Sic transit gloria rugby

Quindici mesi fa Martin Johnson, capitano dell’Inghilterra, sollevava in aria la Web Ellis Cup, il trofeo che spetta ai campioni del mondo di rugby. La sua squadra consacrava una sostanziale supremazia durata tre anni (tre sole sconfitte su trentasette partite dal 2001 a tutto il 2003) dominando una coppa del mondo da favorita. Con il suo gioco a tratti noioso, prevedibile, ma inarrestabile e preciso come un orologio, sembrava una compagine che nessuno potesse battere. Nessuno tranne se stessa, evidentemente, con la complicità dell’anagrafe e della malasorte.
Tornato in partia Johnson annunciò subito il ritiro, seguito da altri stagionati campioni come Neil Back, Kieran Bracken e il super veterano Jason Leonard. Defezioni che aprirono i primi buchi nel cuore di una formazione che si poteva quasi dare a memoria. A questo si aggiunse la lunga indisponibilità per infortunio di Johnny Wilkinson, il letale mediano di apertura autore del drop vincente nella finale mondiale, che proprio da quel 22 novembre di due anni fa manca in nazionale. Nel corso del 2004 gli inglesi hanno inanellato un terzo posto con due partite perse nel sei nazioni (per loro uno dei peggiori risultati degli ultimi dieci anni) e quattro sconfitte su quattro test match contro Australia e Nuova Zelanda. Con l’autunno la situazione ha cominciato a farsi pesante, e sono arrivate le dimissioni del tecnico, Sir Clive Woodward e il ritiro di Lawrence Dallaglio, il carismatico terza centro che aveva ereditato da Johnson i galloni di capitano. Ma nonostante gli avvicendamenti i risultati continuano a mancare: un allenatore, due capitani e tre mediani di apertura dopo la finale di Sydney i campioni del mondo si ritrovano in fondo alla classifica del sei nazioni senza vittorie dopo due giornate. Nell’ultimo impegno contro la Francia erano solo cinque i reduci della coppa del mondo in campo. In programma per domenica c’è una scomodissima trasferta in quel di Dublino, decisamente il posto meno amichevole che potesse toccare ai bianchi della regina per fare l’ennesimo esperimento.

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