Non cerchiamo rifugio tra le macerie

Parlare del Partito democratico proiettando la sua immagine nei prossimi dieci anni non è compito facile soprattutto se il discorso su di esso deve essere inserito nel difficile tema del destino politico dell’Italia in Europa. E peraltro senza connetterlo a questo tema cruciale quale senso avrebbe provare a ritagliare una fisionomia possibile del Pd, o di qualunque altro partito? Un partito non è solo “programma”, anzi è soprattutto un’entità storico-politica che deve fare i conti con il corso dei tempi e con una capacità di previsione. È tanto più necessario assumere il tema nella dimensione accennata, quanto più è chiaro che se si continua a ragionare nei confini dei recinti nazionali, si perde il punto di prospettiva da cui pensare se stessi […]

Classismo culturale

Contrordine, compagni! Richard Florida ha scritto un libro per spiegarci che quindici anni fa aveva sbagliato quasi tutto. Per chi non lo ricordasse – d’altro canto sono trascorsi tre lustri dall’uscita in Italia dal suo libro L’ascesa della nuova classe creativa (The rise of the creative class, 2002. Basic Books) – Florida è stato il teorico della funzione rigenerativa del modello «3T»: tolleranza, tecnologia e talento erano i tre elementi necessari, secondo lo studioso, per attrarre innovatori, esperti di tecnologie e giovani creativi nelle città in declino che, grazie a questi nuovi residenti, si sarebbero trasformate, detto fatto, in cool cities. E poiché le imprese vanno laddove ci sono i talenti, quelle città avrebbero attratto capitali, startup, innovazione, ricchezza. Il sillogismo costruito da […]

La politica nell’era dello scetticismo globale

È sempre stato difficile per i filosofi arrischiarsi a prendere parola sul futuro. Quando poi si entra in un periodo di interregno, per dirla con Gramsci, in cui possono accadere i fenomeni morbosi più svariati, allora difficoltà si assomma a difficoltà. L’interregno, in cui il vecchio muore e il nuovo ancora non nasce, era determinato per Gramsci dalla rottura fra classi dirigenti, ideologie dominanti e masse popolari. «La morte delle vecchie ideologie – aggiungeva il pensatore sardo – si verifica come scetticismo verso tutte le teorie e le formule generali e applicazione al puro fatto economico (guadagno, ecc.) e alla politica non solo realista di fatto (come è sempre) ma cinica nella sua manifestazione immediata». Non pochi intellettuali contemporanei hanno richiamato […]

L’esempio di Argan

La Roma degli anni settanta era, forse più di quanto riusciamo a ricordare oggi, una città profondamente ferita: dalla criminalità organizzata (erano gli anni della banda della Magliana), dal terrorismo (tra il 1976 e il 1985 Roma contò 48 morti, un’infinità di feriti, attentati, manifestazioni e scontri tra dimostranti e forze dell’ordine), ma anche dal predominio assoluto dell’abusivismo edilizio. Roma era infatti la «metropoli spontanea», cresciuta attorno al suo nucleo storico in gran parte proprio grazie a (o a causa di) un’edilizia abusiva che si sviluppava al di fuori di ogni logica o programmazione urbanistica. Era la cosiddetta edilizia fai-da-te fatta di baraccopoli o di autocostruzione abusiva ai margini delle strade consolari e lungo […]

Ipocritopoli

C’è una significativa differenza tra la tendenza della stampa americana ad applicare la desinenza «gate» a qualunque scandalo catturi la sua attenzione e la passione con cui il giornalismo italiano si dedica a edificare sempre nuove Calciopoli, Concorsopoli, Sanitopoli e persino Vallettopoli. È una differenza genetica quella che corre tra l’abitudine americana di stigmatizzare qualunque scandalo con il suffisso del caso Nixon, per associazione con un banale dettaglio di cronaca (Watergate era infatti il nome del complesso residenziale in cui furono effettuate le famose intercettazioni), e l’uso italiano della desinenza “opoli”, a partire da Tangentopoli, per associazione con Topolino. Negli Stati Uniti, infatti, il più grande scandalo politico-giudiziario della recente storia americana viene usato […]

Il nemico in cantina

In principio fu la città. Da sempre la vita dell’uomo è stata regolata in questa istituzione, principio del vivere associato e base stessa dell’essere in comune. La nostra cultura trae origine dalla città fino a identificarsi con essa. La città comprende l’uomo, la città è l’uomo – come ci ha insegnato una volta per tutte Aristotele. Certo, poi non sempre all’uomo è dato riconoscersi nella città. Anzi. Nel tempo questa ha cambiato volto. La modernità ne ha trasformato la topografia, ridisegnato le forme, ribaltato gli ordini che la governavano. Eppure è sempre rimasta e rimane la casa dell’uomo. Proprio perché è uno dei volti dell’uomo, della sua storia, del modo in cui è e […]

In difesa dell’autonomia del televisivo

Non ho mai conosciuto un direttore di rete generalista capace di celare un trasalimento, messo di fronte all’improvviso all’accoppiata «programma» e «cultura». O di simulare un genuino entusiasmo per gli appelli di varia provenienza a dare più spazio, risorse e visibilità in tv al cosiddetto «petrolio italiano». Anzi. Sulle prime, qualsiasi responsabile di un prodotto televisivo non di nicchia tende a mettersi sulla difensiva. E ricordo bene come, una volta, fu proprio la citazione scherzosa di Goebbels («Quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola») ad aprire una discussione che si rivelò invece ricca di spunti e anticipatrice di soluzioni non banali. Che lo si creda o no, e fatte salve le ovvie differenze […]

La libertà d’espressione ai tempi di Enrico VIII

L’attore che interpreta Romeo non ha nessuna intenzione di sposare l’attrice che interpreta Giulietta; eppure davanti a un pubblico di centinaia di persone è pronto a giurarle amore eterno, “per questa sacra luna che inargenta le cime di questi alberi”. Nella Tempesta, l’attore che interpreta Calibano non può promettere alcunché all’attore che interpreta Stefano; eppure gli garantisce — “I warrant” — che, uccidendo Prospero, otterrà l’amore della figlia del mago. Calibano mente sicuramente, eppure nessuno in platea accuserebbe di spergiuro l’attore che lo interpreta: la finzione teatrale produce paradossi che lo spettatore ha imparato a risolvere con facilità. Ma dove, quando e come lo ha imparato? Forse proprio in Inghilterra, ai tempi dello scisma […]

Geografia dell’analfabetismo

Nel rapporto 2014 pubblicato dall’Istat su Cittadini e nuove tecnologie, malgrado il perdurare della crisi industriale, e lo spaventoso aumento della disoccupazione giovanile, l’Italia si conferma come uno dei grandi paesi avanzati del mondo contemporaneo: uno straordinario mercato per personal computer, smartphone, imprese di telecomunicazioni, commercio elettronico e contenuti multimediali diffusi via web. La diffusione delle nuove tecnologie tra le famiglie italiane resta però decisamente al di sotto di ciò che era stato previsto ancora poco tempo fa, quando si pensava, per esempio, che l’uso di internet si sarebbe imposto assai rapidamente in almeno l’80% delle famiglie italiane, seguendo da vicino lo sviluppo raggiunto dalla televisione negli anni precedenti. Siamo ancora molto lontani da queste […]

American Apparatchik

Se il mondo fosse perfetto, o perlomeno se lo fosse l’industria dello spettacolo (e non è detto che un giorno di questi non lo diventi), qualcuno troverebbe il modo di far incontrare nella stessa stanza Jed Bartlet e Frank Underwood. E quella stanza non potrebbe che essere l’ufficio ovale. Se ci sono due personaggi che negli ultimi anni hanno rappresentato televisivamente lo yin e lo yang della politica americana, ma anche della politica in genere, quei due sono indubbiamente Bartlet e Underwood: il leader più amato e stimato della tv americana, il presidente di West Wing, e il personaggio più abile e senza scrupoli che sia gravitato di recente dalle parti di una presidenza, […]