Se la tv legittima l’odio virale

La fabbricazione di chiacchiere a mezzo di chiacchiere pare abbia trovato un ricchissimo filone per le sue pensose ovvietà: l’hate speech, la comunicazione farcita di odio, lo sfogatoio del peggio, basata su dati spesso falsi (i fake) ma autentica nel mostrare quel che nell’era Gutenberg restava sottotraccia e nell’era Zuckerberg erompe dalle fogne e conquista senza sforzo le piazze. Se ne legge sul Foglio di oggi (intervento di Mario Morcellini). La controfigura allo specchio dell’hater è l’anti hater, vale a dire la personalità pubblica, il politico in cerca del suo banale quotidiano, il Garante di questa o quella qualità, l’intellettuale gutenberghiano che imbraccia il “non se ne può più” e invoca regolamenti, leggi e ruoli. […]

Il buco nero del duopolio

Dal mese di luglio i dati di auditel provengono dal nuovo “superpanel”. A quanto abbiamo capito è stato più che raddoppiato il numero delle famiglie dotate del meter segna-ascolti. E così quei flussi di numeri, che orientano le menti e i flussi di reddito dei professionisti della comunicazione, ora ci raccontano delle scelte di circa quarantamila individui (contro i “soli” quindicimila di prima) in carne e ossa che rappresentano, televisivamente parlando, l’Italia intera. Immaginiamo che questo campione divenuto più fitto sia ora capace di stendersi più fedelmente sulla cosiddetta coda lunga, e cioè su quei canali e programmi che contano su pubblici magari affezionati, ma troppo piccoli per essere percepiti da campioni statistici di […]

L’ossessione anti-elitaria

Ormai è un’alluvione: tutti spiegano a tutti l’odio per le élite e il trionfo populista della pancia sulla testa, la tribalizzazione delle opinioni, la relativizzazione social della “verità” diventata “punto di vista” (esemplare il caso vaccini). Sul New York Times constatano la tenuta della base elettorale di Trump, il campione anti élite e “agitatore in capo” della società tribalizzata, al di là di qualsiasi puttanata dica o combini. Di sicuro vi ricorda qualcuno e del resto In Italia la sorpresa è minore, anzi nulla, perché è da trenta anni che abbiamo a che fare col piano politico del fenomeno. Riguardo al piano culturale, bastino le spigolature di Andrea Minuz sul Foglio di oggi circa il […]

I dolori del giovane Murdoch

Murdoch il giovane (di nome James), Ceo del noto gruppo e figlio del tycoon, è inguaiato, leggiamo sul New York Times, dall’opportunismo mediatico che consente alla ditta due parti in commedia: da un lato drenando ricavi grazie ai fedeli di Fox News (caposaldo cattivista contro ogni politically correct), dall’altro ammucchiando titoli, e cioè patrimonio sonante, in Fox Film con storie – una fra tante appena vista su Sky: Diritto di contare, che pare sceneggiato da Martin Luther King – che paiono fatte apposta per mandare in bestia i suprematisti bianchi, quelli che, altro che i colletti blu del Michigan, hanno issato Trump accanto alla valigetta rossa dei comandi nucleari. Si dirà che il denaro […]

Tv percepita

Quest’anno, d’agosto, si porta il caldo “percepito”, che è quello di sempre, ma peggiorato dalla impazienza propria del momento storico. Quindi la colpa è nostra e non del caldo. Con la tv percepita i ruoli si invertono perché se le varie botteghe replicano idee, facce, formati, la percezione dell’insieme non resta uguale, ma peggiora. Perché la tv è innanzitutto un mezzo e un modo per raccontare. E i racconti, se qualche novità non interviene di tanto in tanto a ravvivarli, si perdono, come le acque del Giordano, nelle sabbie della noia. Questo, almeno, è quanto vale per la televisione lineare, quella legata alle fasi della giornata, con le campane dei notiziari qua e là, con l’access […]

Non ci resta che l’odio

A Roma comanda il solleone e nel deserto d’autobus del capolinea di piazzale Clodio la signora sbracciata inveisce verso la casta della situazione (un omino col berretto a visiera che maneggia un foglio fitto di orari disattesi). Donna A: «Ce vorebbe er morto appeso pe’ li piedi! E allora vedi si nun arriva er mezzo». L’amica coglie l’assist e apostrofa l’autista giovane, grande, grosso e forzatamente sfaccendato: Donna B: «Vergognateve! Si nun la fate voi la rivoluzzione, che la dovemo fa’ noi vecchiette?». Omone: «Epperò voi non ve dovete incazzà quando noi se demo da fa». Donna B: «E che, dovemo solidarizza’ co’ voi, che ce lasciate a tera?». Così la peculiarità degli individuali […]

La discesa di Orfeo

Joshua Green sul New York Times del 15 luglio annota che nonostante l’evidenza della mail circa i russi noleggiati per sputtanare Hillary, i seguaci di Trump non hanno fatto una piega. Il punto, congettura Johsua, è che le destre non sono più quelle di una volta perché, partiti dai loro nidi estremi, i club paranoici – dai nazi agli entusiasti religiosi – hanno fornito alla palude conservatrice lo spirito di crociata che andava cercando contro il progressismo e contro la corrosione dei valori, dei portafogli e dei mestieri antichi. E come capita nelle crociate, il fine assolve i mezzi, compreso il pappa e ciccia con lo storico e atomico avversario eurasiatico. Del resto in Italia […]

Come uscire dal Duopolio

Francesco Siliato, nella sua rubrica sul Sole 24 ore di giovedì, puntualizza che metà dei costi dei programmi Rai sono coperti dal canone e non dalla pubblicità e che la star attira i ricavi pubblicitari nella stessa proporzione con cui una ciliegina contribuisce al valore della torta a cui sta in cima. Un doppio argomento immediatamente brandito dai mass media più importanti, a partire da Dagospia, per dare addosso a Fazio, la ciliegia, e Orfeo, il pasticcere, corifei del nesso fra compensi e pubblicità e omissivi sul ruolo svolto dal canone. Il lato utile, anche se incidentale, di tanta polemica, infervorata dalla coincidenza con i ballottaggi, sta nel richiamare gli sguardi sul ruolo del canone […]

Tempi di colombe

Incrociando le statistiche dell’Auditel con quelle dell’Istat risulta che se l’occupazione sale l’ascolto tv scende, e la ragione è chiara: chi sta al lavoro non guarda la tv, mentre chi è senza lavoro soggiorna più a lungo in casa ed è costretto ad accontentarsi della compagnia della tv. Questo, di certo, è quanto è avvenuto dalla crisi in poi. Sul fronte dell’occupazione la più recente rottura al ribasso risale all’autunno del 2012, nel pieno delle politiche di austerità. E non per caso è allora che si gonfia il voto di protesta che, ingigantendo M5S provocherà la non vittoria del Pd alle politiche di fine 2013. E le cose continueranno ad andare di male in peggio […]

L’iceberg sotto il caso Fazio

Nella questione del re-ingaggio di Fabio Fazio si incrociano nodi di sistema che vanno molto al di là  della congruità fra compenso e persona. La sorpresa è che se ne parli. Al punto che Michele Anzaldi ― in genere opinabile, ma stavolta concreto e razionale (non è mai troppo tardi, anche per un Segretario della Vigilanza) ― ha allestito una bozza di provvedimento (la leggevamo ieri su Repubblica) che, al di là della questione “tetti” relativa ai compensi delle star, sembra mirare al sodo e cioè al rapporto fra la Rai e i fornitori di produzioni di intrattenimento. Perché l’iceberg da cui spunta “Fazio” è la pluridecennale espropriazione della sovranità aziendale, frutto non del “degrado”, ma del […]