Piccolo è grande

Da un articolo del New York Times, ripreso sul Corriere della Sera odierno a pagina 26, abbiamo appreso che gli stilisti di Londra e Parigi trasuderebbero intelletto e filosofia, mentre quelli milanesi baderebbero semplicemente a fare roba che si vende, senza badare, col taglio delle giacche, a trarre un senso dal caos. Nulla, a dire il vero, potrebbe personalmente interessarci di meno perché, male educati da padre giansenista, la visibilità della griffe ci pare da sempre valore sottratto anziché aggiunto alla proiezione pubblica dell’idea che abbiamo di noi stessi. Tuttavia, la diatriba ci ha affascinato col riproporsi del secolare luogo comune per cui i grandi popoli (negli ultimi secoli gli anglosassoni, i francesi e i […]

L’ora di Fazio

Fazio, col solito Che tempo che fa, ha raccolto 5 milioni di spettatori la domenica sera su Rai 1. Esattamente un anno fa la stessa offerta su Rai 3 era arrivata a 2,3 milioni. Al salto di dimensione dell’audience ha sicuramente contribuito la rendita di posizione di Rai 1, in quanto canale da cui, per l’ordine di precedenza imposto dalla storia e dalla tastiera del telecomando, molti avviano lo zapping serale. Sicché se quel che trovano al tasto uno appena appena gli aggrada, lì si attardano contribuendo – se fanno parte del campione statistico di Auditel – alla conseguente messe dell’ascolto. A conti fatti, nonostante gli estivi e alti lai per il fatturato della ditta […]

Consigli per Franceschini

Ieri commentavamo qui il tentativo di Franceschini di obbligare i broadcaster a innalzare, e neanche di poco, la quota di fatturato con cui finanziare la produzione made in Italy. Ottima e strategica intenzione per avere più lavoro qualificato in Italia. Il ministro ha detto di avere ricopiato, pari pari, la norma francese. Ma lì il sistema televisivo se lo sono plasmato pezzo a pezzo a colpi di leggi, mentre da noi, or sono quarant’anni, si è lasciato fare ai poteri in campo, e le leggi più che a plasmare hanno badato a ratificare quel che c’era e conveniva al Duopolio fra giornalismo Rai e Publitalia. In più, e non è cosa da poco, il contribuente francese […]

Franceschini e le ruote quadrate della tv

Leggendo della levata di scudi di tutte le tv (Rai compresa!) contro Franceschini che le vuol costringere a comprare meno a beneficio del made in Italy, abbiamo pensato ai tanti costernati articoli sui nostri giovani che per realizzarsi professionalmente puntano all’estero. Tra questi anche i giovani che aspirano a crescere nello show business. «Ma come – direte voi – abbiamo uno strabocchevole numero di canali tv e di testate giornalistiche, un pluralismo che tutto il mondo ci invidia,  e cionondimeno i lavoratori italiani dell’audiovisivo hanno le pezze al culo?». Il punto è proprio qui: che noi scambiamo per invidia degli altri il loro leccarsi i baffi perché la italica sovrabbondanza distributiva spalanca il paese alla […]

La lunga agonia del talk show

Ieri sera Presa Diretta, dedicata al Capitale Naturale, dal ciclo delle acque a quello fra vegetali e animali (noi compresi), che determina le nostre condizioni di salute, occupazione e reddito, ha toccato dalle 21.30 alle 23 il 6% di share, corrispondente a 1.500.000 spettatori medi (+340.000 rispetto al precedente lunedì). E così ha superato la somma dei concorrenti: Quinta Colonna, pur arricchita di spazio ludico, con 820.000 spettatori (- 57.000) e Bersaglio Mobile, con 1.087.000 spettatori (391.000 in meno rispetto alla puntata dell’11 settembre). E qui va anche ricordato che martedì scorso in quello stesso orario Bianca (Berlinguer) e Giovanni (Floris) si erano spartiti il minimo storico di 1.700.000 spettatori. Perché Iacona piazza un […]

Il cerchio e la botte del caso Consip

L’unica cosa che emerge inequivocabile dall’inchiesta Consip, anche a prescindere da declinazioni golpiste, è che una parte dei funzionari pubblici (pubblici ministeri, carabinieri, poliziotti, finanzieri) che indagano su reati e malversazioni ritiene normale (cercando di dire l’enormità che segue nel modo più pacato possibile) dare energia al proprio lavoro giocando di sponda con l’opinione pubblica. Alcuni fanno risalire il fenomeno agli anni 80 e 90, quelli del terrorismo e delle stragi mafiose, quando pareva necessario spezzare l’assedio delle catene di omertà e complicità che, dopo decenni di mancato ricambio della classe dirigente, tenevano per la gola il Paese. E dunque allora si sarebbero svolte indagini in un clima non “normale”, ma come per una […]

Blob e Skroll

La novità del primo lunedì di vera televisione dopo le ferie è, per ora, Skroll, sequenza di reperti intesa a evocare ciò in cui nuotano gli utenti dei social network, ad esempio Facebook, quando – appena desti, in metro, al lavoro e perfino a cena – fanno scorrere (“scrollano”) la time line, ovvero la sequenza cronologica dei pezzi immessi dai loro amici per sapere tutto ciò che il “proprio” mondo di relazioni gli segnala come “notevole”. I termini “proprio” e “notevole” sono qui indissolubilmente abbinati perché i social creano network fra individui che hanno qualcosa in comune, dal tifo per una squadra, all’amore per il rap, all’entusiasmo religioso, e via appartenendo. Questi plotoni di “amici”, […]

Il caso Gabanelli

Milena Gabanelli, come è noto, si è detta non disponibile ad assumere l’incarico cui l’aveva destinata il Cda. E lo stesso Cda – individuo plurimo, ma unitissimo per l’occasione – ha manifestato la propria costernazione per l’accaduto. Di fatto, se non capiamo male, il vertice aziendale ha provato a forzare una contrarietà già accertata, predisponendo la minestra da trangugiare a fronte di finestre sgradevoli come le dimissioni o lo starsene sfaccendati. Per non dire che qualcuno – dentro o fuori il Cda – avrebbe di certo reclamato il licenziamento giacché il ruolo di dirigente è incompatibile con il rifiuto di un incarico formalmente assegnato. Ma siccome in questo caso non si era ancora arrivati a […]

Una Rai col bollino

Di questi tempi dalla Rai non puoi pretendere più di una buona amministrazione corrente. L’occasione per svolte strategiche, a partire dallo svincolarsi dall’eredità corporativa del 1975 (sì, mille-novecento-settantacinque) è sfumata nell’istante stesso in cui (ottobre 2015) gli allora nuovi vertici anziché azzardare soluzione, rivoluzione e – eventuale – rivolta, hanno scelto la dilazione. Ora è tardi e, fino alla svolta di vertice che comunque seguirà alla primavera delle elezioni politiche, non ce la sentiremo di stare col ditino alzato a pretendere che si voli alto, perché sarebbe già molto se gli storici problemi, senza pretendere di risolverli, si riuscisse a contenerli. Magari evitando di ingarbugliare ulteriormente la matassa, come – leggiamo sui giornali – con […]

Se la tv legittima l’odio virale

La fabbricazione di chiacchiere a mezzo di chiacchiere pare abbia trovato un ricchissimo filone per le sue pensose ovvietà: l’hate speech, la comunicazione farcita di odio, lo sfogatoio del peggio, basata su dati spesso falsi (i fake) ma autentica nel mostrare quel che nell’era Gutenberg restava sottotraccia e nell’era Zuckerberg erompe dalle fogne e conquista senza sforzo le piazze. Se ne legge sul Foglio di oggi (intervento di Mario Morcellini). La controfigura allo specchio dell’hater è l’anti hater, vale a dire la personalità pubblica, il politico in cerca del suo banale quotidiano, il Garante di questa o quella qualità, l’intellettuale gutenberghiano che imbraccia il “non se ne può più” e invoca regolamenti, leggi e ruoli. […]