Nudisti

Domenica 5 giugno è stata la giornata mondiale del naturismo. Siccome se ne è parlato un po’, ho scoperto che esiste un bel drappello di nudisti in Italia e anche una Federazione (Fenait) con sede a Torino e uno statuto di 22 articoli. L’art. 4 ammonisce che, sì il naturismo è un “modo di vivere che trova la sua essenziale espressione nella nudità collettiva”, però, “incoraggia anche la pratica della vita all’aria aperta”. Il sito ufficiale è chiaro: “il naturismo insegna al rispetto di se stessi, degli altri e alla tolleranza”. Una tolleranza però sovente negata ai “nudi”. Massimo Guiggiani, uno di loro, esibisce orgoglio: “Due sentenze della Corte di Cassazione hanno stabilito che il naturismo è legittimo là dove è consuetudine”. Fossi in voi, tenendo bene in mente questi virgolettati, proverei ad andare all’Isola de Le Porquerolles, paradiso dei nudisti, ma anche parco marino della Costa Azzurra. Ecco, ammettiamo che abbiate una passione smodata per il mare e non sappiate che esiste una zona off limits ai “benpensanti”, e il battellino della domenica vi lasci proprio sull’ultima spiaggetta, una sorta di libera repubblica de facto. All’imbocco di un sentiero trovate un cartello minaccioso: l’immagine di un costume cerchiata in un segnale stradale che indica divieto. Sarete costretti – voi che siete tolleranti e rispettosi sul serio – a rimanere al bar del porticciolo dividendo il bancone con un ometto stempiato in Lacoste verde e senza braghe. Che è pure simpatico, ma ha la terribile inclinazione al totalitarismo, propria dei settari.

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