Il riposo del Cavaliere

Simili a quegli abitanti dei paesi baltici che l’ultimo dell’anno si lanciano completamente nudi nelle acque gelate, dopo l’uscita di scena di Antonio Fazio e la nomina di Mario Draghi al vertice della Banca d’Italia, tanti illustri politici e autorevoli commentatori si sono gettati sulle pagine dei giornali per festeggiare l’inizio della nuova era. Abbiamo fatto fatica ad arrivare all’ultima riga di molti di tali articoli, per lo stesso irrefrenabile impulso di distogliere lo sguardo che abbiamo provato osservando la corsa di quei giovani dell’est, trasmessi come di consueto a capodanno da tutte le televisioni del mondo.
Dalla prima pagina del Corriere della sera, tanto per fare un esempio, Ernesto Galli della Loggia ha lungamente redarguito la sinistra e la destra che si attardano nel denunciare oscuri complotti, invece di rassegnarsi alla sconfitta e fare autocritica. Ma i più svegli tra i suoi colleghi opinionisti pensavano già al domani, invitando più o meno implicitamente il nuovo governatore a rigare dritto, i partiti non ancora piegati ad abbassare la cresta sotto il peso delle inchieste o delle semplici insinuazioni, le cooperative a rientrare nei ranghi e a non mettersi più sulla strada dei nostri capitalisti-editori. E buon anno ai lettori.
Ci sarà tempo per ripercorrere le vicende di questi anni, riportando alla luce quello che oggi si vorrebbe rapidamente dimenticare. Ora abbiamo ben altro di cui preoccuparci, perché grazie a una simile campagna si è compiuto il miracolo: Silvio Berlusconi può di nuovo vincere le elezioni. Può utilizzare appieno le sue televisioni per seminare dubbi e incertezze nell’elettorato avversario – operazione che non avrebbe mai potuto funzionare se quelle stesse calunnie non avessero ricevuto la legittimazione del Corriere della sera e di tanti altri grandi giornali – può raccogliere i frutti dell’incessante lavorio dei tanti Marco Travaglio ed Enrico Deaglio (ricordate la copertina di Diario sul “Compagno Ricucci”?) e può sinceramente ringraziare il cielo – o più semplicemente Paolo Mieli – per la manna che gli è piovuta nel momento del massimo bisogno. Il declino economico, le leggi ad personam sulla giustizia, lo stesso coinvolgimento suo e di tanti suoi ministri e sottosegretari nello scandalo bancario sono già dimenticati, sommersi dalle insinuazioni e dalle prediche moralistiche su Unipol e Bnl. Non è questo il più incredibile dei miracoli? Pensateci bene: Silvio Berlusconi che si appresta a condurre e magari anche a vincere una campagna elettorale sulla separazione tra affari e politica. Se glielo avessero detto soltanto pochi mesi fa sarebbe morto dalle risate.
Tuttavia non daremo soddisfazione a Galli della Loggia: non è in corso alcun complotto dei poteri forti. Innanzi tutto perché i poteri forti in Italia non esistono. Esistono alcuni industriali pieni di debiti, che siedono perlopiù nel salotto buono di Mediobanca e nel patto di sindacato Rcs, che guidano la Fiat e la Confindustria. E di qui controllano il Corriere della sera, la Stampa e il Sole24ore. E a partire dal Corriere e dal suo direttore in questi anni si è spiegato agli italiani che Romano Prodi era bollito e sarebbe stato certamente sostituito da Walter Veltroni, che le primarie erano un’idiozia e sarebbero state certamente un fiasco, che la lista unitaria era destinata al fallimento e il partito riformista non avrebbe mai visto la luce. Non a caso si trattava delle linee di fondo di un unico disegno, che noi infatti abbiamo sostenuto sin dall’inizio: quello di costruire un centrosinistra che avesse il suo centro in un forte partito democratico e riformista, capace di formare autonomamente i propri gruppi dirigenti, in grado di elaborare una propria visione del mondo e dell’interesse del paese. I cosiddetti poteri forti dunque non solo non hanno avuto la forza di impedire l’affermazione della candidatura Prodi, né il clamoroso successo delle primarie, né il ritorno della lista unitaria e persino del partito riformista (e se tutto quello che chiedono ora è che lo si chiami partito democratico, non saremo certo noi a chiuder loro la porta in faccia), ma hanno dimostrato dinanzi a tutti la loro drammatica incapacità di capire in quale direzione stava andando il paese, scommettendo sistematicamente sul cavallo sbagliato.
Si dirà che sul terreno economico-giudiziario i nostri squattrinati capitalisti hanno avuto maggiore fortuna. Noi però siamo fermamente convinti del contrario, perché i frutti di questa semina devono ancora venire. Sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista giuridico, gli elementi di rottura che sono stati introdotti nel sistema dispiegheranno i loro effetti ancora per molto tempo. Quanto al terreno politico, sarebbe davvero una splendida lezione per i nostri apprendisti stregoni se l’esito di tutto questo si risolvesse nella decisione, da parte di Ds e Margherita, di presentare la lista unitaria anche al Senato, in modo da disinnescare polemiche intestine e nuove divisioni, facendo saltare il collegamento tra la campagna contro la Quercia e la campagna elettorale. Sarebbe a nostro avviso la risposta politica più alta e più forte, ma probabilmente sarebbe anche parecchio costosa in termini di voti, per via della legge proporzionale. Ragion per cui difficilmente se ne farà nulla. Ma se andasse a finire così, se questa fosse la risposta alla scandalosa legge elettorale voluta da Berlusconi e alle manovre dei suoi più o meno inconsapevoli alleati, quasi quasi ci verrebbe voglia di dire che ne è valsa la pena. Se non altro, per il sottile piacere di leggere i commenti del giorno dopo. E osservare tanti attempati opinionisti strisciare rapidamente fuori dall’acqua gelata, starnutendo rumorosamente raggomitolati nell’accappatoio.

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