Disobbedienti

Mai più alle manifestazioni con i disobbedienti, dice D’Alema. A fare così si finisce per perdere il contatto con i propri elettori, risponde Aprile. A naso ci sembrava preferibile la posizione di D’Alema, ma ci siamo imposti di dedicare alla questione un supplemento di riflessione, perché prenderci la responsabilità di scontentare gli elettori a una settimana dalle elezioni proprio non ci andava. Abbiamo dunque ripensato alle tante iniziative dei disobbedienti, dagli scudi di plexiglas agli assalti alle pompe di benzina, dalle tute bianche ai cassonetti bruciati. E non abbiamo capito bene cosa c’entrino con i nostri elettori, che forse non saranno così estrosi, ma almeno da qualche lustro in qua non sembrano così inclini a rivendicare come atto di disobbedienza entrare in un supermercato, rubare da mangiare e da bere, sfasciare tutto e poi tornarsene in mezzo al corteo gridando contro le ingiustizie del mondo.
Ma soprattutto ci siamo ricordati dell’ultima volta in cui ce li abbiamo portati, i nostri elettori, a una manifestazione con i disobbedienti. I quali, tutt’altro che accoglienti, hanno cercato di picchiarli. Ecco, se quel giorno quelli di Aprile fossero stati lì con noi, invece che a debita distanza nel “loro” spezzone, forse oggi avrebbero le idee un po’ più chiare su quello che i nostri elettori vogliono.