Il declino ortopedico dell’Italia

Voi cosa pensereste di un padre che si vantasse di avere incassato 1,55 miliardi di euro da parte di un ricco americano, in cambio del solo diritto di non rivedere mai più sua figlia, sciogliendo fidanzamento e contratto prematrimoniale? Probabilmente pensereste qualcosa di simile a quello che abbiamo pensato noi leggendo le grida di giubilo su tutta la stampa nazionale per l’accordo trovato in extremis tra General Motors e Fiat. Intendiamoci, il sollievo ci pare più che giustificato, visti i cupi scenari che si cominciavano a profilare. Ma forse il clima di festa e le danze da parte di manager e sindacalisti, ministri e partiti di opposizione danno anche un altro segnale. Le esplosioni di entusiasmo al sentire che pur di non doversi comprare la nostra principale azienda automobilistica gli americani sono disposti a sborsare miliardi, ecco, tutto questo forse dà anche la misura di quale sia oramai la fiducia che l’intero paese nutre in se stesso e nelle proprie risorse.
Non vogliamo ritornare anche noi sulla stanca polemica a proposito del declino, che è poi il corrispettivo “economico” della polemica sul regime: la democrazia è negata perché c’è il regime, l’economia è malata perché c’è il declino (come recita il mantra meno convincente dell’opposizione radicale). Resta però da chiedersi se una volta esaurito lo champagne e festeggiato come merita il divorzio da General Motors, qualcuno abbia ancora una qualche strategia in mente, non solo per la Fiat, che non sia pura navigazione a vista. Sulla Rai, alla privatizzazione prevista dalla Gasparri (che come noto non privatizza nulla) Romano Prodi aveva contrapposto una proposta coraggiosa, in linea con le considerazioni del garante Giuseppe Tesauro. Poco dopo sono cominciati però i distinguo e le precisazioni all’interno del centrosinistra, mentre chi quella proposta avrebbe dovuto portare avanti, al momento, risulta scomparso in circostanze misteriose.
Dopo gli scandali Cirio e Parmalat, dopo le infinite polemiche tra Fazio e Tremonti, la legge di riforma del risparmio andrà in aula il 21 febbraio. E dopo tutte le proposte di riforma avanzate e discusse per mesi – a cominciare da quelle più elementari e generalmente condivise su durata del mandato del governatore e poteri di vigilanza antitrust – i capitani coraggiosi che avrebbero dovuto promuoverle paiono scomparsi in circostanze altrettanto misteriose.
Il declino dell’Italia non è un fatto puramente economico e viene quasi il sospetto che questa volta abbia una ragione innanzi tutto ortopedica. Il sospetto che sia la postura sbagliata, l’abitudine a tenere la testa piegata e l’occhio fisso sul proprio ombelico, a rovinare la spina dorsale del paese. E che evidentemente nemmeno i lunghi anni di fisioterapia imposti da Maastricht alla sua classe dirigente sono riusciti a correggere definitivamente.

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