Un disagio spettacolare

Cara Left Wing, spero che tu abbia letto la Teoria della classe disagiata del nostro comune amico Raffaele Alberto Ventura. È uno dei non frequenti casi nei quali l’hype creatosi nella bolla di gente come noi si rivela piuttosto all’altezza del contenuto che lo ha generato, e insomma sono una dozzina di euro ben spesi (spero che entrambi apprezzerete la mia fedeltà di scuderia). Ventura ieri sera si è presentato di fronte a una sala di aspiranti architetti, qui a Milano. Gente come lui, acculturata e iperqualificata; per essere più precisi, gente quasi come lui (la prima, visibile e sostanziale differenza è che i componenti del pubblico non sono ancora stati in grado di scrivere […]

Non è l’Arena, per fortuna

Mai titolo fu, per fortuna, più azzeccato di «Non è l’Arena». Il Gilletti dell’Arena ci pareva un clone riccioluto del Paragone della Gabbia. Entrambi detestabili ai nostri ferventi occhi antipopulisti, con gli ospiti egotici e indignati e il pubblico di plauditori in sala. Mentre Non è l’Arena, che abbiamo cominciato a seguire con diffidenza e nell’attesa di doverci incazzare, ce lo siamo visto fin oltre la mezzanotte, cioè ben al di là della tv, serie e maratone Mentana a parte, che normalmente sopportiamo. Il fatto è che la durata ha consentito un programma “diverso” e non un semplice trasloco (operazione sempre perdente) rivelando in Giletti un conduttore/narratore al servizio di un linguaggio da talk show […]

Renzi contro tutti

La nostra opinione è che la parabola discendente del  favore per il “Renzi rinnovatore”, quello del 40% alle europee, sia dovuta non ai problemi di carattere, al raggio troppo corto del cerchio dei collaboratori e, tanto meno, al fatto che Maria Elena Boschi abbia il padre incastrato nel fallimento Etruria. La discesa nel favore popolare è iniziata invece, e ci sembra chiarissimo, quando si è passati al Jobs Act e alla Buona Scuola, e cioè alle leggi sul lavoro dipendente e alla organizzazione della pubblica istruzione che incidevano sulla dimensione di massa del problema italiano (fino al 2012 la tripletta era completata dal sistema pensionistico, ma la riforma Fornero, checché se ne pensi per […]

Confronti impietosi

I consiglieri del cda Rai eletti dalla commissione di Vigilanza hanno scritto al presidente della medesima che «non può che essere la Rai la sede naturale del confronto fra Di Maio e Renzi. Così come di tutti i confronti delle altre forze politiche nella prossima campagna elettorale». Ma siccome è a tutti noto che ricorriamo a papà solo quando non ce la facciamo da soli, quei patrioti del “settimo” (il piano di viale Mazzini ove alloggiano) così implorando hanno certificato la debolezza dell’azienda che da essi dipende. Non la debolezza del corpo – giacché quello della Rai è tutt’ora possente rispetto agli altrui – ma la debolezza delle idee. Che non sorprende visto che a […]

Un nuovo che profuma d’antico

Stamane, poco prima delle 9, caffè alla mano, si zappava di spola fra la politica di Skytg24 e quella di Omnibus La 7. Grazie alla prima, ove dominava la Catalogna, assaporavamo la reminiscenza di un momento di tv (forse in La nonna del Corsaro Nero) che allora ci parve paradossale e oggi si rivela profetico perché due sodali si affratellavano l’uno rivendicando «Cornovaglia libera» e l’altro corrispondendo con «libera Cornovaglia». Sicché, mentre a Barcellona si riempivano le piazze, noi riflettevamo su quel rovesciamento dall’indipendentismo di un tempo, che essendo fuori tempo voleva essere comico, a quello di oggi che, per la stessa ragione, ci pare decisamente tragico. A Omnibus dominava invece il problema del se […]

La via della seta passa per viale Mazzini

Può sembrare strano, ma ce lo chiediamo lo stesso: la via della seta (si veda l’articolo di Dario Di Vico sul Corriere della sera di oggi), ovvero la rotta strategica dello sviluppo cinese, riguarda strutturalmente l’informazione Rai a partire dal variopinto assetto di testate e testatine? Probabilmente sì, perché: 1) la via della seta, alla faccia di chi vedeva la Cina totalmente assorbita dal rapporto con gli Usa dirimpettai nel Pacifico, allude al suo sbarco nel bel mezzo del Mediterraneo, con tanto di riferimento al medio evo delle carovane che a staffetta dall’estremo oriente giungevano ad alimentare di merci i traffici delle repubbliche marinare italiane. Insomma, se la Cina sarà, come in molta parte già […]

Lontano da dove

Cara Left Wing, ieri è stata una giornata come molte altre per uno che fa il mio lavoro (in sostanza: vendere). Alle 8.30 sono partito da Milano. Alle 9.05 sono entrato in Svizzera. Alle 9.55, dopo aver sperimentato l’inatteso talento dei ticinesi di incasinare i numeri civici in un modo da far invidia ai cinesi, cercando di raggiungere gli uffici direzionali delle poste elvetiche sono finito prima in un solarium gestito da una signora apparentemente slava e poi dentro una chiesa di avventisti orientali (nel bel mezzo della loro funzione, ma questa è un’altra storia). Alle 13.40 ho fatto ingresso a Cinisello Balsamo, che ci tiene a far sapere di essere e considerarsi «città […]

Non si vive di solo Istat

Sul Foglio di ieri Marco Fortis parlava delle revisioni dei dati Istat. Non tutti sanno infatti che gli indici che compaiono periodicamente nei tg sono provvisori e differiscono, poco o molto lo si saprà dopo anni, da quelli “veri”. Problema degli statistici, non fosse che quei dati provvisori, nel mentre che aspettano di essere corretti, orientano le leggi finanziarie, danno fiato alle polemiche fra populisti e popolari, sono pavlovianamente enfatizzati dai mass media, mentre gli elettori votano, i mercati investono, i risparmiatori si spaventano o illudono. E come non sospettare che, mentre noi ci sorbiamo l’incerto dato per certo, i grandi collettori di dati freschi (Google, Amazon, Facebook) la sappiano ben più lunga dell’Istat. E […]

Piccolo è grande

Da un articolo del New York Times, ripreso sul Corriere della Sera odierno a pagina 26, abbiamo appreso che gli stilisti di Londra e Parigi trasuderebbero intelletto e filosofia, mentre quelli milanesi baderebbero semplicemente a fare roba che si vende, senza badare, col taglio delle giacche, a trarre un senso dal caos. Nulla, a dire il vero, potrebbe personalmente interessarci di meno perché, male educati da padre giansenista, la visibilità della griffe ci pare da sempre valore sottratto anziché aggiunto alla proiezione pubblica dell’idea che abbiamo di noi stessi. Tuttavia, la diatriba ci ha affascinato col riproporsi del secolare luogo comune per cui i grandi popoli (negli ultimi secoli gli anglosassoni, i francesi e i […]

L’ora di Fazio

Fazio, col solito Che tempo che fa, ha raccolto 5 milioni di spettatori la domenica sera su Rai 1. Esattamente un anno fa la stessa offerta su Rai 3 era arrivata a 2,3 milioni. Al salto di dimensione dell’audience ha sicuramente contribuito la rendita di posizione di Rai 1, in quanto canale da cui, per l’ordine di precedenza imposto dalla storia e dalla tastiera del telecomando, molti avviano lo zapping serale. Sicché se quel che trovano al tasto uno appena appena gli aggrada, lì si attardano contribuendo – se fanno parte del campione statistico di Auditel – alla conseguente messe dell’ascolto. A conti fatti, nonostante gli estivi e alti lai per il fatturato della ditta […]