Il cerchio e la botte del caso Consip

L’unica cosa che emerge inequivocabile dall’inchiesta Consip, anche a prescindere da declinazioni golpiste, è che una parte dei funzionari pubblici (pubblici ministeri, carabinieri, poliziotti, finanzieri) che indagano su reati e malversazioni ritiene normale (cercando di dire l’enormità che segue nel modo più pacato possibile) dare energia al proprio lavoro giocando di sponda con l’opinione pubblica. Alcuni fanno risalire il fenomeno agli anni 80 e 90, quelli del terrorismo e delle stragi mafiose, quando pareva necessario spezzare l’assedio delle catene di omertà e complicità che, dopo decenni di mancato ricambio della classe dirigente, tenevano per la gola il Paese. E dunque allora si sarebbero svolte indagini in un clima non “normale”, ma come per una […]

Blob e Skroll

La novità del primo lunedì di vera televisione dopo le ferie è, per ora, Skroll, sequenza di reperti intesa a evocare ciò in cui nuotano gli utenti dei social network, ad esempio Facebook, quando – appena desti, in metro, al lavoro e perfino a cena – fanno scorrere (“scrollano”) la time line, ovvero la sequenza cronologica dei pezzi immessi dai loro amici per sapere tutto ciò che il “proprio” mondo di relazioni gli segnala come “notevole”. I termini “proprio” e “notevole” sono qui indissolubilmente abbinati perché i social creano network fra individui che hanno qualcosa in comune, dal tifo per una squadra, all’amore per il rap, all’entusiasmo religioso, e via appartenendo. Questi plotoni di “amici”, […]

Il caso Gabanelli

Milena Gabanelli, come è noto, si è detta non disponibile ad assumere l’incarico cui l’aveva destinata il Cda. E lo stesso Cda – individuo plurimo, ma unitissimo per l’occasione – ha manifestato la propria costernazione per l’accaduto. Di fatto, se non capiamo male, il vertice aziendale ha provato a forzare una contrarietà già accertata, predisponendo la minestra da trangugiare a fronte di finestre sgradevoli come le dimissioni o lo starsene sfaccendati. Per non dire che qualcuno – dentro o fuori il Cda – avrebbe di certo reclamato il licenziamento giacché il ruolo di dirigente è incompatibile con il rifiuto di un incarico formalmente assegnato. Ma siccome in questo caso non si era ancora arrivati a […]

Una Rai col bollino

Di questi tempi dalla Rai non puoi pretendere più di una buona amministrazione corrente. L’occasione per svolte strategiche, a partire dallo svincolarsi dall’eredità corporativa del 1975 (sì, mille-novecento-settantacinque) è sfumata nell’istante stesso in cui (ottobre 2015) gli allora nuovi vertici anziché azzardare soluzione, rivoluzione e – eventuale – rivolta, hanno scelto la dilazione. Ora è tardi e, fino alla svolta di vertice che comunque seguirà alla primavera delle elezioni politiche, non ce la sentiremo di stare col ditino alzato a pretendere che si voli alto, perché sarebbe già molto se gli storici problemi, senza pretendere di risolverli, si riuscisse a contenerli. Magari evitando di ingarbugliare ulteriormente la matassa, come – leggiamo sui giornali – con […]

Se la tv legittima l’odio virale

La fabbricazione di chiacchiere a mezzo di chiacchiere pare abbia trovato un ricchissimo filone per le sue pensose ovvietà: l’hate speech, la comunicazione farcita di odio, lo sfogatoio del peggio, basata su dati spesso falsi (i fake) ma autentica nel mostrare quel che nell’era Gutenberg restava sottotraccia e nell’era Zuckerberg erompe dalle fogne e conquista senza sforzo le piazze. Se ne legge sul Foglio di oggi (intervento di Mario Morcellini). La controfigura allo specchio dell’hater è l’anti hater, vale a dire la personalità pubblica, il politico in cerca del suo banale quotidiano, il Garante di questa o quella qualità, l’intellettuale gutenberghiano che imbraccia il “non se ne può più” e invoca regolamenti, leggi e ruoli. […]

Il buco nero del duopolio

Dal mese di luglio i dati di auditel provengono dal nuovo “superpanel”. A quanto abbiamo capito è stato più che raddoppiato il numero delle famiglie dotate del meter segna-ascolti. E così quei flussi di numeri, che orientano le menti e i flussi di reddito dei professionisti della comunicazione, ora ci raccontano delle scelte di circa quarantamila individui (contro i “soli” quindicimila di prima) in carne e ossa che rappresentano, televisivamente parlando, l’Italia intera. Immaginiamo che questo campione divenuto più fitto sia ora capace di stendersi più fedelmente sulla cosiddetta coda lunga, e cioè su quei canali e programmi che contano su pubblici magari affezionati, ma troppo piccoli per essere percepiti da campioni statistici di […]

L’ossessione anti-elitaria

Ormai è un’alluvione: tutti spiegano a tutti l’odio per le élite e il trionfo populista della pancia sulla testa, la tribalizzazione delle opinioni, la relativizzazione social della “verità” diventata “punto di vista” (esemplare il caso vaccini). Sul New York Times constatano la tenuta della base elettorale di Trump, il campione anti élite e “agitatore in capo” della società tribalizzata, al di là di qualsiasi puttanata dica o combini. Di sicuro vi ricorda qualcuno e del resto In Italia la sorpresa è minore, anzi nulla, perché è da trenta anni che abbiamo a che fare col piano politico del fenomeno. Riguardo al piano culturale, bastino le spigolature di Andrea Minuz sul Foglio di oggi circa il […]

I dolori del giovane Murdoch

Murdoch il giovane (di nome James), Ceo del noto gruppo e figlio del tycoon, è inguaiato, leggiamo sul New York Times, dall’opportunismo mediatico che consente alla ditta due parti in commedia: da un lato drenando ricavi grazie ai fedeli di Fox News (caposaldo cattivista contro ogni politically correct), dall’altro ammucchiando titoli, e cioè patrimonio sonante, in Fox Film con storie – una fra tante appena vista su Sky: Diritto di contare, che pare sceneggiato da Martin Luther King – che paiono fatte apposta per mandare in bestia i suprematisti bianchi, quelli che, altro che i colletti blu del Michigan, hanno issato Trump accanto alla valigetta rossa dei comandi nucleari. Si dirà che il denaro […]

Tv percepita

Quest’anno, d’agosto, si porta il caldo “percepito”, che è quello di sempre, ma peggiorato dalla impazienza propria del momento storico. Quindi la colpa è nostra e non del caldo. Con la tv percepita i ruoli si invertono perché se le varie botteghe replicano idee, facce, formati, la percezione dell’insieme non resta uguale, ma peggiora. Perché la tv è innanzitutto un mezzo e un modo per raccontare. E i racconti, se qualche novità non interviene di tanto in tanto a ravvivarli, si perdono, come le acque del Giordano, nelle sabbie della noia. Questo, almeno, è quanto vale per la televisione lineare, quella legata alle fasi della giornata, con le campane dei notiziari qua e là, con l’access […]

Non ci resta che l’odio

A Roma comanda il solleone e nel deserto d’autobus del capolinea di piazzale Clodio la signora sbracciata inveisce verso la casta della situazione (un omino col berretto a visiera che maneggia un foglio fitto di orari disattesi). Donna A: «Ce vorebbe er morto appeso pe’ li piedi! E allora vedi si nun arriva er mezzo». L’amica coglie l’assist e apostrofa l’autista giovane, grande, grosso e forzatamente sfaccendato: Donna B: «Vergognateve! Si nun la fate voi la rivoluzzione, che la dovemo fa’ noi vecchiette?». Omone: «Epperò voi non ve dovete incazzà quando noi se demo da fa». Donna B: «E che, dovemo solidarizza’ co’ voi, che ce lasciate a tera?». Così la peculiarità degli individuali […]