Sfondati

Domenica scorsa, per l’ennesima volta, sul principale quotidiano italiano l’analisi di Renato Mannheimer si apriva sotto quello che da almeno due anni possiamo considerare il suo titolo di default, probabilmente già impostato nel sistema editoriale prima ancora che il professore abbia inserito un solo dato: “Polo sconfitto, ma l’Unione non sfonda”. A leggere le cifre, poi, si vede che nel proporzionale (dove da sempre il Polo va assai meglio che nel maggioritario) il centrodestra oscilla tra il 40 e il 45 per cento, mentre l’Unione tra il 45 e il 50. A leggere l’analisi, si vede che il sondaggio conferma sostanzialmente il dato delle regionali per il centrodestra, mentre nel centrosinistra l’effetto bandwagon (“salita sul carro del vincitore”) ha “ulteriormente accresciuto” i consensi. Evidentemente l’11 a 2 delle regionali non è stato uno “sfondamento” dell’opposizione, se nemmeno l’ulteriore crescita di quei consensi basta a dire che l’opposizione “sfondi”. Ma la logica è tutta nel titolo, in quella congiunzione avversativa: “Ma l’Unione non sfonda”. E’ l’idea del quotidiano che si erge da solo contro tutte le avversità, che avversa il centrodestra di Berlusconi e il centrosinistra di Prodi. Un approccio che assomiglia a quelle posizioni terzaforziste che spesso si vedono in politica, ma che stupiscono nel Corriere, essendo tipiche di formazioni minoritarie costrette dal loro scarso peso a rifugiarsi nell’elitismo (in particolare tra quelle élite che si riuniscono spesso nei bar della Capitale, per osservare come destra e sinistra siano la stessa cosa, perché in fondo è tutto un magna-magna).

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