Chiamali fessi

Nato sette anni fa come sito di approfondimento politico, agile e battagliero, il gigante dell’informazione on line Politico.com annuncia ora una versione stampata, Politico magazine, che uscirà in sei numeri l’anno (insomma, un bimestrale cartaceo). La ragione, spiega il direttore sul sito, è che nell’epoca del sovraccarico informativo, quando c’è “la più ampia e approfondita copertura delle notizie di sempre”, qualcosa di essenziale

Le basi

Leggendo l’intervista in cui Veltroni esorta Renzi a “coltivare la profondità” siamo stati assaliti, tutto a un tratto, da un dubbio tremendo: possibile che in Italia un uomo di trentotto anni si candidi a premier senza avere ancora letto Il piccolo principe?

Il nostro carcere

Nell’immagine di Matteo Renzi sul palco che elogia “il mio amico Roberto Giachetti” in sciopero della fame per la legge elettorale, e nell’immagine di Giachetti in platea che lo applaude, mentre lo stesso Renzi affossa indulto e amnistia senza che nessuno dei presenti per protesta salti nemmeno uno spuntino, ecco, in queste due immagini c’è tutto il rinnovamento promesso dal sindaco di Firenze.

Nada cambia

Berlusconi si prepara al varo di Forza Italia, Occhetto lancia “La gioiosa macchina da guerra” (sia pure, stavolta, soltanto in libreria), Prodi denuncia un complotto di D’Alema contro di lui. Anche oggi, come al solito, niente di nuovo.

Non rassegnati

Sulla prima pagina del Corriere della sera di oggi Angelo Panebianco manda, agli “irriducibili” sostenitori dei partiti intesi ancora come organismi collettivi e minimamente democratici, un messaggio cupo, quasi minaccioso. “In ogni caso – scrive a proposito del congresso del Pd, rivolgendosi agli avversari di Renzi – gli irriducibili, i nostalgici, si rassegnino.

Auguri

Nell’intervista data al Tg1 in occasione del compimento dei primi cento giorni di governo, Enrico Letta ha contrapposto l’impegno dell’esecutivo nelle riforme ai “giochini” dei partiti, come usava fare il suo predecessore, Mario Monti, quando era a Palazzo Chigi. Gli auguriamo maggiore fortuna.

Morte a Pomezia

È probabile che a tanti suoi sostenitori il post di Beppe Grillo sulla “lunga e inesorabile” marcia dei Cinquestelle abbia fatto lo stesso effetto che un tempo, ai militanti dei tanti partiti dell’ultrasinistra usciti dalle urne con lo zerovirgola, dovettero fare certi titoli festosi dei loro giornali tipo: “Quarantamila fucili per la rivoluzione”. Il momento in cui matura definitivamente un distacco estetico, prima ancora che etico. Il caso delle travolgenti conquiste di Assemini e

Altrimenti Walter

La vera novità dell’ultimo libro di Walter Veltroni non è certo nello scontato coming out presidenzialista. La vera novità è nel titolo: “E se noi domani – l’Italia e la sinistra che vorrei”. Dopo avere passato due anni alla guida del Pd evitando accuratamente di pronunciare la parola anche solo di sfuggita, Veltroni torna dunque a parlare di sinistra. E mica di sfuggita. Come ci ha spiegato infatti la commossa recensione di Pierluigi Battista

Saggi

Per le riforme istituzionali, a poche settimane dalla conclusione dei lavori della commissione di saggi costituita ad hoc da Napolitano, il governo ha deciso di costituire, pensate un po’, una commissione di saggi, che sarà seguita dal già saggio Quagliariello, stavolta però in qualità di ministro per le Riforme, il quale peraltro ha già annunciato che non mancherà nemmeno una consultazione dei cittadini via internet, non sappiamo se per

Sparatoria

Uno se la prende con chi da mesi soffia irresponsabilmente sul fuoco della protesta, un altro con chi da mesi irresponsabilmente lo ignora. In Italia i fatti hanno una speciale equanimità: confermano sempre i pregiudizi di tutti.