Memorie di Roberto

La dichiarazione del presidente Rai Claudio Petruccioli in difesa della carica corrosiva di RockPolitik risulta piuttosto impegnativa: “Nessuno chiede quale fosse il politico colpito da Molière ai suoi tempi”. Tanto per orientarci, Molière è quello a cui impedirono per un po’ di anni di mettere in scena Il Tartufo, perché commedia contraria alla religione. Scambiarlo per un Adriano Celentano qualsiasi non è carino. E anche Roberto Benigni, se uno ci pensa su, cosa ha mai fatto di tanto rivoluzionario da meritare di essere ricordato, poniamo, fra tre secoli? Sì, la sferza irridente del toscanaccio, la satira beffarda e cose così. Ma ci pare che sia stato il solito copione. Pure la scena della lettera s’era già vista in Non ci resta che piangere, dove era già una rimasticatura di Totò. E il travestimento da donna e la gag appena abbozzata dello spogliarello della bellona? Idem. Almeno il Totò d’avanspettacolo intimava, pistola alla mano: “E levati le mutande!”. Ecco, se l’avesse fatta denudare veramente e in prima serata, allora sì che sarebbe stata tv sovversiva. E nel 2308 il Petruccioli di turno avrebbe potuto dire: “Nessuno chiede quale fosse il comico scimmiottato così genialmente”.

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