Proporzioni

Per l’ex direttore di Repubblica Ezio Mauro «dietro il tavolo della legge elettorale» c’è niente di meno che «il tavolo già imbandito del governissimo, e per l’aperitivo è pronto un accordo di scambio e garanzia tra Pd e Forza Italia sulla Rai». Più sinteticamente Angelo Panebianco, sul Corriere di ieri, ha scritto che l’intesa sul sistema tedesco può portare alla «dissoluzione della democrazia». In attesa che qualche altro intellettuale ci spieghi che in realtà si tratta della riforma voluta da Licio Gelli nel suo Piano di rinascita democratica (che è un po’ come i piani della JP Morgan: se ne trova sempre un brano abbastanza fesso da prestarsi a qualsiasi polemica), vogliamo sperare che questo assurdo dibattito sia davvero il canto del cigno di un sistema ormai indifendibile sul piano dell’argomentazione razionale. Ma soprattutto vogliamo augurarci che la reintroduzione di quel sistema proporzionale che ha caratterizzato l’Italia del miracolo economico e della crescita democratica, mai abbastanza rimpianto dopo venticinque anni di isterismo bipolare segnati da stagnazione economica e regressione civile, ci restituisca anche quel bene supremo e a lungo negletto che si chiama senso delle proporzioni.

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