Branzino al Ricard

Branzino ho notato il tuo pallore”.
“No, sto molto bene, anzi sto godendo. Mi vedi pallido perché mi hanno tolto la pelle”. “Da dove vieni?”.
“Dal Mediterraneo luminoso. E qui è tanto buio, sento la tua voce ma non ti vedo bene. Sei l’uccello del piano di sotto?”.
“No, quella è Anatra. Io sono Muggine Essiccato”.
“Chi?”.
“Il mio nome volgare è Bottarga, da grattuggiare su spaghetti o linguine quando là fuori il tempo scarseggia e bisogna mangiare in fretta”.
“Capisco. No, io sono di lunga preparazione”.
“Raccontami, ti prego, prima che ti portino via. Quanti ne ho visti passare di qui come te e di tutte le razze… qui da noi il freddo livella i valori e non ci sono differenze. Siamo tutti indispensabili, non ci sono disuguaglianze”.
“Muggine, mio fresco amico, sono in piena estasi adagiato su un letto di cipollina bianca impregnata di un bicchierino di Ricard. Il profumo di anice mi inebria e la cipollina mi protegge la schiena dal fondo del tegame”.
“Peccato che io non possa godere del tuo profumo. L’essiccazione mi ha reso orfano dell’olfatto ma vedo dei fiocchi di burro intorno a te”.
“Mi accompagnano nel viaggio ma siamo solo all’inizio. Posso raccontarti il resto se vuoi, ma prima dimmi: tu sei davvero felice di vivere qui?”.
“Sì ma lo sarei ancora di più se quei lampi di luce che entrano all’improvviso, ogni volta che si apre il frigorifero, non mi facessero percepire il malessere che alberga nel cuore degli abitanti al di là di questa porta. Potrei azzardare una ricetta…”.
“Ma il tuo dovere è far parte di una ricetta!”.
“Lo so, certo. Ma lasciami dire: scarta la gelosia come togli le bucce alle patate, elimina l’arroganza come butti via i fondi di cottura andati a male, e vedrai che il rispetto levita come il pane cotto in un forno a legna.”
“Sei un filosofo, tu? O parli così perché sei il più anziano? Mi hai commosso”.
“Sì, mio caro amico, siamo qui per far felice chi spesso felice non vuol essere. Ma questa è retorica, come mi ha detto una volta una gallina che, a mio parere, si era troppo innamorata degli uomini. Ora raccontami di te”.
“Posso dirti che l’apparenza inganna, quello che vedi non è tutto. Dentro di me battono insieme un cuore di sedano e di finocchio, gambi di prezzemolo e la parte bianca di un porro insieme a foglioline di dragoncello finemente sminuzzate, prima insaporite per pochi minuti con sale, pepe e poco burro. Ma perché mi guardi così?”.
“Mi colpisce l’assenza dell’olio”.
“E’ vero, ma il burro si sposa meglio col Ricard e amalgama alla perfezione tutto il resto”.
“E poi?”.
“Grandi foglie di lattuga immerse in acqua bollente per un attimo, asciugate e poi adagiate su di me. Nel forno a fuoco dolce comincia il sogno”.
“Quale sogno?”.
“Che l’arsura provocata dal calore venga mitigata oltre che dalla delicata salsa al dragoncello da una stupenda bottiglia di Chateauneuf-du-Pape bianco”.
Muggine Essiccato si commosse nel raccogliere le ultime, così soavi parole di Branzino. Per quell’amico che partiva un altro sarebbe arrivato, portando un’altra storia il cui finale avrebbe avuto come spettatori gli abitanti di quel singolare condominio.

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