Un nuovo che profuma d’antico

post-factum

Stamane, poco prima delle 9, caffè alla mano, si zappava di spola fra la politica di Skytg24 e quella di Omnibus La 7. Grazie alla prima, ove dominava la Catalogna, assaporavamo la reminiscenza di un momento di tv (forse in La nonna del Corsaro Nero) che allora ci parve paradossale e oggi si rivela profetico perché due sodali si affratellavano l’uno rivendicando «Cornovaglia libera» e l’altro corrispondendo con «libera Cornovaglia». Sicché, mentre a Barcellona si riempivano le piazze, noi riflettevamo su quel rovesciamento dall’indipendentismo di un tempo, che essendo fuori tempo voleva essere comico, a quello di oggi che, per la stessa ragione, ci pare decisamente tragico. A Omnibus dominava invece il problema del se […]

La via della seta passa per viale Mazzini

post-factum

Può sembrare strano, ma ce lo chiediamo lo stesso: la via della seta (si veda l’articolo di Dario Di Vico sul Corriere della sera di oggi), ovvero la rotta strategica dello sviluppo cinese, riguarda strutturalmente l’informazione Rai a partire dal variopinto assetto di testate e testatine? Probabilmente sì, perché: 1) la via della seta, alla faccia di chi vedeva la Cina totalmente assorbita dal rapporto con gli Usa dirimpettai nel Pacifico, allude al suo sbarco nel bel mezzo del Mediterraneo, con tanto di riferimento al medio evo delle carovane che a staffetta dall’estremo oriente giungevano ad alimentare di merci i traffici delle repubbliche marinare italiane. Insomma, se la Cina sarà, come in molta parte già […]

Lontano da dove

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Cara Left Wing, ieri è stata una giornata come molte altre per uno che fa il mio lavoro (in sostanza: vendere). Alle 8.30 sono partito da Milano. Alle 9.05 sono entrato in Svizzera. Alle 9.55, dopo aver sperimentato l’inatteso talento dei ticinesi di incasinare i numeri civici in un modo da far invidia ai cinesi, cercando di raggiungere gli uffici direzionali delle poste elvetiche sono finito prima in un solarium gestito da una signora apparentemente slava e poi dentro una chiesa di avventisti orientali (nel bel mezzo della loro funzione, ma questa è un’altra storia). Alle 13.40 ho fatto ingresso a Cinisello Balsamo, che ci tiene a far sapere di essere e considerarsi «città […]

Non si vive di solo Istat

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Sul Foglio di ieri Marco Fortis parlava delle revisioni dei dati Istat. Non tutti sanno infatti che gli indici che compaiono periodicamente nei tg sono provvisori e differiscono, poco o molto lo si saprà dopo anni, da quelli “veri”. Problema degli statistici, non fosse che quei dati provvisori, nel mentre che aspettano di essere corretti, orientano le leggi finanziarie, danno fiato alle polemiche fra populisti e popolari, sono pavlovianamente enfatizzati dai mass media, mentre gli elettori votano, i mercati investono, i risparmiatori si spaventano o illudono. E come non sospettare che, mentre noi ci sorbiamo l’incerto dato per certo, i grandi collettori di dati freschi (Google, Amazon, Facebook) la sappiano ben più lunga dell’Istat. E […]

Piccolo è grande

post-factum

Da un articolo del New York Times, ripreso sul Corriere della Sera odierno a pagina 26, abbiamo appreso che gli stilisti di Londra e Parigi trasuderebbero intelletto e filosofia, mentre quelli milanesi baderebbero semplicemente a fare roba che si vende, senza badare, col taglio delle giacche, a trarre un senso dal caos. Nulla, a dire il vero, potrebbe personalmente interessarci di meno perché, male educati da padre giansenista, la visibilità della griffe ci pare da sempre valore sottratto anziché aggiunto alla proiezione pubblica dell’idea che abbiamo di noi stessi. Tuttavia, la diatriba ci ha affascinato col riproporsi del secolare luogo comune per cui i grandi popoli (negli ultimi secoli gli anglosassoni, i francesi e i […]

L’ora di Fazio

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Fazio, col solito Che tempo che fa, ha raccolto 5 milioni di spettatori la domenica sera su Rai 1. Esattamente un anno fa la stessa offerta su Rai 3 era arrivata a 2,3 milioni. Al salto di dimensione dell’audience ha sicuramente contribuito la rendita di posizione di Rai 1, in quanto canale da cui, per l’ordine di precedenza imposto dalla storia e dalla tastiera del telecomando, molti avviano lo zapping serale. Sicché se quel che trovano al tasto uno appena appena gli aggrada, lì si attardano contribuendo – se fanno parte del campione statistico di Auditel – alla conseguente messe dell’ascolto. A conti fatti, nonostante gli estivi e alti lai per il fatturato della ditta […]

Consigli per Franceschini

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Ieri commentavamo qui il tentativo di Franceschini di obbligare i broadcaster a innalzare, e neanche di poco, la quota di fatturato con cui finanziare la produzione made in Italy. Ottima e strategica intenzione per avere più lavoro qualificato in Italia. Il ministro ha detto di avere ricopiato, pari pari, la norma francese. Ma lì il sistema televisivo se lo sono plasmato pezzo a pezzo a colpi di leggi, mentre da noi, or sono quarant’anni, si è lasciato fare ai poteri in campo, e le leggi più che a plasmare hanno badato a ratificare quel che c’era e conveniva al Duopolio fra giornalismo Rai e Publitalia. In più, e non è cosa da poco, il contribuente francese […]

Franceschini e le ruote quadrate della tv

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Leggendo della levata di scudi di tutte le tv (Rai compresa!) contro Franceschini che le vuol costringere a comprare meno a beneficio del made in Italy, abbiamo pensato ai tanti costernati articoli sui nostri giovani che per realizzarsi professionalmente puntano all’estero. Tra questi anche i giovani che aspirano a crescere nello show business. «Ma come – direte voi – abbiamo uno strabocchevole numero di canali tv e di testate giornalistiche, un pluralismo che tutto il mondo ci invidia,  e cionondimeno i lavoratori italiani dell’audiovisivo hanno le pezze al culo?». Il punto è proprio qui: che noi scambiamo per invidia degli altri il loro leccarsi i baffi perché la italica sovrabbondanza distributiva spalanca il paese alla […]

La lunga agonia del talk show

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Ieri sera Presa Diretta, dedicata al Capitale Naturale, dal ciclo delle acque a quello fra vegetali e animali (noi compresi), che determina le nostre condizioni di salute, occupazione e reddito, ha toccato dalle 21.30 alle 23 il 6% di share, corrispondente a 1.500.000 spettatori medi (+340.000 rispetto al precedente lunedì). E così ha superato la somma dei concorrenti: Quinta Colonna, pur arricchita di spazio ludico, con 820.000 spettatori (- 57.000) e Bersaglio Mobile, con 1.087.000 spettatori (391.000 in meno rispetto alla puntata dell’11 settembre). E qui va anche ricordato che martedì scorso in quello stesso orario Bianca (Berlinguer) e Giovanni (Floris) si erano spartiti il minimo storico di 1.700.000 spettatori. Perché Iacona piazza un […]

Il cerchio e la botte del caso Consip

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L’unica cosa che emerge inequivocabile dall’inchiesta Consip, anche a prescindere da declinazioni golpiste, è che una parte dei funzionari pubblici (pubblici ministeri, carabinieri, poliziotti, finanzieri) che indagano su reati e malversazioni ritiene normale (cercando di dire l’enormità che segue nel modo più pacato possibile) dare energia al proprio lavoro giocando di sponda con l’opinione pubblica. Alcuni fanno risalire il fenomeno agli anni 80 e 90, quelli del terrorismo e delle stragi mafiose, quando pareva necessario spezzare l’assedio delle catene di omertà e complicità che, dopo decenni di mancato ricambio della classe dirigente, tenevano per la gola il Paese. E dunque allora si sarebbero svolte indagini in un clima non “normale”, ma come per una […]