Le vibrazioni del Censis

Lo dico senza moderarmi: io amo il Censis. Mi entusiasmano le immagini frizzanti e il lessico iperbolico al limite della sperimentazione. E il 39° Rapporto sullo stato dell’Italia mi ha persino regalato una puntina d’orgasmo quando ho scoperto che finora ho vissuto in uno stato di “atonia rassegnata”, ma che adesso ho una “vibrazione reattiva”. Certo, sono soltanto segnali, balugini di “ripartenza economica”, ma intanto ho “ripreso a stare dentro le cose”, a “mondialeggiare con presenze minute e diffuse”. E ciò grazie al “grappolo delle originarie scelte”. Che poi sarebbe lo “sviluppo incrementale della pazienza antica” che si coniuga – anche in me – a una “collettiva tonalità emotiva”.
I sociologismi affumicano la realtà, la sociologia seria invece tenta di descriverla, magari con qualche acrobazia linguistica. E i ricercatori del Censis, oltre a essere brillanti, sono seri. Solo una domanda però. Visto che “ripartenza economica” fa tanto Trapattoni e che qua ci sarebbe bisogno di schemi nuovi, se la sentono di cambiare mister e modulo? Perché spiacerebbe che tutte queste immagini servissero, molto banalmente, a tirare la volata al vice allenatore. Che – metafora per metafora – predilige ancora il vecchio calcio democristiano.

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