Lo scetticismo

Lo scetticismo è non inconfutabile, ma apertamente insensato, se vuol mettere in dubbio ove non si può domandare. Ché dubbio può sussistere solo ove sussiste una domanda; domanda, solo ove sussiste una risposta; risposta, solo ove qualcosa può esser detto. (Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus) a cura di Massimo Adinolfi

L’incapacità di dubitare

Descartes è il padre della filosofia moderna […] Il cartesianesimo insegna che la filosofia deve incominciare con il dubbio universale […]. Ma non possiamo incominciare con il dubbio completo. Noi non possiamo non incominciare con tutti i pregiudizi che effettivamente abbiamo quando iniziamo lo studio della filosofia. Questi pregiudizi non vanno dissipati da una massima, perché son cose che non abbiamo la possibilità di mettere in dubbio. Questo scetticismo iniziale sarà quindi un mero auto-inganno e non un dubbio reale […]. Nel corso dei suoi studi una persona può, è vero, trovar ragioni per dubitare di ciò in cui inizialmente credeva; ma in questo caso egli dubita perché ha una ragione positiva per farlo, […]

La funzione dialettica del denaro

Sulla funzione dialettica del denaro nella prostituzione. Il denaro compra il piacere e, nello stesso tempo, diventa espressione della vergogna. «Sapevo – diceva Casanova a proposito di una mezzana – che non avrei avuto la forza di andarmene senza darle qualcosa». Questa espressione singolare tradisce la sua conoscenza del meccanismo più nascosto della prostituzione. Nessuna ragazza deciderebbe di diventare una puttana, se dovesse contare solo sulla tariffa pattuita coi suoi clienti. Anche la loro riconoscenza, che forse aggiunge qualche altro soldo al suo guadagno, difficilmente le può apparire come una base sufficiente. Come funziona dunque il suo inconsapevole calcolo per ogni uomo? Non lo si comprende, finché si considera qui il denaro solo come […]

La genialità dei cavalli da corsa

Non è irrilevante il fatto che Ulrich potesse dire a se stesso di aver svolto un’opera notevole nel suo campo scientifico. I lavori pubblicati gli avevano procurato lodi e riconoscimenti. Ammirazione no, sarebbe stato pretender troppo, perché anche nel regno della verità si nutre ammirazione soltanto per gli scienziati più anziani che possono dispensare abilitazioni e libere docenze. Per essere esatti, era rimasto quel che si dice una speranza, e speranze si chiamano nella repubblica dello spirito i repubblicani, cioè coloro che si immaginano di poter consacrare tutte le loro forze alla causa, invece di dedicarne una gran parte al progresso esteriore; essi dimenticano che l’opera del singolo è poca cosa, progredire invece è […]

I più indulgenti tra gli uomini

Noi siamo stati a tal punto contagiati da tale furia [= dall’intolleranza] che, nel corso dei nostri lunghi viaggi, l’abbiamo portata in Cina, nel Tonchino, in Giappone. Abbiamo impestato quei bei climi. I più indulgenti tra gli uomini hanno imparato a essere i più inflessibili. Noi abbiamo detto loro innanzitutto, come premio per la loro buona accoglienza: «Sappiate che noi siamo, sulla terra, gli unici ad avere ragione e che dappertutto dobbiamo essere padroni». Allora siamo stati scacciati per sempre; sono scorsi fiumi di sangue; questa lezione avrebbe dovuto correggerci. (Voltaire, Quesiti sull’Enciclopedia) a cura di Massimo Adinolfi

La diversità del male

Credo che sia piuttosto triste, riflettendo sullo stato attuale della scienza politica, constatare che la nostra terminologia non fa distinzione fra certe parole chiave come “potere”, “potenza”, “forza”, “autorità” e, infine, “violenza”, ciascuna delle quali si riferisce a fenomeni diversi e distinti […]. Usarle come sinonimi non solo indica una certa sordità ai significati linguistici, che sarebbe già abbastanza grave, ma ha anche dato adito a una certa cecità rispetto alla realtà cui corrispondono. […] Dietro la confusione apparente c’è un fermo convincimento alla luce del quale tutte le distinzioni avrebbero, nel migliore dei casi, un’importanza relativa: la convinzione che l’aspetto politico più sostanziale è, ed è sempre stato, la domanda: chi comanda a […]

Grandi dibattiti

Non avere un pensiero e saperlo esprimere: è questo che fa di qualcuno un giornalista. (Karl Kraus)

Bada a come parli

Che strano se la logica si occupasse di un linguaggio ideale e non del nostro. Perché allora, da dove dovremmo prendere questo linguaggio ideale? E che cosa esprimerebbe questo linguaggio ideale? Proprio quello che esprimiamo adesso nel linguaggio comune; perciò la logica deve indagare questo. O qualcosa d’altro; ma allora va a sapere che cos’è. – L’analisi logica è analisi di una cosa che abbiamo, non di una cosa che non abbiamo. Perciò è analisi delle proposizioni così come sono (Sarebbe strano se la società umana avesse parlato finora senza aver messo insieme una sola proposizione corretta). (Ludwig Wittgenstein, The Big Typescript) a cura di Massimo Adinolfi

Uno più uno

Per Zeus! Sono ben lungi dal credere di sapere la causa di una qualunque di queste cose: io che non sono capace di capire neppure come, allorché si aggiunge uno a uno, l’uno al quale l’altro fu aggiunto diventi due e così diventi due l’uno che è stato aggiunto, ovvero come l’uno che è stato aggiunto e l’altro al quale venne aggiunto diventino due per la semplice aggiunzione dell’uno all’altro! Effettivamente, fa meraviglia che, quando essi erano separati, ciascuno fosse uno e non due, e quando invece si accostarono l’uno all’altro, proprio questo fosse la causa per cui diventarono due, cioè di trovarsi insieme, vale a dire l’essere stati posti l’uno accanto all’altro. (Platone, […]

La chiave della filosofia

Non c’è un problema centrale in filosofia, ma infiniti problemi differenti. E ciascuno deve essere trattato a parte. La filosofia è come cercare di aprire una cassaforte a combinazione. Ogni piccola variazione sul quadrante sembra non portare a nulla; solo quando tutto è a posto la porta si apre. (Ludwig Wittgenstein, Conversazioni e ricordi) a cura di Massimo Adinolfi