La prima vertenza del reality

A Mediaset quest’anno il calcio non porta bene. Dopo che Serie A ha portato un numero di problemi di gran lunga superiore agli spettatori, a peggiorare la situazione ci si è messo pure Campioni, il reality calcistico di Italia 1. Gli ascolti di questa stagione sono molto bassi, perfino più dell’anno scorso, e la trasmissione rischia di chiudere in sordina. Essendo infatti legata al campionato del Cervia, non possono neppure staccarle la spina e porre fine alle sue sofferenze. Sarebbe come interrompere il Grande Fratello lasciando i concorrenti chiusi nella casa; inevitabilmente finirebbero per chiedersi cosa ci rimangono a fare lì dentro. Che è un po’ quel che si stanno domandando anche i giocatori di Campioni. Non appena hanno saputo che la rete era seriamente intenzionata a ridimensionare il programma (mandando in onda solo la partita domenicale e cancellando le puntate giornaliere, la diretta del sabato, nonché il premio finale del ritiro con Inter, Milan e Juve) hanno deciso di organizzare una protesta in piena regola. Durante la trasmissione del sabato tutti i giocatori hanno indossato una maglietta con la scritta “Il sogno non può finire”. Se non fosse un reality, farebbero quasi tenerezza. Chi invece ci fa tenerezza sul serio è il conduttore, Daniele Bossari, a cui questo tipo di programmi non porta per niente fortuna. Dopo Popstar sembrava lanciato grazie alla prima edizione di Saranno famosi, che invece rischiò di naufragare spaventosamente un attimo prima che la De Filippi ne prendesse le redini e la portasse al successo. Il problema potrebbe essere proprio quella sua aria dolce e tendenzialmente simpatica. Se fossimo in una serie tv, Daniele sarebbe John Carter, al secolo quello a cui tutti vogliono bene, ma che non è in grado di reggere un telefilm da solo. Di conseguenza, alla sua seconda grande occasione siamo di nuovo allo stesso punto. Ma stavolta non è più solo: condivide la sua sorte con tutti i giocatori di Campioni, che mica vogliono arrendersi. Hanno già annunciato che quella delle magliette è stata solo la prima di una serie di azioni dimostrative. Perché la loro è una vertenza sindacale seria e non permetteranno a Italia 1 di andarsene via con il pallone.

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