• Galere.

    La teocrazia degli onesti

    Allacciamo le cinture di sicurezza. Se i programmi di governo disegnano un’idea di futuro, quello immaginato per noi dal contratto tra Lega e Movimento 5 Stelle è un capannone abbandonato di una periferia industriale in un giorno di pioggia. Ci sono solo guardie giurate, e sono pronte a sparare. Siamo davanti a una radicale svolta conservatrice e securitaria: la mortificazione del parlamentarismo e del ruolo dei partiti, una privatizzazione dell’azione politica in nome dell’efficienza, l’accentramento dei poteri nei leader grazie al vincolo di mandato e uno scivolamento progressivo verso forme di autoritarismo popolari nell’Europa dell’est, il tutto colorato da una forte spinta nazionalista anti-europea e intollerante. È un programma di governo tetro come il […]

  • post-factum1

    Paradossi antieuropei

    L’elemento più spettacolare delle ultime elezioni è stato il voto di rivolta del fu Regno delle Due Sicilie, che ha posto fine all’unità debole praticata dall’Italia uscita sconfitta e destrutturata dall’ultima guerra. La causa immediata sta nell’esaurimento della leva del debito pubblico e del relativo patto di sostentamento che per decine d’anni ha agglutinato a Roma capitale le borghesie estrattive, i boss delle preferenze, le camorre e mafie territoriali, nonché i tanti che a ridosso ci campavano e che da ultimo, in mancanza d’altro, hanno preso a sperare nel reddito di cittadinanza. Il precipitare economico e dunque sociale del Sud rispetto al Centro Nord inizia con gli anni settanta (al tempo dei «boia chi molla») e […]

  • Abisso.

    La maggioranza oscurantista

    C’è qualcosa di più significativo del «contratto di governo», a ben vedere, che unisce Lega e Movimento 5 Stelle. Questa convergenza ha radici più profonde, nel linguaggio e nel racconto del paese che entrambe le forze politiche hanno adottato negli ultimi anni, in un incrocio di sentimento antistato e di disprezzo verso la faccia liberale della democrazia. È l’oscurantismo il vero collante di questa nuova alleanza. Il loro linguaggio comune nasce dalla rottura del patto tra cittadini e stato, da un profondo rancore verso gli istituti fondamentali della democrazia liberale come descritta nella Costituzione: lo stato di diritto come forma di tutela dei diritti individuali, la democrazia rappresentativa come forma della partecipazione politica, il lavoro […]

  • Giustizia.

    I no-vax del diritto

    La riforma dell’ordinamento penitenziario è in un limbo spazio-temporale. Il governo non è ancora formalmente abilitato ad approvarla definitivamente, non avendo ricevuto il parere – non vincolante, ma prescritto – della commissione parlamentare che ancora si deve insediare. Si tratta di una riforma epocale, discussa e travagliata, necessaria per rimodernare il sistema dopo oltre quarant’anni, che il governo in carica non è riuscito ad approvare in tempo utile prima delle elezioni. Nonostante sia una riforma appoggiata trasversalmente da chiunque si occupi di giustizia, i maggiori ostacoli in questo momento sono politici, e sono rappresentati dalle posizioni di Movimento 5 Stelle e Lega, che si oppongono strenuamente a un provvedimento contrario alla loro ragione sociale securitaria […]

  • Euro.

    La moneta di Prizren

    Cara Left Wing, qualche anno fa mi fermai a parlare con l’amministratore delegato di un’azienda italiana che, insieme a varie altre attività (alcune delle quali, incidentalmente, avevano portato in prigione il suo predecessore), si occupava anche di esportare il nostro usato automobilistico: caricavano decine di bisarche con vetture ormai sfinite, almeno per i nostri criteri – centocinquantamila chilometri e classi di consumo ormai improponibili – e le portavano in Serbia dove, non incredibilmente, riuscivano a venderle senza trucco e senza inganno e ciò nonostante con margini di utile inimmaginabili in Italia. Mi raccontò che stavano trattando con il governo bulgaro per attrezzare un enorme piazzale a ridosso del confine, che sarebbe servito da area […]

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Cosa dicevamo il
7 ottobre 2011
cosa dicevamo

Steve Jobs e l’estetizzazione dell’economia

La grandezza di Steve Jobs è fuori discussione – a condizione che sia chiaro quale sia la discussione da cui è fuori. Sarebbe sciocco non riconoscere il talento di un uomo che ha rivoluzionato la tecnologia e il costume, cambiato con i suoi prodotti il paesaggio di cinema e negozi, studi e uffici, scrivanie e automobili, creato nuovi, enormi mercati inventando le corrispondenti abitudini di consumo e portato un marchio, la Apple, in cima al mondo (o più precisamente: in cima alla classifica della capitalizzazione…)