Teenager

Il lungo dibattito estivo dei trentenni diessini che hanno occupato per settimane le pagine dell’Unità ha partorito un documento di cui discuterà il congresso dei Ds. Due cartelle con un passaggio particolarmente apprezzabile in cui si spiega che la risposta alla questione generazionale non può che stare nella costruzione di un nuovo soggetto politico riformista. E che la federazione va bene se è un primo passo per arrivarci. L’hanno firmato in tanti e quelli di Aprile si sono arrabbiati. Aldo Garzia ricorre alla celebre dichiarazione di dissenso di Ingrao con Longo, del 1966. Oggi, scrive Garzia, al posto di Luigi Longo c’è Piero Fassino. “Dissentire, ammettiamolo, dovrebbe essere più facile”. La tesi di Garzia è affascinante: l’unanimismo è un male, dunque il consenso raccolto dal segretario non è una forza, ma una debolezza. Si delinea così una nuova dottrina del dissenso preventivo, all’interno della quale un ruolo di primo piano spetta ai giovani che devono dissentire “per funzione”. La teoria non ci pare granché efficace, ma soprattutto non vorremmo veder precipitare i giovani quadri diessini, a trent’anni suonati, in una crisi tardo adolescienziale (va però dato atto alla coerenza del fu correntone, che fedele a tale impostazione al congresso si è diviso in tre: Salvi da una parte, Mussi dall’altra e la Bandoli per i fatti suoi).

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