Le nozze penitenziali di Camilla

Ce l’hanno fatta. Con trentacinque anni di ritardo Carlo e Camilla si sono sposati. Dopo essere stato osteggiato, rimandato e pure posticipato in extremis, il matrimonio ha finalmente avuto luogo sabato pomeriggio nel municipio e più tardi nella cappella di San Giorgio a Windsor. Con questo speriamo sia chiusa, ma veramente chiusa, la più antica telenovela ancora in onda (dopo Sentieri). Ma con questi due protagonisti è difficile dirlo. Di certo un’ulteriore puntata sarebbe fatale per la salute della Regina.
Facevano un po’ tenerezza i due attempati sposini, perché nel giorno che segnava il coronamento del loro amore, quello che avrebbe dovuto chiudere il chiacchierato passato, o almeno far girare pagina (ai tabloid), ogni dettaglio sembrava voler ricordare gli imbarazzanti precedenti, tanto da far sospettare un preciso intento persecutorio. La cerimonia in municipio era inevitabile e così simpaticamente poco aristocratica. Quel che forse sarebbe stato meglio evitare era il vestito bianco di Camilla. Non perché non se lo potesse permettere (anzi, ci piace pensare che lei, come un po’ tutte le donne – quale che sia il loro passato – desiderasse sposarsi in bianco), ma perché in questo modo era sinceramente impossibile frenare i commenti più banali in proposito. E’ anche con colori strategici che si vincono certe battaglie. Con l’abito per il rito religioso, invece, Camilla ha vinto la battaglia del buongusto. Va detto che le sue avversarie erano tutt’altro che imbattibili, prima fra tutte sua figlia, che aveva deciso di portarsi in giro un piccolo cespuglio di rami secchi, deliziosamente poggiato sulla testa. La cerimonia in chiesa, poi, era pura fiction. Il matrimonio non si poteva celebrare e allora hanno pensato bene di organizzarne uno finto. Dopo il fondamentale pentimento (a ricordarci di nuovo l’ingombrante passato), l’arcivescovo di Canterbury benediceva gli sposi con una formula che ricordava in tutto e per tutto il giuramento di rito, solo che i due si erano già sposati un paio d’ore prima. Lo potremmo definire un matrimonio light: per fedeli con divorzio a carico.

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