La guerra dei dati

Il 2019 sarà ricordato anche come l’anno in cui qualcosa è definitivamente cambiato a proposito del discorso pubblico sulle big tech, i giganti della rete che primeggiano non solo nelle quotazioni alla borsa di New York, ma anche nelle nostre vite di utenti del web, dei social, di un crescente numero di servizi digitali e digitalizzati. Solo qualche anno fa, internet, il web, le nuove piattaforme digitali erano tutti concetti cui veniva associato il volto della globalizzazione buona e democratica, l’incontro “disintermediato”, dal basso, di persone che parlavano liberamente ad altre persone. L’11 febbraio del 2011, un messaggio lanciato su Twitter dall’Egitto, con le immagini di piazza Tahrir in festa, annunciava: «Il mondo intero […]

Il suicidio assistito dell’economia italiana

Partiti politici, studiosi e commentatori si sono spesso divisi in fautori di una politica per la crescita, anche a costo di una maggiore disuguaglianza, da un lato, e fautori di una politica per l’uguaglianza, anche a costo di una minore crescita, dall’altro. Entrambi i fronti hanno giurato e spergiurato che grazie alla propria ricetta, per quanto dichiaratamente centrata solo su uno dei due obiettivi, si sarebbe alla lunga ottenuto anche l’altro: i sostenitori della trickle-down economics affermando che della maggiore crescita alla fine avrebbero beneficiato tutti, e tanto più chi ne aveva maggiore bisogno; i sostenitori di politiche più egualitarie affermando che una riduzione delle diseguaglianze avrebbe assicurato le condizioni migliori anche per la crescita. […]

La sinistra è altro dal clientelismo populista

Come si elabora oggi una proposta di politica economica e industriale all’altezza del compito di far crescere l’economia e distribuire equamente i frutti della crescita? Del compito cioè di coniugare sviluppo e solidarietà sociale nel nostro paese? Attorno a questa domanda dovrebbe svilupparsi un dibattito serio tra le file dei progressisti. Si assiste invece a un dibattito contorto e perplesso, perché c’è chi pensa davvero che la manovra del governo italiano contenga effetti redistributivi che vanno nella giusta direzione, con la conseguenza che la timida contrarietà si concentra sulle modalità o sulle soluzioni attuative. Come a dire: noi abbiamo sbagliato a non farlo ma voi non siete capaci di farlo bene. In Italia i […]

L’eccezione spagnola

In uno scenario europeo di divaricazione politica e di indici economici rallentati, la Spagna cresce ancora e vive un momento di cauto ottimismo con il nuovo ciclo politico del governo socialista di Pedro Sánchez. Un’asincronia storica con il resto dei paesi europei che ha un’origine lontana, nei ritardi strutturali accumulati dal franchismo e nella necessaria rapidità modernizzatrice dei governi di Felipe González. Urgenza d’azione, quella del socialista González, ispirata però da un autorevole pensiero riformista radicale. Una politica persistente, che ancora oggi permette di scegliere regole di sviluppo delle infrastrutture e dell’economia fondate sul riequilibrio sociale e culturale. Per comprendere quanto quella visione espansiva sia ancora oggi viva, quanto sia sopravvissuta a cicli politici […]

Un salario minimo a difesa dei più deboli

In questi anni il Partito democratico ha cercato di contraddistinguere la sua politica di governo per l’occupazione in base a due capisaldi. Primo, creare lavoro, attraverso la semplificazione portata dal Jobs Act, gli investimenti, la creazione di un clima di fiducia nel paese: dopo aver creato quasi un milione di posti di lavoro, possiamo dire di aver centrato l’obiettivo, pur sapendo che c’è ancora molto da fare. Secondo, dare dignità al lavoro, combattendo la precarietà con l’abolizione dei co.co.pro. e delle false partite iva, allargando gli ammortizzatori sociali con la Naspi (indennità di disoccupazione per lavoratori subordinati) e la Dis-coll (indennità di disoccupazione per lavoratori parasubordinati, assegnisti e dottorandi di ricerca), dando vita alle […]

Se due anni non sono abbastanza

Sento da più parti considerazioni contrarie al taglio del limite del contratto a tempo determinato da 36 a 24 mesi. Alcuni sono decisamente contrari, perché di questa flessibilità eccessiva usufruiscono in maniera larga e proficua. È il caso di Confindustria, della cui contrarietà non ci stupiamo. Altri invece, pur con profili diversi, lamentano che questo taglio causerebbe addirittura un aumento della precarietà, perché toglierebbe a molti lavoratori la possibilità di lavorare tre anni di seguito. I dati ci dicono che questa considerazione è fuori dalla realtà. La durata media dei contratti a termine è inferiore ai sei mesi, e le proroghe vengono utilizzate per tenere i lavoratori nel limbo all’infinito (anche di queste stiamo […]

Il vero problema dietro il modello Amazon

Dopo aver gridato «al lupo, al lupo» per trent’anni, il lupo alla fine è arrivato. Nessuno in verità sembra molto contento, però bisogna guardare con favore al fatto che almeno la coscienza dell’arrivo del lupo si è diffusa con una velocità incredibile. Come ha ricordato Raffaele Ventura, pure la stampa di orientamento liberale, di fronte allo sciopero dei lavoratori di Amazon, non ha trovato il coraggio di tirare fuori la solita artiglieria di luoghi comuni su riforme strutturali mancate, scarsa flessibilità e ostacoli frapposti dai carristi del sindacato sovietico al naturale funzionamento del mercato. Eppure solo dieci anni fa anche i più progressisti erano in prima fila a spellarsi le mani ascoltando il Censis […]

Esiste un’alternativa al modello Amazon?

Il sostegno al recente sciopero dei dipendenti di Amazon è stato così trasversale che l’altro giorno persino il Foglio, in prima pagina, se ne felicitava; mentre un altro covo di liberali come Linkiesta pubblicava un articolo a favore della regolamentazione di Uber. Addirittura il Corriere della sera, online, auspicava che le grandi aziende potessero procedere a una più equa redistribuzione dell’utile tra i lavoratori. È forse la prova che i danni provocati dai vagiti della quarta rivoluzione industriale (per non parlare dello stato pietoso del mercato del lavoro in Italia) sono ormai diventati un tema di discussione pure fuori dai circoletti bolscevichi. Ma l’entusiasmo per questo sussulto di dignità del lavoro contro il capitale rischia di occultare […]

Il passo avanti su Tim

La decisione assunta ieri dal Gruppo di coordinamento per l’esercizio dei poteri speciali di Palazzo Chigi su Vivendi e Tim (i cosiddetti golden powers) è seria e importante. Sulla base dell’accertamento del controllo che Vivendi esercita su Tim e in base alla considerazione che la rete fissa di telecomunicazione è, nel suo insieme, un’infrastruttura strategica, ai sensi della legge 21 del 2012, il comitato ha prescritto a Vivendi e a Tim di sottoporre alla futura approvazione del governo e delle autorità competenti (Agcom e Antitrust) i piani e le decisioni rilevanti che si vorranno assumere in merito allo sviluppo e alla gestione della rete, agli investimenti, alle acquisizioni e dismissioni di asset, alla manutenzione, alle […]

I veri errori del caso Bankitalia

Intorno agli aspetti puramente elettorali e di posizionamento politico del caso Bankitalia si possono fare varie considerazioni, che tralascio, perché molto opinabili e poco interessanti. Se invece stiamo al merito della questione, credo che il Partito democratico abbia ragione per almeno due motivi. Il primo è che non possiamo fare finta che la lunga catena di crisi bancarie italiane non ci sia stata. Nascondersi dietro la lettura di comodo data dalle associazioni di categoria e dalla stampa specializzata («le crisi bancarie sono solo colpa della crisi economica») si scontra con un’evidenza che dice ben altro. A differenza dei grillini io non credo che la Banca d’Italia abbia tollerato certi comportamenti per connivenza con i controllati. […]