• Sorridi.

    Lo spettro del dispotismo digitale

    In un’intervista alla Verità, Davide Casaleggio, fondatore dell’associazione Rousseau e tra i leader di fatto del Movimento 5 Stelle, ha affermato: “Oggi grazie alla Rete e alle tecnologie esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile”. E ha aggiunto che “il Parlamento ci sarebbe e ci sarebbe con il suo primitivo e più alto compito: garantire che il volere dei cittadini venga tradotto in atti concreti e coerenti”, ma “tra qualche lustro è possibile che non sarà più necessario nemmeno in questa forma”. Proviamo a prendere sul serio il ragionamento di Casaleggio analizzandone la sequenza […]

  • Spirale.

    Attacco allo Stato di diritto

    Il presidente della Repubblica ha incontrato ieri Matteo Salvini per discutere temi di politica interna. Sembra non siano state oggetto del colloquio valutazioni su decisioni della magistratura. Si è quindi trattato di un surrogato dell’incontro chiesto veementemente da Salvini qualche giorno fa in relazione alla sentenza della Corte di Cassazione sul sequestro ai danni della Lega per la truffa in materia di rimborsi elettorali. Salvini ha in proposito dichiarato che si tratterebbe di una sentenza politica, di un attacco alla democrazia del nostro paese. Proviamo a tradurre in termini istituzionali: un alto rappresentante del potere esecutivo, ministro degli Interni e vicepresidente del Consiglio, contesta in sé, perché contraria a un partito di governo, la pronuncia […]

  • post-factum1

    Sinistra fluttuante

    Senza mappe socioculturali non è possibile pensare la politica nella società di massa. Il difficile del momento attuale è che le articolazioni economico-sociali fissano molto meno d’un tempo l’attività e mentalità dei singoli individui. Del resto, le innovazioni tecnologiche e/o organizzative hanno risucchiato i mestieri e allargato al mondo intero il campo dove si gioca la sorte e il senso delle vite. Scomparendo la forza di gravitazione dei mestieri e dei rapporti di produzione gli individui che vi poggiavano i piedi sono divenuti molecole fluttuanti, ma in misura assai diversa fra sinistra e destra. Nel lato della società dove cresceva la sinistra c’è, per quanto percepiamo, un universo gassoso, dove le molecole collidono a […]

  • Relitto.

    Non sono tempi da opposizione omeopatica

    Da tempo si usa ripetere, come verità universalmente accettate eppure profondissime, che la sinistra ha perso la capacità di offrire una diversa idea di società e che troppo a lungo ha colpevolmente ignorato i problemi reali sollevati dai populisti. È dunque venuto il momento di mettere in chiaro una cosa: l’una o l’altra affermazione potrà anche essere vera, ma di sicuro non possono essere vere entrambe. Tocca decidersi: o si chiede alla sinistra di imporre un diverso modo di guardare ai problemi dell’Italia e del mondo, o le si chiede di misurarsi con l’insieme di problemi e la scala di priorità dettati dai suoi avversari. È un’alternativa secca, che dovrebbe essere al centro della […]

  • Cella.

    La certezza della galera

    In un’intervista al Corriere della Sera, spiegando perché bloccherà la riforma dell’ordinamento penitenziario, Alfonso Bonafede ha detto due cose che mi hanno colpito. Dice il ministro della Giustizia che, premesso che per lui il principio del reinserimento del condannato è la stella polare, la riforma mina alla base il principio della certezza della pena, perché permette ad alcuni di non scontare nemmeno un giorno di carcere. Il ministro evidentemente non sa che, mentre la rieducazione del condannato è prevista dall’articolo 27 della Costituzione, la certezza della pena come la intende lui non è un principio giuridico, e nemmeno etico. La pena, infatti, è sempre certa nel nostro ordinamento, e viene sempre scontata, nelle forme disciplinate […]

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Cosa dicevamo il
10 febbraio 2008
cosa dicevamo

Quando Chiappucci diceva: “Yes, I can”

“Yes, I can” è un pensiero che, prima o poi, attraversa la mente di ogni ciclista. Che si tratti di un’uscita domenicale con gli amici o degli ultimi chilometri di un campionato del mondo fa poca differenza. Funziona così: ci si sente bene, la gamba gira, i muscoli dei polpacci sembrano bielle infrangibili, il cuore batte forte ma non troppo e il respiro è profondo ma regolare. E allora si decide che sì, si può fare, e ci si alza sui pedali. Tutti i ciclisti del mondo, che siano bolsi amatori o tiratissimi fenomeni, sanno tuttavia perfettamente che nove volte su dieci, novantanove volte su cento, l’esito dell’azione sarà fallimentare: la sensazione di potenza […]