Dentro Chernobyl

C’è un istante, brevissimo, nella seconda puntata di Chernobyl, la serie attualmente in onda su Sky, in cui una donna, richiamata dal rumore dei colpi all’ingresso dei soldati che stanno iniziando l’evacuazione forzata di una intera città, va ad aprire la porta dell’appartamento del grande palazzo brutalista di Pryp’jat’ nel quale vive. Io e i miei amici quella porta l’abbiamo vista. Nel senso che siamo entrati in uno di quei palazzi di Budivelnykiv Prospekt, abbiamo guardato le cassette della posta al centro del pianerottolo che divide le due lunghe ali dell’edificio dove la gente si incrociava per prendere l’ascensore, abbiamo salito le scale per sedici piani fino ad arrivare all’ultimo dove ci siamo separati […]

Un’altra idea di casa

Nella città postindustriale, a Milano, Londra o Parigi, le case popolari, da strumenti di inclusione abitativa e sociale si sono spesso trasformate in pericolose trappole di disperazione. Intonaco scrostato, porte sfondate, ascensori bloccati e cumuli di spazzatura sulle scale. Gli interventi sociali di sostegno faticano a incorporarsi in una strategia continuativa e risolutiva. Architetti e urbanisti guardano da un’altra parte, incapaci di rivivere quella passione sperimentale spentasi nella dismissione ideologica. Si sta però affermando anche una visione alternativa che affronta con determinazione la questione. In questi giorni il premio internazionale BCN-NYC Affordable Housing Challenge, organizzato dai Comuni di Barcellona e New York, è stato assegnato ai progetti congiunti Sistema di costruzione di edilizia popolare […]

Appunti per un salvataggio

People, Prima le persone, è una manifestazione che sabato ha portato in piazza decine di migliaia di persone a Milano per chiedere la fine della discriminazione di stranieri e immigrati e della divisione dei cittadini tra chi ha diritti e chi non ne ha per decreto legge. Per fare un paragone poco più di un anno fa erano i giorni della sparatoria di Macerata, un momento in cui una simile manifestazione sarebbe stata, come in effetti è stata, del tutto inimmaginabile. C’è in giro per l’Italia qualche segnale, timido e in cerca di aiuto, di ribaltamento della retorica governativa sull’immigrazione. E non solo, grazie al cielo (e grazie a quel milione e mezzo di […]

Fake Tav

L’analisi “costi vs benefici” della Tav ci racconta tanto della politica quanto dei media. Hanno torreggiato per un paio di giorni i titoli diffusi a caldo da tv e giornali: «Otto miliardi di euro di perdita secca». L’immediato risultato è stato di confortare l’autostima e le convinzioni di chi quel dato sospettava/desiderava. Quelli come noi, non particolarmente schierati, cercavano qualche lume, ma non lo trovavano. Anche perché nei sottotitoli si faceva appena scorgere un paradosso talmente enorme da farci temere le traveggole. C’è voluto qualche giorno per verificare, nonostante le intemerate di Travaglio, che quell’enorme «perdita» era essenzialmente il venir meno di ricavi pubblici e privati (accise sulla benzina e pedaggi autostradali) eliminati dal […]

Contraddizioni in seno al populismo televisivo

La Fat (Free Air Television), come Rai, Mediaset o La7, si rivolge a tutti, fabbrica visibilità e ne trae ricavi pubblicitari e notorietà (variamente spendibile tra carriere politiche, social, etc). Ed è ovvio che un medium di questo tipo sia come la bicicletta, sempre esposta al rischio del terra terra populista se chi la monta non pedala, specie in salita. È mancata la pedalata, ad esempio, nei vari anni della questione banche dove si è, ben che andasse, organizzato il vociare e non la discussione e l’analisi, col bel risultato di raccontare la favola della contrapposizione del popolo nei confronti delle banche, anziché dei banchieri colti a svaligiarle. E ai più pareva gran peccato stanziare […]

Il Vaso di fiori e l’arte della diplomazia

La settimana scorsa il direttore delle Gallerie degli Uffizi, il tedesco Heike Schimdt, ha esposto nella Sala dei Putti di Palazzo Pitti una riproduzione in bianco e nero del celebre Vaso di fiori del pittore olandese Jan van Huysum, trafugato dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. La copia del dipinto è corredata da cartelli con la scritta «rubato» in tre lingue, italiano, inglese e tedesco, e da una didascalia che ricorda che a sottrarla al museo furono i soldati della Wehrmacht nel 1944 e che ora si trova in una collezione privata tedesca. Il direttore degli Uffizi chiede che il governo tedesco si adoperi per la restituzione del quadro – che è attualmente detenuto […]

Le serie tv ai tempi del videoregistratore

C’è stato un tempo in cui le serie si guardavano in tv, nel senso che dovevano essere trasmesse da qualche canale televisivo italiano per far sì che potessimo vederle. Era cioè un tempo in cui bisognava aspettare che qualcuno (ai piani alti di qualche rete televisiva) decidesse di metterle in palinsesto, a una certa ora di un determinato giorno, e a quell’ora bisognava essere presenti, o perlomeno pronti con il videoregistratore. Sembra un ricordo lontano come quei vecchi racconti di nonna, ma in quel tempo noi c’eravamo, e già scrivevamo su questa rivista. Era un tempo in cui anche solo dell’esistenza di West Wing era a conoscenza appena un ristrettissimo gruppo di iniziati, il […]

Quindicenni perenni

Poi tutto cambiò, il 16 febbraio del 2007. Ma quando cominciai a scrivere su Left Wing – e in generale: per lettori non consanguinei – il pettegolezzo si fondava su poche semplici regole (e di conseguenza la realtà). Angelina era una sfasciafamiglie, Brad uno smidollato, Jen la zitella dai lunghi capelli: precisamente come adesso. Epperò credetemi: in modo diverso. La storia eravamo noi. I giornali – quelli online, aggiornati ogni sei ore; quelli venduti la mattina nelle edicole; quelli recapitati, con squisita eccentricità e significativo ritardo, in abbonamento – si limitavano a distribuire puntini di presunta verità. Informazioni, le chiamavamo. Non erano più affidabili di adesso, solo meno forsennate. Ci davano il tempo di scegliere le […]

Come abbiamo perso la guerra del buon senso

Va bene, le diseguaglianze sono aumentate. Ma c’è una cosa che rimane ripartita in maniera più o meno uguale fra gli uomini, nonostante la fine dei Trenta Gloriosi, la globalizzazione, la rivoluzione neoliberale, la finanziarizzazione dell’economia, la crisi del 2007-2008 e tutto quello che è venuto dopo: il buon senso. Non lo dico io, lo dice René Descartes, in apertura del suo Discorso del metodo. Dice proprio così: «Il buon senso è la cosa del mondo meglio distribuita». E fornisce subito la controprova: «Ciascuno infatti pensa di esserne cosi ben provvisto che perfino quelli che sono più difficili a contentarsi in ogni altra cosa, non sogliono desiderarne più di quanto ne posseggono». Se in […]

Tirarsi su

Comincia a prendere corpo nelle chiacchiere e sui giornali (da ultimo oggi Franco Arminio sul Corriere della Sera) una sorta di lamentazione sulla depressione che, con epicentro al sud, infuria sulla penisola. Non di meteo si tratta, ma di anime, le nostre, che sarebbero piombate in un cronico “sentirsi giù” che paralizza l’azione, dilata le attese, avvolge il nulla col nulla. Così uno, anziché anticipare i francesi nell’indossare il gilet da battaglia, si lascia andare alla sonnolenza pomeridiana, all’account che surroga il sociale, al voto a dispetto, più che disperato. Sono analisi nel contempo esatte e diversive. Esatte perché anche noi leggiamo la cupezza nelle facce di tanti, compresi gli studenti con i quali […]