Un salario minimo a difesa dei più deboli

In questi anni il Partito democratico ha cercato di contraddistinguere la sua politica di governo per l’occupazione in base a due capisaldi. Primo, creare lavoro, attraverso la semplificazione portata dal Jobs Act, gli investimenti, la creazione di un clima di fiducia nel paese: dopo aver creato quasi un milione di posti di lavoro, possiamo dire di aver centrato l’obiettivo, pur sapendo che c’è ancora molto da fare. Secondo, dare dignità al lavoro, combattendo la precarietà con l’abolizione dei co.co.pro. e delle false partite iva, allargando gli ammortizzatori sociali con la Naspi (indennità di disoccupazione per lavoratori subordinati) e la Dis-coll (indennità di disoccupazione per lavoratori parasubordinati, assegnisti e dottorandi di ricerca), dando vita alle […]

Se due anni non sono abbastanza

Sento da più parti considerazioni contrarie al taglio del limite del contratto a tempo determinato da 36 a 24 mesi. Alcuni sono decisamente contrari, perché di questa flessibilità eccessiva usufruiscono in maniera larga e proficua. È il caso di Confindustria, della cui contrarietà non ci stupiamo. Altri invece, pur con profili diversi, lamentano che questo taglio causerebbe addirittura un aumento della precarietà, perché toglierebbe a molti lavoratori la possibilità di lavorare tre anni di seguito. I dati ci dicono che questa considerazione è fuori dalla realtà. La durata media dei contratti a termine è inferiore ai sei mesi, e le proroghe vengono utilizzate per tenere i lavoratori nel limbo all’infinito (anche di queste stiamo […]

Il vero problema dietro il modello Amazon

Dopo aver gridato «al lupo, al lupo» per trent’anni, il lupo alla fine è arrivato. Nessuno in verità sembra molto contento, però bisogna guardare con favore al fatto che almeno la coscienza dell’arrivo del lupo si è diffusa con una velocità incredibile. Come ha ricordato Raffaele Ventura, pure la stampa di orientamento liberale, di fronte allo sciopero dei lavoratori di Amazon, non ha trovato il coraggio di tirare fuori la solita artiglieria di luoghi comuni su riforme strutturali mancate, scarsa flessibilità e ostacoli frapposti dai carristi del sindacato sovietico al naturale funzionamento del mercato. Eppure solo dieci anni fa anche i più progressisti erano in prima fila a spellarsi le mani ascoltando il Censis […]

Esiste un’alternativa al modello Amazon?

Il sostegno al recente sciopero dei dipendenti di Amazon è stato così trasversale che l’altro giorno persino il Foglio, in prima pagina, se ne felicitava; mentre un altro covo di liberali come Linkiesta pubblicava un articolo a favore della regolamentazione di Uber. Addirittura il Corriere della sera, online, auspicava che le grandi aziende potessero procedere a una più equa redistribuzione dell’utile tra i lavoratori. È forse la prova che i danni provocati dai vagiti della quarta rivoluzione industriale (per non parlare dello stato pietoso del mercato del lavoro in Italia) sono ormai diventati un tema di discussione pure fuori dai circoletti bolscevichi. Ma l’entusiasmo per questo sussulto di dignità del lavoro contro il capitale rischia di occultare […]

Il passo avanti su Tim

La decisione assunta ieri dal Gruppo di coordinamento per l’esercizio dei poteri speciali di Palazzo Chigi su Vivendi e Tim (i cosiddetti golden powers) è seria e importante. Sulla base dell’accertamento del controllo che Vivendi esercita su Tim e in base alla considerazione che la rete fissa di telecomunicazione è, nel suo insieme, un’infrastruttura strategica, ai sensi della legge 21 del 2012, il comitato ha prescritto a Vivendi e a Tim di sottoporre alla futura approvazione del governo e delle autorità competenti (Agcom e Antitrust) i piani e le decisioni rilevanti che si vorranno assumere in merito allo sviluppo e alla gestione della rete, agli investimenti, alle acquisizioni e dismissioni di asset, alla manutenzione, alle […]

I veri errori del caso Bankitalia

Intorno agli aspetti puramente elettorali e di posizionamento politico del caso Bankitalia si possono fare varie considerazioni, che tralascio, perché molto opinabili e poco interessanti. Se invece stiamo al merito della questione, credo che il Partito democratico abbia ragione per almeno due motivi. Il primo è che non possiamo fare finta che la lunga catena di crisi bancarie italiane non ci sia stata. Nascondersi dietro la lettura di comodo data dalle associazioni di categoria e dalla stampa specializzata («le crisi bancarie sono solo colpa della crisi economica») si scontra con un’evidenza che dice ben altro. A differenza dei grillini io non credo che la Banca d’Italia abbia tollerato certi comportamenti per connivenza con i controllati. […]

Su Vivendi-Tim servono risposte chiare

Bene ha fatto il governo ad avviare l’istruttoria formale per verificare l’eventuale attivazione dei Golden Powers dello Stato circa le attività critiche e strategiche svolte da Tim nel settore delle comunicazioni. L’avvio di una vera e propria istruttoria è a mio avviso un atto dovuto, che ho sollecitato nei giorni scorsi, alla luce di una serie di controverse decisioni e comportamenti posti in essere da Tim e dalla sua proprietà in questi mesi. A cominciare dalla fine, e cioè dalla recente acquisizione del controllo in Tim da parte di Vivendi, sancita dalla Commissione europea e “trasformata”, nell’ultimo cda di luglio, nell’acquisizione anche della Direzione e del Coordinamento della attività di Tim. Tanto la formalizzazione del controllo […]

Come uscire dal Fiscal Compact

La probabile prossima integrazione delle regole del Fiscal Compact nei trattati europei – prevista, vale la pena ricordarlo, dallo stesso Fiscal Compact – costituisce un’importante occasione per aprire una discussione sulla riforma dell’attuale governance economica europea. Se pochi anche all’interno delle istituzioni comunitarie ormai credono che il Patto di stabilità e crescita possa avere un futuro nel suo stato attuale, non si può non rendergli almeno l’onore delle armi, riconoscendogli il merito di aver reso politicamente possibile la creazione dell’Unione monetaria e l’introduzione della moneta unica. Tuttavia, non si può negare che esso non sia stato in grado di produrre né stabilità né crescita, e abbia determinato nel corso degli anni danni non piccoli […]

Non si liquida una politica industriale

La vicenda Alitalia impone alcune riflessioni. Non c’è dubbio che la legittima scelta dei lavoratori abbia prodotto un’accelerazione drammatica alla crisi. Il piano rigettato era sicuramente doloroso, ma consentiva di tenere aperta una prospettiva di vita per la compagnia. Oggi il rischio di fallimento e liquidazione è concreto. Ma sarebbe sbagliato considerarlo un esito ineluttabile e prima di accettarlo occorre verificare con attenzione ogni possibile alternativa. Anche perché la vicenda Alitalia qualcosa da insegnare al paese ce l’ha. E soprattutto a chi – per riflesso ideologico – è solito riproporre in modo automatico analisi e presunte soluzioni ripetutamente bocciate dalla storia. Sorrido quando in Italia sento parlare di privatizzazioni come strumento per rendere più efficienti […]

La lezione dei voucher

I voucher sono un capitolo chiuso per la storia del diritto del lavoro italiano, ma non imparare da quello che ci hanno insegnato sarebbe stupido. Chiariamo anzitutto un punto: l’effetto dirompente dei voucher è dipeso dall’introduzione di uno strumento iperflessibile in un mercato del lavoro prevalentemente rigido. Uno strumento che non aveva bisogno di intermediazioni (con il tabaccaio al posto del consulente del lavoro), che creava un’unità di misura oraria, che a fronte dell’usuale burocrazia contrattuale consentiva una regolarità semplice. Troppo semplice: per questo il governo aveva introdotto la loro tracciabilità, per limitarne gli abusi. Non è evidentemente bastato: si è continuato ad utilizzarli come sostitutivi di un lavoro che deve avere maggiori tutele. Molti […]