Il caso McNabb

Città natale – fra gli altri – di Will Smith, Philadelphia è fra le metropoli con la più alta percentuale di neri sul totale della popolazione. Due squadre, fra basket e football, potenzialmente da alta classifica con talenti “colored” da prima pagina: Allen Iverson, playmaker dei 76ers, e Terrell Owens e Donovan McNabb, ricevitore e quarterback della squadra di football degli Eagles. Non è forse un caso che quest’ultimo abbia trovato casa proprio a Philadelphia e sia indicato come uno dei più talentuosi quarterback afroamericani. Merce rara, in un ruolo storicamente dominato da bianchi.
McNabb il suo lavoro lo sa fare, niente da dire. Forse è caratterialmente un po’ fragile e quest’anno il suo gran braccio s’è visto poco. E poi non esce dalla tasca nemmeno quando si apre un’autostrada, al contrario di Michael Vick – quarterback nero degli Atlanta Falcons – che si metterebbe a correre con la palla anche contro un muro. A inizio stagione gli Eagles puntavano dichiaratamente al Superbowl. A vincerlo, dopo essere stati beffati dai New England Patriots di Tom Brady poco meno di dodici mesi fa. Fatto sta che dopo un ottimo inizio la squadra non gira come dovrebbe, McNabb accusa precarie condizioni fisiche e inizia a prendere più colpi fuori dal campo che dentro. Il più clamoroso arriva proprio dal compagno di squadra Terrell Owens, wide receiver fenomenale e – come quasi tutti i talenti puri – imprevedibile. La squadra non lo supporta – dice – i compagni non lo cercano abbastanza e McNabb non è all’altezza del ruolo. La bordata squassa lo spogliatoio e la società fa quello che poche squadre di calcio avrebbero fatto: mette la “primadonna”, il talento senza eguali, fuori rosa. Con il supporto della federazione la stagione di Owens finisce lì.
Tutto bene, quindi? Per niente: Donovan McNabb, dicevamo, ha il carattere di porcellana e senza le mani fatate di T.O. a ricevere palloni in profondità gli Eagles iniziano a imbarcare acqua. A colpirlo duro, a inizio dicembre, è J. Whyatt Mondesire, presidente del ramo di Philadelphia della Naacp (National Association for the Advancement of Colored People). In una colonna del Philadelphia Sunday Sun, Mondesire definisce McNabb “un mediocre”. Quando due anni fa il commentatore dell’Espn Rush Limbaugh osò definire McNabb “sopravvalutato” perché i media volevano avere un quarterback nero di successo, fu proprio la Naacp a chiederne la testa, ottenendola. McNabb è chiaramente spiazzato, gioca per l’ennesima volta la carta razziale senza rispondere alle accuse (“pensavo che la Naacp non parlasse male degli atleti afroamericani”) e Mondesire rincara la dose dicendo che McNabb “proprio non ci arriva”. La questione è semplice, e non c’entra col colore della pelle: senza T.O. la palla va spesso a terra. Dove finisce la bravura di McNabb e inizia quella del wide receiver, nominalmente uno dei più grandi in circolazione? Definitivamente fuori per infortunio, McNabb avrà l’anno prossimo per smentire i suoi ormai numerosi critici. Le parole di Mondesire, di certo, non le digerirà facilmente.

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