Il politico come avanguardia artistica

È morto Marco Pannella, l’uomo che aveva fatto della politica un’opera d’arte, del partito un’installazione itinerante, della sua iniziativa un flash mob permanente. Una performance sempre nuova e in fondo sempre uguale a se stessa, perché incentrata sempre sullo stesso soggetto: lui, con il suo corpo e la sua personalità, le sue passioni e le sue idiosincrasie, i suoi monologhi e i suoi travestimenti. Se Roberto Casaleggio ha rappresentato in qualche misura la via timida al pannellismo, possiamo dire che Marco Pannella ha rappresentato la via sofisticata al grillismo. Più che un politico è stato un performer, un poeta, un artista postmoderno. Non è stato un politico di avanguardia, ma un’avanguardia artistica che ha […]

Le ceneri di Tortora

Il 18 maggio di ventotto anni fa moriva Enzo Tortora dopo una breve malattia, pena accessoria dell’esperienza umana e giudiziaria a cui fu sottoposto. Era il 17 giugno del 1983 quando, sulla base delle dichiarazioni di alcuni presunti pentiti della Nuova Camorra Organizzata, veniva arrestato per ordine della Procura di Napoli. Associazione a delinquere di stampo camorristico e spaccio di droga, le accuse. In quel momento Enzo Tortora raccoglieva davanti al televisore oltre venti milioni di telespettatori, era un uomo colto, forse non particolarmente simpatico (certo è che, dal giorno del suo arresto, la scarsa simpatia verrà ampiamente ricambiata da colleghi giornalisti e opinione pubblica). Le accuse a Tortora erano inconsistenti, ma le reazioni furono devastanti, non solo […]

Una politica per le questioni intrattabili

Ogni volta che nel dibattito pubblico si solleva una questione legata al rispetto dei diritti di categorie invise al conformismo dell’opinione pubblica (migranti, imputati, detenuti, vittime delle violenze della polizia), il contrappunto alla voragine populista è rappresentato spesso dalla voce autorevole di Luigi Manconi, e dalla galassia di persone e associazioni attorno alle quali gravita (A buon diritto, Antigone, solo per citarne alcune). Sono pochi e sparuti, come villaggi berberi dispersi nel deserto, ai quali però si guarda come agli ultimi avamposti di civiltà. «Politicamente io mi definirei un radicale di sinistra estrema, tuttavia sempre interessato a trattare le questioni intrattabili e, se possibile, a governarle», diceva in un’intervista di qualche anno fa. Indubbiamente […]

Gli stati generali della libertà

Tra i vincitori dei Premi Pulitzer assegnati ieri c’è Ken Armstrong (giornalista investigativo, al quarto Pulitzer) per un pezzo pubblicato su The Marshall Project, un progetto non profit sulla giustizia penale americana – ispirato al grande Thurgood Marshall, avvocato dei diritti civili e giudice costituzionale – che cerca di «creare e sostenere un senso di emergenza nazionale circa il sistema penale», per combatterne gli abusi e ricondurlo al rispetto pieno dei diritti dei cittadini. Anche in Italia esiste questo senso di emergenza nazionale per il sistema penale, e lo ritroviamo quotidianamente on-line, sui giornali e in televisione, solo che si manifesta sempre in direzione opposta, in un lamento continuo sull’insufficienza degli strumenti repressivi e […]

La via timida al pannellismo

Con Gianroberto Casaleggio se ne è andata una singolarissima figura politico-intellettuale, appartenente a quella ristretta cerchia di leader capaci di fondare un partito dal nulla, o comunque da una combinazione assolutamente originale di materiale ideologico preesistente, sebbene del tutto eterogeneo. Fondando la Lega Nord, Umberto Bossi si limitò – si fa per dire – a federare e a rinnovare radicalmente un’antica tradizione di movimenti indipendentisti. Antonio Di Pietro, che per qualche tempo a Casaleggio si affidò, non riuscì mai ad andare oltre il movimento personale, incapace di dargli anche solo la parvenza non diciamo di un’ideologia, ma almeno di un’identità autonoma (e infatti: chi ricorda oggi il nome di un solo dirigente dell’Italia dei Valori, […]

Si potrebbe fare tutti la guerra mondiale

Il dibattito aperto dagli attentati di Parigi non è cominciato nel modo più incoraggiante, tra quelli che riscoprivano Oriana Fallaci e quelli che piangevano solo per i morti di Beirut, con la destra che evocava lo scontro di civiltà e la sinistra radicale che elencava qualunque altro massacro compiuto in Medio Oriente fino a oggi, e di cui fino a ieri non si era minimamente curata, con lo stesso tono con cui dopo l’11 settembre cominciò a ripetere che bisognava ricordare pure l’11 settembre cileno del ’73. E con fior di scrittori, giornalisti e intellettuali di tutti gli orientamenti a profetizzare l’esplosione della terza, quarta o quinta guerra mondiale, per vedere di nascosto l’effetto […]

La legittima difesa nel selvaggio West

“Niente mi ha fatto pensare che fosse disarmato”, disse Wyatt Earp, seduto sul banco degli imputati il 16 novembre del 1881. Furono queste le parole con cui lo sceriffo di Tombstone si difese da una delle accuse di omicidio che gli vennero mosse dopo la più famosa sparatoria della storia americana: trenta secondi di pallottole furenti in cui furono uccisi i due fratelli McLaury e Billy Clanton, trenta secondi passati alla storia come la sfida dell’O.K. Corral. Wyatt Earp, i suoi fratelli Morgan e Virgil e John Henry “Doc” Holliday furono tutti accusati di omicidio volontario per avere sparato senza lasciare ai tre cowboy – termine con cui in Arizona si indicavano spesso i ladri di […]

Marxismo tropicale

L’affettuosa stretta di mano del Papa a Fidel Castro all’Avana segue di due mesi il suo incontro con Evo Morales, il presidente boliviano che gli donò un crocifisso montato sulla falce e martello. L’incredulità e l’acredine con cui questi gesti sono stati commentati in Italia sono il segno di un grave provincialismo culturale. Parlando del regalo di Morales, Angelo Panebianco sul «Corriere della sera» del 20 luglio ha sostenuto che quel dono «non è un simbolo di giustizia ma di oppressione, il segno distintivo di una utopia che ha generato mostri». Gli fa eco ora Vittorio Feltri, sul «Giornale» del 21 settembre, che a commento del viaggio del Papa a Cuba si è sentito […]

L’oblio del diritto

La parola “garantismo” nasce come termine filosofico: garantismo era il sesto stato storico da attraversare per raggiungere la realizzazione dell’armonia generale e, secondo Charles Fourier, si situava tra il quinto stato (la civiltà) e il settimo e ultimo (l’armonia, appunto). Per l’utopista francese il garantismo preludeva a una società comunitaria armoniosa e perfetta. Siamo alle vette raggiunte da questa parola: l’orizzonte è limpido, l’aria rarefatta e in sottofondo si sente il fruscio di un ruscello. La parola garantismo ha poi assunto un significato più concreto: liberandosi dalle briglie dell’utopia si è materializzata come un carattere proprio delle costituzioni democratico-liberali, dotate di garanzie giuridiche e politiche volte a riconoscere e tutelare i diritti e le libertà […]

Il risveglio della sovranità

Sarà perché siamo reduci dallo scossone provocato dalla vicenda del debito greco, i cui interminabili negoziati hanno regalato un tutto sommato proficuo bagno di realtà a chi per un momento ha pensato che nuovi equilibri politici fossero possibili senza portarsi dietro rapporti di forza diseguali. Sarà perché dalla sera alla mattina c’è stato chi ha scoperto una tale novità politica, e cioè che integrazione europea e sovranità nazionale non marciano poi così unite, se non a certe condizioni a quanto pare tutt’altro che complementari. Sarà poi anche perché questi risvegli alla realtà più o meno forzati sono piombati addosso a distanza di un anno dalla fiera delle speranze che erano state le ultime elezioni […]