• Il tradizionalismo anticristiano della destra

    La nuova destra italiana ha tanti difetti, tra cui quello non secondario di rappresentare un pericolo per la democrazia, ma ha il pregio della chiarezza e della leggibilità delle intenzioni. Antieuropeismo, populismo penale, invito all’autodifesa armata, sacralizzazione della proprietà privata e dei confini, diffidenza per lo stato, xenofobia e un antisemitismo appena camuffato da antiglobalismo sono parte di un’agenda prima ideologica che politica, costruita parimenti contro la cultura illuminista e la dottrina sociale della chiesa. Ed è un’agenda globale, non certo un’invenzione di Matteo Salvini. Questa agenda, più che compatibile con la retorica anticasta, ha come riferimenti internazionali la triade Trump-Putin-Bolsonaro, e sottintende un’idea del mondo, dell’uomo e del ruolo dei cristiani molto diversa […]

  • Come uscire dalla Rete del populismo

    Nessuno può dire con certezza se la crisi della democrazia liberale cominciata nel 2016 con Brexit e la vittoria di Donald Trump si rivelerà un malessere passeggero, destinato a essere più o meno rapidamente riassorbito, o una svolta fondamentale nella storia dell’occidente. Ogni analisi e ogni presa di posizione sulle cause prime e seconde dell’attuale situazione si trova così come in equilibrio su un filo, sempre esposta al rischio di cadere da una parte o dall’altra: dal lato dell’allarmismo ingiustificato, e sempre un po’ ridicolo, o da quello dell’irresponsabile sottovalutazione, che risulta sempre moralmente sospetta. Christian Rocca ha raccolto in un libro, provocatoriamente intitolato Chiudete Internet (Marsilio), una buona parte delle ragioni per cui […]

  • Cosa dovrebbe dire la sinistra a Torre Maura

    Molti di quelli che in queste ore hanno commentato i fatti di Torre Maura lo hanno fatto indulgendo pigramente in chiavi di lettura semplicistiche e inadeguate. E anche il dibattito politico è stato viziato dalle consuete strumentalizzazioni. Io credo servano invece sincerità e onestà intellettuale. Soprattutto per rispetto a quelle periferie e alle moltissime persone che le abitano affrontando ogni giorno enormi difficoltà. La rivolta, le minacce, la violenza che in quelle strade hanno fatto seguito alla decisione di trasferire in un centro alcune famiglie rom, proteste in cui si sono mescolati movimenti di estrema destra pronti a tutto e residenti esasperati da anni di abbandono, non consentono risposte facili. Certo, l’amministrazione Raggi ha […]

  • Il suicidio assistito dell’economia italiana

    Partiti politici, studiosi e commentatori si sono spesso divisi in fautori di una politica per la crescita, anche a costo di una maggiore disuguaglianza, da un lato, e fautori di una politica per l’uguaglianza, anche a costo di una minore crescita, dall’altro. Entrambi i fronti hanno giurato e spergiurato che grazie alla propria ricetta, per quanto dichiaratamente centrata solo su uno dei due obiettivi, si sarebbe alla lunga ottenuto anche l’altro: i sostenitori della trickle-down economics affermando che della maggiore crescita alla fine avrebbero beneficiato tutti, e tanto più chi ne aveva maggiore bisogno; i sostenitori di politiche più egualitarie affermando che una riduzione delle diseguaglianze avrebbe assicurato le condizioni migliori anche per la crescita. […]

  • L’esempio di Medellín

    Sarà anche un modello storiografico ottocentesco, ma in questa fase politica è difficile abbandonare l’idea che la storia d’Italia sia la storia delle sue città. La complessità e le differenze del paese si leggono meglio guardando ai tanti modi diversi di vivere le responsabilità, i diritti e i doveri della vita civile. Modi che hanno radici lontane, nella storia particolare di ogni nostra città. L’intensità della passione partecipativa alle questioni urbane, alle politiche più che alla politica, è però un tratto che le accumuna. Saskia Sassen dice che «la città è uno dei pochi posti in cui chi non ha il potere può fare la storia». Perché le città sono lo spazio dei molti, […]

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Cosa dicevamo il
2 Agosto 2010
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Calippo e rivoluzione

Tanto allarme e tanto moralismo per nulla, intorno alle due ragazze romane del tormentone sul “calippo” e la “bira”. Specialmente da commentatori progressisti, sconvolti dal fatto che due adolescenti intervistate da un giornalista televisivo, sulla spiaggia di Ostia, si esprimano in dialetto. Se ognuno facesse un carotaggio storico della propria famiglia lungo il XX secolo, prima di parlare, forse sentiremmo meno scemenze. Fino a cinquant’anni fa le classi popolari non solo parlavano (esclusivamente) il dialetto, ma erano anche analfabete, a favore della pena di morte, pensavano che la verginità prima del matrimonio fosse un dovere della donna e che andare a puttane fosse la naturale vita sessuale dell’uomo. Eccetera. Mia nonna Ines (nata nel […]