L’esempio europeo

L’umanità sta entrando nell’era della civiltà multilaterale e multipolare. Da gran tempo, l’Europa non è più il direttore d’orchestra universale. Ciò non significa che il suo ruolo si sia esaurito e che non abbia più nulla da dire al mondo. Una nuova missione le si offre e, con essa, un nuovo contenuto per la sua stessa esistenza. Questa missione non consiste più nel diffondere, pacificamente o con la forza, la sua religione, la sua civiltà, le sue invenzioni o la sua potenza. Non consiste nemmeno nel dare al mondo lezioni di democrazia, o sullo stato di diritto, sui diritti dell’uomo, sulla giustizia. Se l’Europa ne ha la volontà, può assolvere un compito più modesto […]

Il muto coraggio dell’animale

L’uomo continua a vivere perché è una creatura vivente, non perché la ragione lo convinca della certezza o probabilità di future soddisfazioni e successi. Egli è dotato di attività che lo spingono avanti. Qua e là gli individui soccombono, la maggior parte di essi cede, si ritira e cerca un rifugio in questo o in quel punto. Ma l’uomo in quanto uomo possiede ancora il muto coraggio dell’animale. Ha resistenza, speranza, curiosità, avidità, brama di fare. Queste caratteristiche gli appartengono per costituzione, non perché se ne dia pensiero. John Dewey, Natura e condotta dell’uomo (a cura di Massimo Adinolfi)

La superstizione dei mezzi

La preoccupazione del filosofo è di vedere, quella dello scienziato di trovare appigli. Il suo pensiero non è guidato dalla preoccupazione di vedere, ma di intervenire. Vuole sfuggire alla paralisi del vedere filosofico. Così spesso lavora come un cieco, per analogia. Una soluzione gli è riuscita? Egli la prova su qualcos’altro, poiché gli è riuscita. Lo scienziato ha la superstizione dei mezzi che riescono. Ma in questo tentativo per assicurarsi un appiglio, lo scienziato svela più di quanto veda in realtà. Il filosofo deve vedere dietro le spalle del fisico ciò che lo stesso fisico non vede. Ma se il filosofo vuole vedere e capire troppo in fretta, rischia di lasciarsi andare alla Gnosi […]

Indifferenza della democrazia

Il Direttore generale ti invita a osservare il planisfero appeso al muro. La diversa colorazione indica: i paesi in cui tutti i libri vengono sistematicamente sequestrati; i paesi in cui possono circolare solo i libri pubblicati o approvati dallo Stato; i paesi in cui esiste una censura rozza, approssimativa e imprevedibile; i paesi in cui la censura è sottile, dotta, attenta alle implicazioni e alle allusioni, gestita da intellettuali meticolosi e maligni; i paesi in cui le reti di diffusione sono due: una legale e una clandestina; i paesi in cui non c’è censura perché non ci sono libri, ma ci sono molti lettori potenziali; i paesi in cui non ci sono libri e […]

Miseria della filosofia

Ma noi stessi, noi filosofi del presente: che cosa possono e devono significare per noi considerazioni del tipo di quelle che abbiamo abbozzato? Siamo forse venuti qui soltanto per ascoltare una prolusione accademica? Possiamo tornare tranquillamente al lavoro che abbiamo interrotto, ai nostri “problemi filosofici”, alla costruzione della nostra propria filosofia? Possiamo seriamente farlo dopo che abbiamo scoperto con certezza che la nostra filosofia, come quella di tutti gli altri filosofi presenti e passati, non avrà che l’effimera esistenza di una giornata nell’ambito della flora filosofica che sempre di nuovo si rinnova e che poi torna a sfiorire? Proprio in questo sta la miseria di noi tutti, noi che non siamo filosofi letterari, noi […]

L’immagine della modernità

Mentre Dio andava lentamente abbandonando il posto da cui aveva diretto l’universo e il suo ordine di valori, separato il bene dal male e dato un senso a ogni cosa, Don Chisciotte uscì di casa e non fu più in grado di riconoscere il mondo. Questo, in assenza del giudice supremo, apparve all’improvviso in una temibile ambiguità: l’unica Verità divina si scompose in centinaia di verità relative, che gli uomini si spartiscono tra loro. Nacque così il mondo dei Tempi moderni, e con esso il romanzo, sua immagine e modello. Milan Kundera, L’arte del romanzo (a cura di Massimo Adinolfi)

Pedanteria filosofica

La Sinistra dovrebbe porre una moratoria sulla teoria. Dovrebbe dare un calcio al proprio temperamento filosofico (…). Quando uno degli accademici di sinistra dei nostri giorni dice che un qualche argomento è stato inadeguatamente teorizzato si può essere abbastanza certi che egli o ella sta per trascinarvi vuoi nella filosofia del linguaggio, vuoi nella psicanalisi lacaniana, vuoi in qualche versone neo-marxista del determinismo economico (…). I recenti tentativi di sovvertire le istituzioni sociali attraverso la problematizzazione di concetti hanno prodotto alcuni libri molto buoni. Hanno peraltro anche prodotto migliaia di libri che rappresentano il peggio della pedanteria filosofica. Gli autori di questi sedicenti libri ‘sovversivi’ ritengono sinceramente di servire la libertà umana. Ma è […]

Il triangolo della scrittura

E’ principio stesso fondatore della democrazia l’idea di una nuova paideia umana, il cui fine è quell’alfabetizzazione universale che il mondo antico non poté estendere al di là di ristretti ceti aristocratici e che solo con l’Illuminismo divenne un ideale concretamente perseguito e tuttora in cammino. Scrittura, democrazia, cultura sono i vertici di un medesimo triangolo, gli assiomi di un medesimo teorema (irresolubile se uno viene a mancare). Democrazia è dare a tutti la cultura, tramite la scrittura (come altrimenti?). Ma la cultura è un effetto interno di questa circolazione triadica, ovvero un effetto specifico della pratica della scrittura alfabetica. Prima di questa non c’è nessuna cultura, non ne esistono né la nozione né […]

Un esempio intermedio

Un uomo che vuole la verità, diventa scienziato; un uomo che vuole lasciare libero gioco alla sua soggettività diventa magari scrittore: ma che cosa deve fare un uomo che voglia qualcosa di intermedio fra i due? Di questi esempi «intermedi» se ne trovano in ogni precetto morale, per esempio nel semplice e notissimo: non ammazzare. Si vede alla prima occhiata che non è una verità né una soggettività. Si sa che noi lo osserviamo strettamente sotto certi riguardi; sotto altri riguardi sono concesse numerose eccezioni, però entro limiti precisi; ma in un gran numero di casi di una terza categoria, cioè nella fantasia, nei desideri, nelle opere teatrali o nella lettura dei quotidiani noi […]

Il problema della vita

Quando uno crede di aver trovato la soluzione del ‘problema della vita’ e vorrebbe dire a se stesso che ora tutto quanto è molto più facile, costui dovrebbe soltanto ricordarsi, per confutare se stesso, che vi è stato un tempo in cui questa “soluzione” non era stata trovata: però si doveva poter vivere anche a quel tempo, e in rapporto ad esso la soluzione trovata appare come caso fortuito. Ludwig Wittgenstein, The Big Typescript (a cura di Massimo Adinolfi)