Bach in chiave black metal

Un affaticato cigolio per introduzione. Un coro in accompagnamento. Un break di percussioni, improvviso sussulto metallico avvinto a echi di musica cameristica. Al culmine, evoluzione affatto forzata, fuga d’organo e ascesa al sublime: Johann Sebastian Bach suonato in chiave black metal; il movimento finale della “Toccata e Fuga in Re minore” che s’innalza dal cuore della foresta più nera a lambire l’algida luce lunare.
E’ “It Is Not Sound”, una delle tracce migliori di “Blood Inside”, ultima fatica dei norvegesi Ulver, band metal tra le più originali, poliedriche e innovative dell’intera scena. Fondati nel 1993 dal vocalist Khristoffer G. Rygg (noto anche come Garm e Trickster G. e per le collaborazioni con Borknagar e Darkthrone, oltre al side-project Arcturus), esordiscono con il demo “Vargnatt” (’93) e uno split-ep con i Mysticum, per poi imporsi all’attenzione con i primi tre full-lenght: “Bergtatt” (’94), puro black-metal con influenze folk; “Kveldssanger” (‘96), immediato cambio di stile in chiave acustica e classica, definito dallo stesso Garm “un immaturo album neo-classico”; e “Nattens Madrigal” (’97), ritorno alle radici più cupe e brutali. L’eclettismo e la padronanza musicale degli Ulver (“lupo” in norvegese), già annunciati, si dispiegano completamente nell’eccelso “Themes From William Blake’s The Marriage Of Heaven And Hell”. Esordisce qui l’altra colonna portante della band, Tore Ylwizaker (in forza anche ai Mayhem di “A Grand Declaration Of War”. A sua volta, il drummer dei Mayhem, Hellhammer, ha collaborato con gli Ulver). L’opera segna il distacco dai puri stilemi black per sonorità elettro-metalliche perfettamente integrate con le visionarie liriche del poeta. Ospiti extra, Ihsahn e Samoth degli Emperor interpretano “A Song Of Liberty”.
Le opere successive evolvono in direzione di un suono più sperimentale e minimalista: “Metamorphosis” (’99) e “Perdition City” (’00) si avvicinano al lavoro dei Coil; gli ep “Silence Teaches You How To Sing” (’01) e “Silencing The Singing” (’01) (raccolti poi in “Teachings In Silence” ’02), interamente strumentali, anticipano il passaggio alla sonorizzazione filmica: “Lyckantropen Themes” (’02) e “Svidd Neger” (’03) sono infatti colonne sonore, rarefatte e atmosferiche, un soffice metal minimalista. “1993-2003, 1st Decade In The Machine”, raccolta di remix e “A Quick Fix Of Melancholy” (’03) preparano l’approdo a “Blood Inside”, nuova svolta nel lavoro della band (ora in formazione a tre: a Garm e Ylwizaker si aggiunge il batterista Jorn H.Svaeren), attraverso la ricapitolazione di tutte le esperienze precedenti. L’album fonde black metal e musica classica in un fertile unicum di sacro e profano, colto e inclita, alto e basso; passaggi cameristici contrappuntano assalti metal e techno. L’uso delle voci e la struttura delle canzoni espone la ritualità come elemento comune ai due generi, suggerendo la possibilità di un metal-liturgico che coniuga intelligenza e cultura alla ferocia e alle tenebre. Si passa dalla tetra introduzione di “Dressed In Black” all’acida “Christmas” che cita Pessoa; dal nero romanticismo di “Blinded By Blood” alle furiose “It Is Not Sound”, “Operator” e “Your Call”, con i suoi sprazzi da musica contemporanea. Una danza macabra accompagnata da testi ermetici che creano l’illusione della chiave di lettura, per negarsi poi alla comprensione. Di certo si parla di nascita, morte, religione e ospedali; la somma del tutto, affidata a “Operator” è raggelante: “Interrupting / Truth Is A Hospital / Please Be Patient / Hold The Line”.

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