza sessuale o delle unioni civili. Grazie di tutto, ma il bicameralismo paritario può riposare in pace. Se oggi qualcuno mi esprimesse i suoi dubbi sulla composizione del nuovo Senato, gli chiederei innanzitutto se finora eleggere una camera riservata agli ultraquarantenni, come […]

In piena facoltà, Egregio Segretario

Il 4 dicembre voterò Sì. Per ridurre i costi della politica? No, non direi. Io credo nel costo della politica, anzi vorrei stipendi più adeguati, ad esempio per i consiglieri comunali e per il loro lavoro (che è molto serio, a volerlo fare seriamente), e vorrei un Paese in cui in trasparenza e con le dovute regole si possa essere fieri del budget destinato alla crescita dei partiti e della politica. Perché poi arriva il miliardario ossigenato di turno che per solleticare i bassi istinti si riduce lo stipendio da eletto (e sai che sforzo, poverino) o salta fuori un Brunetta a dire che lo stipendio dei parlamentari dovrebbe essere uguale a quello percepito nella […]

Come opporsi a un tycoon

I ripetuti paragoni tra l’America di oggi e l’Italia del 1994, tra l’ascesa di Donald Trump e la discesa in campo di Silvio Berlusconi, per quanto prudentemente respinti dallo stesso leader di Forza Italia, hanno forse qualcosa da insegnare ai progressisti di entrambe le sponde dell’Atlantico. Il primo insegnamento è per tutti coloro, americani e italiani, che per vent’anni ci hanno spiegato come una cosa del genere, in America, non sarebbe mai potuta accadere: per ragioni culturali, politiche e di civiltà, oltre che per le inflessibili leggi sui conflitti di interessi. Intanto, però, sui giornali americani Rudy Giuliani, quello della «tolleranza zero», sostiene che pretendere che ad amministrare la fortuna di Trump non siano […]