Peggioristi

Nulla ci è più odioso della logica del tanto peggio tanto meglio. Non abbiamo mai fatto parte di quella sinistra che insegue i cataclismi e invoca l’apocalisse, per potere salire sul proprio panchetto e levare il dito contro il cielo in tempesta, tuonando: “Noi ve lo avevamo detto”. Di fronte alla drammatica escalation in Iraq siamo convinti che occorra fare ogni sforzo per non ritirarsi, per restituire alla comunità internazionale la gestione della crisi ed evitare che il paese sprofondi nella guerra civile. Dopo il riconoscimento da parte dell’amministrazione americana degli insediamenti in Cisgiordania, di fronte ai nuovi attentati in Israele e al voto del Likud che ha bocciato il piano di ritiro unilaterale di Sharon, non abbiamo nessuna voglia di ripetere che avevamo ragione. Quel piano, sostanzialmente approvato dalla Casa Bianca, era radicalmente sbagliato. E a dir poco sbagliato è che un primo ministro sottoponga una decisione simile al voto dei militanti del suo partito (che poi lo hanno pure bocciato perché non era sbagliato abbastanza). Ma la sinistra italiana deve guardarsi dal fare altrettanto, sottoponendo il proprio piano di ritiro unilaterale (dall’Iraq) all’approvazione virtuale dei propri militanti. Ora è il momento di fare ogni sforzo per cambiare rotta, nonostante tutto. Lungi da noi, dunque, il desiderio di metterci a dire chi aveva ragione sin dall’inizio. Ma dopo, finito l’effetto domino che minaccia di travolgerci in Medio Oriente e in Europa, avremmo una gran voglia di dire chi aveva torto.

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