Maria Elena Boschi.

Sincerità

Prima vennero fuori le intercettazioni manipolate dalle forze dell’ordine allo scopo di arrestare il padre dell’allora presidente del Consiglio, e non dissi niente perché Renzi mi era antipatico. E così, invece di denunciare le trame eversive di apparati deviati, gridai anch’io che il vero scandalo erano le manovre per ottenere un appalto che non fu ottenuto, attraverso incontri che non si tennero, per un affare che non fu fatto: per una vicenda, in breve, che non si è mai verificata.
Poi vennero fuori le responsabilità nei fallimenti bancari delle autorità di vigilanza e di grandi nomi del nostro capitalismo finanziario, cui quelle banche garantivano prestiti praticamente a fondo perduto. Ma non dissi niente neanche allora, perché la Boschi mi era antipatica. E così, invece di denunciare le collusioni di un sistema malato e le colpe di un capitalismo parassitario, gridai anch’io che il vero scandalo era il conflitto d’interessi di una ministra, figlia dell’ex vicepresidente di una delle banche commissariate, e le sue presunte pressioni volte a ottenere aggregazioni che non vi furono, per evitare un fallimento che non fu evitato, a difesa di un cda che non fu difeso da nessuno: per un fatto, in breve, che non si è mai verificato.
Poi vennero le elezioni e dissi che la sinistra doveva tornare a lottare con più forza per affermare i propri valori: contro le trame di una destra opaca, contro lo strapotere di un capitalismo finanziario sempre più avido, ma prima ancora, e una volta per tutte, contro una classe politica ipocrita e insincera. E così, ovviamente, non si verificò mai neanche questo.
   
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