L’osservazione dello studioso

Intendo per uso pubblico della propria ragione l’uso che uno ne fa, come studioso, davanti all’intero pubblico dei lettori. Chiamo invece uso privato della ragione quello che a un uomo è lecito farne in un certo ufficio o funzione civile di cui egli è investito. Ora per molte operazioni che attengono all’interesse della comunità è necessario un certo meccanismo, per cui alcuni membri di essa devono comportarsi in modo puramente passivo onde mediante un’armonia artificiale il governo induca costoro a concorrere ai fini comuni o almeno a non contrastarli. Qui ovviamente non è consentito ragionare, ma si deve obbedire. Ma in quanto nello stesso tempo questi membri della macchina governativa considerano se stessi come […]

Che cos’è l’illuminismo

L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessi è questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! E’ questo il motto dell’illuminismo. La pigrizia e la viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura li ha da lungo tempo fatti liberi da direzione estranea (naturaliter maiorentes), tuttavia rimangono […]

Ginocchia della filosofia

Non posso inginocchiarmi per pregare perché, per così dire, le mie ginocchia sono rigide. Avrei paura della dissoluzione (della mia dissoluzione) se divenissi molle. (Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi) a cura di Massimo Adinolfi

Mentalità di defunte cuoche

Dobbiamo essere grati allo spiritismo che, con i suoi buffi rapporti con l’oltretomba degni della mentalità di defunte cuoche, soddisfa il grossolano bisogno metafisico che, se non proprio Dio, vuol propinarci almeno gli spiriti come una vivanda che al buio corre gelata lungo l’esofago […]. Se oggi qualcuno raccontasse che Dio gli ha parlato, lo ha preso per i capelli facendogli male e l’ha tirato a sé, oppure gli è entrato nel petto in una maniera non tanto comprensibile ma soavissima, queste precise immagini non sarebbero credute da nessuno, meno che mai dai sacerdoti qualificati, i quali come figli di un secolo razionale hanno un’umanissima paura di esser compromessi da fedeli esaltati o isterici”. […]

Assolutismo e relativismo

Allora Pilato domandò: “Che cos’è la verità?”. E poiché egli, lo scettico relativista, non sapeva cosa fosse la verità, l’assoluta verità in cui quest’uomo credeva, si affidò in perfetta coerenza alla procedura democratica rimettendo la decisione del caso al voto popolare. Egli andò incontro ai Giudei, riporta il Vangelo, e disse loro: “Io non trovo in lui nessuna colpa. Ma voi avete l’usanza che io vi rilasci uno in occasione della Pasqua. Volete dunque che vi rilasci il re de Giudei?”. Allora tutti, di nuovo, gridarono dicendo: “Non costui, ma Barabba”. Il Vangelo aggiunge: “Barabba poi era un ladro”. Per quelli che credono nel Figlio di Dio e nel re dei Giudei quale testimone […]

Due greci

Due greci stanno conversando: forse Socrate e Parmenide. Conviene che non si sappiano mai i loro nomi; la storia sarà così più misteriosa e più tranquilla. Il tema del dialogo è astratto. Talvolta alludono a miti nei quali entrambi non credono. Le ragioni che adducono possono abbondare in errori e non hanno uno scopo. Non polemizzano. E non vogliono né persuadere né essere persuasi, non pensano né a vincere né a perdere. Sono d’accordo su una sola cosa: sanno che la discussione è la non impossibile via per giungere a una verità. Liberi dal mito e dalla metafora, pensano o cercano di pensare. Non sapremo mai i loro nomi. Questa conversazione fra due sconosciuti […]

La fede di altri

Non c’è al mondo filosofo tanto eccelso che non creda a una miriade di cose sulla fede di altri, e che non supponga più verità di quante non ne stabilisca. (Alexis de Tocqueville, La democrazia in America) a cura di Massimo Adinolfi

Una società di atei virtuosi

Possiamo ora renderci conto come sia perfettamente verosimile che una società di atei si comporti secondo norme civili e morali allo stesso modo delle altre società, purché essa provveda a far punire severamente i delitti, e attribuisca a determinate azioni carattere onorevole o infamante. Come l’ignoranza di un primo essere creatore e conservatore del mondo non impedirebbe ai membri di tale società di essere sensibili alla gloria e al disprezzo, alla ricompensa e alla pena, e a tutte le passioni che riscontriamo negli altri uomini e non offuscherebbe minimamente i lumi della ragione, così potremmo trovare tra loro gente leale nel commercio, caritatevole verso i poveri, nemica dell’ingiustizia, fedele agli amici, capace di sopportare […]

Tutto è bene (quel che finisce bene)

Il loro Tutto è bene non vuol dir altro che il tutto è diretto da leggi immutabili; chi non lo sa? Non ci insegnate niente quando osservate, come accade a qualsiasi bambino, che le mosche sono nate per essere mangiate dai ragni, i ragni dalle rondini, le rondini dalle averle, le averle dalle aquile, le aquile per essere uccise dagli uomini, gli uomini per uccidersi tra loro e per essere mangiati dai vermi, e poi dai diavoli, almeno mille su uno. Ecco un ordine chiaro e costante tra gli animali di ogni specie; c’è ordine ovunque. Quando nella mia vescica si forma un calcolo, è un meccanismo mirabile: succhi calcarei passano a poco a […]

I diritti della donna

Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di costituirsi in assemblea nazionale. Considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti della donna, sono le sole cause delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre in una dichiarazione solenne i diritti naturali inalienabili e sacri della donna, affinché tale dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza posa i loro doveri, affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini, potendo essere in ogni momento comparati con il fine di ogni istituzione politica, ne siano più rispettati, affinché i reclami delle cittadine, fondati ormai su principi semplici e […]