Carbonara

Lei si era svegliata quella mattina al canto del gallo ed era subito corsa a sgambettare nell’orto. Era una giornata serena. Il sole si affacciava da dietro gli alberi e il rumore del torrentello dava a quel risveglio la certezza che un’altra notte era passata nel dovere di far nascere l’uovo, quell’uovo che da lì a poco avrebbe depositato sulla paglia. I suoi occhietti erano vispi e muoveva la cresta al ritmo di una musica che veniva da lontano. Guardava le altre galline come se non le vedesse. Il suo uovo era sempre il più grande e lo deponeva come fosse un diadema sulla testa di una regina. Poi restava a guardare quelle mani furtive che le raccoglievano tutte insieme. In quel momento forse lo sgambettare poteva anche apparire come un mite rimprovero per il lavoro amorevole di una notte che non veniva considerato unico. Ma subito passava alla toilette del suo becco e anche se il cuore batteva forte per la separazione appena avvenuta, il pensiero della gallina si sottraeva a ogni recriminazione. Da quel momento, andava ripetendo dentro di sé, a futura memoria, che il suo compito era di portare la felicità agli ingordi. Perché Lei si è fermata? Mi sta guardando? Vorrà dirmi qualcosa? Gallina finse di non accorgersene ma le tremavano le zampe. “Sei la Preferita e lo sai, la Carbonara di oggi porterà il tuo nome per inorgoglire la tua cresta’’. Gallina corse via sculettando colma di gioiosa vergogna. Ed ecco aprirsi il tuorlo in un trionfo di colore nel fondo della zuppiera (l’albume altrove). Un cucchiaio di latte, una presa di sale, sottili lamelle di burro, e pepe bianco (fiore del pepe comune) pestato nel mortaio di legno. E parmigiano e tutti insieme ad abbracciarsi e a confondersi in un’unica crema dal colore dominante del giallo (il marchio di qualità di Gallina). Il cucchiaio amalgama ed è il suono di un oboe al quale fa eco il ritmo vivace dell’acqua che porta a cottura i rigatoni lisci, e poco più in là risponde agli accordi lo sfrigolio dei dadetti di bacon che si rotolano in una lacrima di olio e un fiocchetto di burro e un sospiro di pepe, attenti a non stonare per non precedere né anticipare la cottura della pasta. Ed eccoli finalmente tutti riuniti rivoltarsi e rivoltarsi nella zuppiera per compiere il miracolo. Nel palato scivolano con la morbidezza del velluto. La cucina dà sull’orto in quella casa di campagna immersa nel verde. E il silenzio degli ingordi è rotto dallo zampettare di Gallina che passa e ripassa davanti alla finestra e sbircia quei volti ricurvi sui piatti a gustare il cibo degli angeli: “Non sono poi così diversi da noi” coccodeggia Gallina. E se ne torna nel pollaio a disperdere un girotondo di colleghe gelose del suo successo.

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