La nuova musica ribelle

Il disco che sta suonando a Bologna è una musica già sentita. Dopo le bombe a Cofferati, le vestali della disobbedienza hanno tirato fuori la solita domanda dell’uomo qualunque antagonista: cui prodest? “E’ un attentato sospetto – hanno detto – contro di noi”. Insomma, fanno capire con il loro atteggiamento cospiratorio, mafioso e cialtrone, che le bombe – chissà – le potrebbe aver messe lo stesso sindaco. O la “pula”. O la Cia che “ci spia e non vuole più andare via”. Ma via! Se ci sono delle prove che si mettano in piazza o si taccia per carità di patria. E c’è anche un altro rewind: il polveroso mondo dell’intellighenzia in giacca di velluto che pondera, disquisisce, dice “sì, però”. Francamente non se ne può più di questi tic. C’è in giro un puzzo di naftalina che una sinistra che vuole mandare via Berlusconi non si può più permettere. Quindi – compagni – rimettiamo i vecchi paltò negli armadi, “molliamo le menate” e mettiamoci veramente “a lottare”: dimostrando come si governa.

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